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Nell’ex-Chiesa
delle Zitelle, all’interno del complesso monumentale di San
Michele a Ripa - sede del Ministero per i Beni e le Attività
Culturali - è possibile visitare ed apprezzare fino al 19 febbraio
2006 un’interessante mostra fotografica intitolata Venezia:
la tutela per immagini. Attraverso una straordinaria sequenza di
fotografie storiche, provenienti dagli archivi della Fototeca
Nazionale, che riproducono monumenti, vedute, scorci, opere d’arte
e musei della città lagunare, i curatori dell’esposizione hanno
voluto offrire uno spaccato “veneziano” della storia
istituzionale della tutela dei beni culturali italiani
all’indomani della nascita dello Stato unitario. Venezia, città
storico-artistica per eccellenza, è stata scelta quale caso
esemplare di una neonato Stato italiano, che custode di un
patrimonio culturale di valore universale, ha dovuto, fra grandi
difficoltà e ammirevoli conquiste, fra momenti di pace e tragici
intervalli bellici, fra luci ed ombre, mettere a punto nel corso
della prima metà del Novecento una politica di interventi, di varia
natura, a salvaguardia delle proprie bellezze monumentali e
storico-artistiche. Il materiale fotografico allestito è ripartito
in sei sezioni tematiche che illustrano i vari ambiti in cui si è
esplicata l’attività di conservazione e restauro delle emergenze
architettoniche e dei capolavori plastici e pittorici veneziani.
La
prima sezione intitolata La
città delle immagini espone una serie di affascinati panorami,
di vedute - dal formato “imperiale” -, e di romantici e
scenografici scorci del centro storico veneziano fermati, tra la
seconda metà dell’Ottocento e i primi del Novecento, da fotografi
professionisti specializzati, sulla scia degli Alinari di Firenze,
nella riproduzione di vedute cittadine e monumenti a scopi
divulgativi e turistico-commerciali. Ad emergere in questa prima
sezione della mostra sono l’impegno documentario, il legame con la
tradizione pittorico-vedutistica, e l’abilità nell’inquadrare
insiemi e particolari architettonici, di noti e anonimi
professionisti del nuovo mezzo fotografico attivi a Venezia a
cavallo tra XIX e XX secolo.
La
seconda sezione Arte in guerra
illustra, attraverso affascinanti inquadrature fotografiche, animate
da operai e addetti ai lavori, l’eroico impegno profuso da una
nazione in guerra nella protezione di un patrimonio culturale
inestimabile. Le fotografie esposte raccontano che, durante i due
grandi conflitti mondiali, edifici monumentali, palazzi storici,
gruppi scultorei e teleri di una città-museo a cielo aperto come
Venezia, vennero accuratamente protetti e messi al riparo da
eventuali attacchi bellici. Straordinarie le sequenze riguardanti la
rimozione dei cavalli bronzei della basilica di San Marco e il
ricovero del monumento equestre a Bartolomeo Colleoni di Andrea del
Verrocchio. Gli sforzi compiuti per mettere in salvo tesori
appartenenti all’intera umanità non impedirono, come alcune
fotografie esposte testimoniano, che la forza distruttrice della
guerra avesse la meglio su capolavori della grande scuola pittorica
veneta come il soffitto tiepolesco della chiesa degli Scalzi ridotto
in macerie durante la Grande Guerra.
La
terza sezione intitolata La
memoria delle pietre, presentando fotografie di edifici storici
(come il Fondaco dei Turchi) fermati prima e dopo l’esecuzione di
lavori di restauro architettonico, e un’interessante sequenza
riguardante il crollo (avvenuto nel 1902) e la ricostruzione del
campanile di San Marco, invita a riflettere sulla questione del
restauro “ricostruttivo” in voga tra la fine dell’Ottocento e
i primi del Novecento, documentando una tappa storica del complesso
dibattito sul concetto di restauro dei monumenti.
La
quarta sezione Nei depositi
del sapere artistico: le collezioni e i musei documenta, tra
luci ed ombre, la politica di acquisizioni di uno Stato che, se da
un lato, riuscì a incamerare, tramite donazioni di privati
illuminati, collezioni artistiche di grande valore come la
collezione del barone Fianchetti ordinata nel palazzo della Ca’
d’Oro e aperta nel 1927 alla fruizione pubblica, dall’altro non
riuscì ad arginare il problema della dispersione del patrimonio
artistico nostrano, di evitare cioè che una collezione come quella
del conte Donà delle Rose fosse facile preda di un mercato
antiquario senza scrupoli. Una sequenza di fotografie, che riproduce
sale delle Gallerie dell’Accademia prima e dopo il riordinamento
museografico ideato nel secondo dopoguerra dall’architetto Carlo
Scarpa, chiude la sezione offrendo un esempio rappresentativo di
quella serie di interventi di riallestimento, di alto livello
qualitativo, che interessarono alcuni dei più importanti musei
italiani negli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento.
La
quinta sezione dal titolo Restauro
come rivelazione della bellezza illustra, attraverso
riproduzioni fotografiche di capolavori della pittura rinascimentale
veneziana prima e dopo sapienti interventi di pulitura attenti a
salvaguardare l’autenticità dell’opera d’arte, l’impegno
pubblico e i progressi metodologici nel campo del restauro pittorico
tra la fine degli anni Trenta e la fine degli anni Cinquanta del
Novecento.
L’ultima
sezione Scienziati dell’arte
per passione propone all’occhio attento del visitatore, al
fine di illustrare il valore della fotografia sperimentale quale
ausilio scientifico alla pratica attributiva e conservativa, le
macrofotografie sperimentali in luce radente di dipinti veneti del
Quattrocento e del Cinquecento realizzate dal medico, appassionato
d’arte, Ferdinando Perez.
Al
termine di questo viaggio nella memoria fotografica di piazze,
canali, palazzi, chiese e musei veneziani il nostro amore per
Venezia e per il nostro patrimonio culturale viene inevitabilmente
risvegliato assieme alla consapevolezza del rispetto e della
protezione che istituzioni pubbliche e singoli individui devono
costantemente rivolgergli.
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