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MultiMedia 31 gennaio 2006 n. 6 
Venezia: la tutela per immagini
di Sveva Mandolesi

Nell’ex-Chiesa delle Zitelle, all’interno del complesso monumentale di San Michele a Ripa - sede del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - è possibile visitare ed apprezzare fino al 19 febbraio 2006 un’interessante mostra fotografica intitolata Venezia: la tutela per immagini. Attraverso una straordinaria sequenza di fotografie storiche, provenienti dagli archivi della Fototeca Nazionale, che riproducono monumenti, vedute, scorci, opere d’arte e musei della città lagunare, i curatori dell’esposizione hanno voluto offrire uno spaccato “veneziano” della storia istituzionale della tutela dei beni culturali italiani all’indomani della nascita dello Stato unitario. Venezia, città storico-artistica per eccellenza, è stata scelta quale caso esemplare di una neonato Stato italiano, che custode di un patrimonio culturale di valore universale, ha dovuto, fra grandi difficoltà e ammirevoli conquiste, fra momenti di pace e tragici intervalli bellici, fra luci ed ombre, mettere a punto nel corso della prima metà del Novecento una politica di interventi, di varia natura, a salvaguardia delle proprie bellezze monumentali e storico-artistiche. Il materiale fotografico allestito è ripartito in sei sezioni tematiche che illustrano i vari ambiti in cui si è esplicata l’attività di conservazione e restauro delle emergenze architettoniche e dei capolavori plastici e pittorici veneziani.

La prima sezione intitolata La città delle immagini espone una serie di affascinati panorami, di vedute - dal formato “imperiale” -, e di romantici e scenografici scorci del centro storico veneziano fermati, tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi del Novecento, da fotografi professionisti specializzati, sulla scia degli Alinari di Firenze, nella riproduzione di vedute cittadine e monumenti a scopi divulgativi e turistico-commerciali. Ad emergere in questa prima sezione della mostra sono l’impegno documentario, il legame con la tradizione pittorico-vedutistica, e l’abilità nell’inquadrare insiemi e particolari architettonici, di noti e anonimi professionisti del nuovo mezzo fotografico attivi a Venezia a cavallo tra XIX e XX secolo.

La seconda sezione Arte in guerra illustra, attraverso affascinanti inquadrature fotografiche, animate da operai e addetti ai lavori, l’eroico impegno profuso da una nazione in guerra nella protezione di un patrimonio culturale inestimabile. Le fotografie esposte raccontano che, durante i due grandi conflitti mondiali, edifici monumentali, palazzi storici, gruppi scultorei e teleri di una città-museo a cielo aperto come Venezia, vennero accuratamente protetti e messi al riparo da eventuali attacchi bellici. Straordinarie le sequenze riguardanti la rimozione dei cavalli bronzei della basilica di San Marco e il ricovero del monumento equestre a Bartolomeo Colleoni di Andrea del Verrocchio. Gli sforzi compiuti per mettere in salvo tesori appartenenti all’intera umanità non impedirono, come alcune fotografie esposte testimoniano, che la forza distruttrice della guerra avesse la meglio su capolavori della grande scuola pittorica veneta come il soffitto tiepolesco della chiesa degli Scalzi ridotto in macerie durante la Grande Guerra.  

La terza sezione intitolata La memoria delle pietre, presentando fotografie di edifici storici (come il Fondaco dei Turchi) fermati prima e dopo l’esecuzione di lavori di restauro architettonico, e un’interessante sequenza riguardante il crollo (avvenuto nel 1902) e la ricostruzione del campanile di San Marco, invita a riflettere sulla questione del restauro “ricostruttivo” in voga tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, documentando una tappa storica del complesso dibattito sul concetto di restauro dei monumenti.

La quarta sezione Nei depositi del sapere artistico: le collezioni e i musei documenta, tra luci ed ombre, la politica di acquisizioni di uno Stato che, se da un lato, riuscì a incamerare, tramite donazioni di privati illuminati, collezioni artistiche di grande valore come la collezione del barone Fianchetti ordinata nel palazzo della Ca’ d’Oro e aperta nel 1927 alla fruizione pubblica, dall’altro non riuscì ad arginare il problema della dispersione del patrimonio artistico nostrano, di evitare cioè che una collezione come quella del conte Donà delle Rose fosse facile preda di un mercato antiquario senza scrupoli. Una sequenza di fotografie, che riproduce sale delle Gallerie dell’Accademia prima e dopo il riordinamento museografico ideato nel secondo dopoguerra dall’architetto Carlo Scarpa, chiude la sezione offrendo un esempio rappresentativo di quella serie di interventi di riallestimento, di alto livello qualitativo, che interessarono alcuni dei più importanti musei italiani negli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento.

La quinta sezione dal titolo Restauro come rivelazione della bellezza illustra, attraverso riproduzioni fotografiche di capolavori della pittura rinascimentale veneziana prima e dopo sapienti interventi di pulitura attenti a salvaguardare l’autenticità dell’opera d’arte, l’impegno pubblico e i progressi metodologici nel campo del restauro pittorico tra la fine degli anni Trenta e la fine degli anni Cinquanta del  Novecento.

L’ultima sezione Scienziati dell’arte per passione propone all’occhio attento del visitatore, al fine di illustrare il valore della fotografia sperimentale quale ausilio scientifico alla pratica attributiva e conservativa, le macrofotografie sperimentali in luce radente di dipinti veneti del Quattrocento e del Cinquecento realizzate dal medico, appassionato d’arte, Ferdinando Perez.

Al termine di questo viaggio nella memoria fotografica di piazze, canali, palazzi, chiese e musei veneziani il nostro amore per Venezia e per il nostro patrimonio culturale viene inevitabilmente risvegliato assieme alla consapevolezza del rispetto e della protezione che istituzioni pubbliche e singoli individui devono costantemente rivolgergli.  

 

 

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