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MultiMedia 31 gennaio 2006 n. 6 
censurare internet, la cina minaccia la liberta' di espressione
di Fabio Di Giammarco

All’epoca di Piazza Tiananmen, il 13 giugno di sedici anni fa, la censura cinese si mostrò implacabile: escluse poche immagini e poche frammentarie notizie, null’altro arrivò al mondo sui quei fatti tragici, e tuttora persiste un impenetrabile muro intorno all’episodio. Nel 1989 il controllo dei mezzi d’informazione interni da parte dell’autorità di Pechino era pressoché totale, e lo era grazie al fatto che ancora non avevano fatto la loro comparsa sulla scena i nuovi media globali: il satellite, ma soprattutto Internet. E oggi, qual è la situazione? Cosa accadrebbe al ripetersi di circostanze analoghe a quelle di Piazza Tiananmen? Per fortuna, non lo sappiamo. Ma sappiamo con certezza che la censura cinese, ben lungi dall’aver mai mollato la presa, come dimostra tutta la sua storia dal 1949 (avvento del comunismo) in poi, si è sempre tenuta pronta attrezzandosi ad ogni mutamento degli scenari. E un passaggio difficile l’ha dovuto affrontare proprio in tempi recenti, quando i cambiamenti prodotti dalla diffusione delle reti informatiche e soprattutto dagli ininterrotti flussi di informazioni online convogliati dalle stesse, si sono rivelati di  tale inimmaginabile portata da irretire le tradizionali strutture e pratiche di controllo inducendo le autorità di Pechino a gettarsi in una sfida ciclopica: investire, in fretta e furia,  milioni di dollari in queste nuove tecnologie, facendo spesa presso le grandi corporation americane del settore come Sun Microsystem, Cisco System, Microsoft ecc., con lo scopo di mettere al più presto in piedi un sistema in grado di filtrare, sorvegliare e censurare tutta quell’area di Internet, corrispondente a circa 134 milioni di utenti, iscritta nel territorio della Repubblica Popolare Cinese.

Anche se tecnologicamente sofisticato e pervasivo, basato com’è su una molteplicità di punti di filtraggio dislocati dinamicamente lungo le dorsali e gli host della Rete e corrispondenti a particolari tipi di router, firewall e proxy tutti sotto il controllo e la gestione, grazie anche all’indispensabile ed interessato aiuto fornito in particolare dalla Cisco system, dallo Stato, il sistema ha, tuttavia, alle sue spalle una filosofia antica e rituale della censura, vale a dire quella di ricercare ossessivamente, in questo caso nel mare magnum di parole che è il Web, tutti quei segni scritti riconosciuti come “sovversivi” dall’ortodossia dominante, cioè quella del PCC (Partito Comunista Cinese).

Le parole “proibite” identificate, sia in cinese che in inglese, dai filtri ammontano a migliaia. La lista di proscrizione è, ovviamente, segreta. Tuttavia, grazie ad intraprendenti hacker cinesi e all’ONI - OpenNet Iniziative (www.opennetinitiative.net), organizzazione che da tempo indaga sui sistemi di sorveglianza e censura su Internet, se ne conoscono le principali. Quando gli utenti dell’Internet cinese, sia nell’inserimento di un indirizzo web sia impostando una ricerca, digitano parole, o combinazioni di parole, come Tibet, indipendenza, Tawain, strage, Tiananmen, Falun Gong, Dalai Lama, democrazia, diritti umani, nove commentari sul partito comunista, i nomi dei leader del partito, libertà, sesso ecc., scattano i blocchi.  Tutti i siti relativi alle parole “incriminate” diventano irraggiungibili e la risposta del sistema è generalmente un “404 error”, vale a dire la pagina richiesta non esiste. Invece per le news, il regime, per non rischiare qualche clamorosa svista, ha addirittura preferito affidarsi al “blocco totale e preventivo”: i grandi portali informativi, sia non governativi che occidentali, quali Epoch Times, Tapei Times, BBC, The Voice of America ecc. (ma stranamente non la CNN), risultano permanentemente non disponibili.

Una particolare attenzione è stata poi riservata al fenomeno dei blog, una forma d’espressione personale in Internet sempre più diffusa che per la sua incisività desta grandi preoccupazioni. Nel tentativo di mettere anche questo settore, che ormai conta centinaia di migliaia di bloggers e alcuni, popolarissimi blog provider,  sotto stretto controllo,  è stata messa a punto una specifica griglia di filtraggio basata, secondo la scoperta fatta nell’agosto del 2004 da alcuni hacker cinesi, su una lista di 987 parole e su una serie di contromisure, nel caso di intercettazione, ad effetto immediato: impedimento a completare i post, lancio di finestre pop-up d’allerta o sostituzione automatica delle parole vietate con caratteri asterisco.

Il regime poi con l’intento di aumentare la pressione, anche psicologica, sugli utenti di Internet, incrementando nello stesso tempo il livello generale di censura, ha dispiegato, a sostegno dell’infrastruttura tecnologica di filtraggio e sorveglianza, una soffocante cappa di leggi, norme, codicilli ecc. La legislazione restrittiva su Internet ha, difatti, conosciuto dal 2000 in poi, un forte impulso. Le sanzioni per gli innumerevoli reati informatici previsti dai codici sono ormai severissime: si va dalla detenzione sino, nei casi più gravi di violazione, come la diffusione per mezzo di Internet di segreti di Stato, alla pena capitale. Secondo Reporters sans frontieres, non meno di una sessantina sono i cinesi attualmente in carcere per aver pubblicato online materiale ritenuto sovversivo.

Malgrado le proteste che si levano da varie parti del mondo e che si esprimono soprattutto in Internet attraverso svariate iniziative di cyber- dissidenza, tra cui il progetto “Adopt a blog” per ospitare sui blogger del mondo libero tutti blog cinesi censurati, il regime cinese sembra proseguire dritto per la propria strada. L’OpenNet Iniziative ha sottolineato, con preoccupazione, la volontà mostrata dalla Cina, nell’ultimo World Summit of the Information Society, non solo di difendere il proprio sistema di filtraggio e censura ma perfino di volerlo proporre come modello ad altri paesi emergenti. E’ evidente, ha concluso l’ONI, che tutto questo non potrà che avere pericolose conseguenze per l’assetto dell’intera Internet e per la libertà di tutti i suoi utenti.

 

 

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