| A Roma, il 7 marzo 2008 FORUM PA, con il Patrocinio
del Ministero per le Riforme e le Innovazioni nella
PA, ha promosso una giornata di discussione sul ruolo
delle tecnologie digitali nel trasformare l’enorme
capitale femminile finora inattivo in un fattore di
crescita e di innovazione per il Paese.
Il tema oggetto di riflessione è in linea
con la politica europea che sta puntando sulle tecnologie
digitali come strumento per l’eliminazione dei
divari e l’inclusione sociale, proclamando il
2008 “Anno europeo per l’e-inclusion”
e sostenendo con appositi programmi l’accesso
delle donne alle Ict.Gli indici relativi alla formazione
delle donne in discipline informatiche e all’impiego
femminile nell’Ict sono ancora bassi, sia nel
nostro Paese, sia in ambito europeo. Si è invece
ridotto in Italia, rispetto agli anni precedenti, il
divario tra uomini e donne in relazione all’uso
del pc e di Internet: secondo i dati Istat, è
praticamente inesistente sino ai 34 anni, mentre si
accentua dai 35 in poi.In particolare, le donne fuori
dal mercato del lavoro sono anche escluse dall’accesso
alla rete. Evidentemente c’è un nesso fra
questi fenomeni.
Per trasformare l’enorme capitale femminile
finora inattivo in un fattore di crescita e di innovazione
per il Paese, le tecnologie digitali sono uno strumento
formidabile: agevolano la conciliazione tra tempi di
vita e di lavoro, promuovono l’auto-organizzazione
professionale e soprattutto favoriscono una cultura
del lavoro fondata sul risultato e sul merito. Anche
l'Europa sta puntando sulle tecnologie digitali come
strumento per l'eliminazione dei divari e l'inclusione
sociale, proclamando il 2008 "Anno europeo per
l'e-inclusion".
Il convegno si è proposto di indagare,
anche attraverso alcune esperienze di successo, la relazione
tra l'universo femminile e le tecnologie digitali, di
avanzare proposte e di riflettere su alcune questioni.
Lo stereotipo "tecnologia uguale maschio"
è ormai superato: da qui si parte per arricchire
l'Italia con una nuova dote. Quanto si sono affermati
nei luoghi di lavoro, anche grazie ad Internet, modelli
organizzativi differenti da quelli di tipo gerarchico
e più improntati alla flessibilità e alla
valorizzazione delle differenze? Si stanno definendo
nuovi modelli di leadership mutuati dalla rete? In che
modo i nuovi scenari, aperti dal web 2.0, possono rafforzare
la presenza delle donne nelle nuove professioni di Internet?
Per rispondere a tali quesiti sono intervenuti:
Carlo Mochi Sismondi, Direttore generale FORUM PA, Luigi
Nicolais, Ministro per le Riforme e le Innovazioni nella
Pubblica Amministrazione, Beatrice Magnolfi, Sottosegretaria
per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione,
nonché un nutrito gruppo di rappresentanti femminili
che in quest’ ambito svolgono le più svariate
attività lavorative. Le conclusioni sono state
affidate a Emma Bonino, Ministra per il Commercio Internazionale
e per le Politiche Europee.
Particolarmente incisivo é stato l’intervento
di Beatrice Magnolfi, che è intervenuta su l’uso
delle tecnologie in Italia e il digital divide, le prospettive
di sviluppo per il Paese, il futuro dell’occupazione
femminile e il ruolo delle donne nello scenario dell’innovazione.
Ha fornito l’occasione per parlare del ruolo che
possono assumere le tecnologie digitali nell’eliminazione
dei divari e nell’inclusione sociale.L’Anno
europeo dell’e-inclusion può rivelarsi
perciò “una grande occasione a favore del
lavoro femminile, che è uno dei primi motori
– se non il primo – dello sviluppo del paese”.
Infatti ha spiegato come la leva di cambiamento è
quella delle tecnologie digitali, su cui l’Italia,
nonostante abbia ricominciato a crescere del 2% annuo,
è ancora indietro rispetto alla media europea
in quasi tutti gli indicatori.
Donne e tecnologie della conoscenza erano i due
grandi obiettivi di Lisbona, che rischiano di essere
mancati dal nostro paese e per questo serve un grande
scatto di consapevolezza.Una congiunzione fra queste
due leve della crescita sarebbe un enorme moltiplicatore
per ambedue.
Il divario tra uomini e donne in relazione all’uso
del pc e di Internet si accentua progressivamente dai
35 in poi, raggiungendo il massimo tra le persone di
55-59 anni (oltre 16 punti percentuali di differenza).
Questo incoraggia una visione ottimistica per il futuro
e soprattutto mette in rilievo la funzione parificatrice
della scuola e dell’istruzione. Ma mette anche
in luce che il divario generazionale è assai
più accentuato fra le donne che fra gli uomini.
A questo si intreccia il divario sociale: infatti, le
donne fuori dal mercato del lavoro sono anche escluse
dall’accesso alla rete, indipendentemente dall’età.
Le casalinghe occupano in assoluto l’ultima posizione
fra chi utilizza la rete: sono solo il 10, 9% al centro-nord
e l’8% al sud. Evidentemente c’è
un nesso fra questi fenomeni. Si sommano due esclusioni,
dalla rete e dal mercato del lavoro, l’una è
al tempo stesso causa ed effetto dell’altra.
Il recente benchmarking di Capgemini sulla disponibilità
di servizi on line è abbastanza lusinghiero sul
nostro paese: abbiamo recuperato alcune posizioni per
numero e qualità dei servizi erogati in rete.
Tali servizi raramente arrivano alla transazione o addirittura
all’e-democracy, più spesso si limitano
a scaricare un modulo o a prenotare una visita, ma in
ogni caso promettono di far risparmiare tempo ai cittadini
e soprattutto alle cittadine che li sanno usare.
Le condizioni perché ciò avvenga sono
due.
La prima è che vi sia un’alfabetizzazione
di base per le utenti, come sta avvenendo in alcune
realtà italiane soprattutto per iniziativa di
comuni e province. Gli esempi di esperienze positive
non mancano. Per citarne solo alcune, la Fondazione
Mondo digitale nel Lazio, il progetto Portico a Bologna,
la rete della provincia di Venezia. Anche il governo
ha avviato misure importanti.
Con il progetto Scuol@perta, il Dipartimento Innovazione
Tecnologica ha aperto 500 scuole del sud e alcune decine
del centro-nord all’innovazione digitale e ha
coinvolto gli insegnanti nella produzione di contenuti
didattici innovativi, che non si limitino a trasporre
su una nuova piattaforma i vecchi moduli formativi,
ma coinvolgano i giovani secondo nuovi paradigmi di
apprendimento indotti dalla rete. Introdurre Internet
all’interno della scuola, nella convinzione che
in questo modo si crei un terreno paritario che porterà
ad abbattere tutti i divari.
Il CNIPA sta lavorando ad un progetto sul digital
divide rivolto in particolare alle donne, che potrebbe
prendere il via nell’anno europeo dell’
e-inclusion. In tal senso sono state prese iniziative
per il sud, affinché presenti idee innovative
per l’inclusione digitale, con un premio che non
superi i 40.000 euro e che possa rappresentare una spinta
alla diffusione delle Ict in quella fascia di popolazione
che ne è più lontana. Inoltre, in molte
regioni italiane, attraverso i fondi CIPE si sono realizzati
i centri di accesso pubblico ad internet che intendono
ovviare alla scarsa diffusione di pc nelle famiglie.
Il progetto ne prevede 600 nelle regioni del sud, presso
enti pubblici, centri sociali, mediateche, ecc…
Secondo il rapporto e-Family 2007 di Confindustria,
cresce molto lentamente la diffusione di pc nelle famiglie,
soprattutto quando non ci sono studenti, che è
ancora al di sotto del 60%. Per questo è importante
la capillarità dei centri pubblici di accesso
ad Internet.
La seconda condizione è che i servizi funzionino
davvero. Troppi lavori in corso sui siti, troppi interfaccia
poco amichevoli o addirittura ispirati al percorso burocratico.
E soprattutto una scarsa funzionalità del back
office, con livelli di interoperabilità e cooperazione
applicativa ancora insufficienti. Stare in fila di fronte
ad un computer è peggio che fare la coda allo
sportello.
Il patrimonio dei siti e portali della P.A. italiana
è imponente: 1025 siti solo nella P.A. centrale.
Il CNIPA ha avviato un censimento sistematico dei siti
e portali pubblici per verificarne la trasparenza e
l’efficacia dal punto di vista del servizio. E
anche per verificare il rispetto della legge sull’accessibilità
per i disabili, che è una delle più avanzate
d’Europa, ma spesso non è applicata neppure
nei ministeri. Troppo spesso sul web pubblico prevale
l’uso vetrina, non può essere la funzione
esclusiva di questi straordinari strumenti di accesso
ai servizi e di partecipazione.
In questa legislatura, in particolare con le due
ultime Leggi Finanziarie, le misure adottate a favore
delle donne sono state numerose, come per esempio:
- la possibilità di sgravi fiscali e contributivi
per l’assunzione di donne nel Sud con oltre 600
milioni di euro nel triennio 2008-2010;
- lo stanziamento di risorse per favorire prioritariamente
l’imprenditoria e l’occupazione femminile;
- risorse significative inserite nel protocollo sul
welfare per la conciliazione dei tempi di vita e di
lavoro (sono già stati spesi 40mln di euro nel
2007 per finanziare, tra l’altro, progetti per
la sperimentazione di forme di flessibilità dell’orario
di lavoro, part-time, telelavoro);
- l’aumento dei servizi alla famiglia (asili nido)
con 770 milioni di euro nel triennio per raggiungere
gli obbiettivi di Lisbona.
Le tecnologie Ict e in particolare la rete hanno
introdotto una forte discontinuità rispetto al
passato, in tutti i settori e anche nelle nostre vite,
a favore della risorse femminili e della crescita economica
del paese. Infatti Internet può:
- realizzare davvero la conciliazione tra tempi di vita
e di lavoro, promuovendo telelavoro e jobsharing;
- accompagnare e sostenere il passaggio a modelli organizzativi
a rete più congrui per le società complesse;
- promuovere stili di leadership non fondati sul principio
di autorità, ma sulla capacità di coinvolgere
la squadra verso gli obiettivi comuni, stimolando la
cooperazione più che la competizione e soprattutto
sostituendo il merito a logiche di cooptazione;
- aiutare le donne a risparmiare tempo per l’adempimento
degli oneri burocratici mediante lo sviluppo dei servizi
di e-government;
- aprire alle donne una serie di nuovi orizzonti professionali
legati a Internet e, in particolare, al web 2.0, ai
social network e alla produzione di contenuti multimediali.
Più donne che sanno usare la rete, più
professioniste della rete, più donne che decidono
le politiche per le Ict, sia nel pubblico che nel privato.
Non tanto in nome delle Pari Opportunità, ma
di opportunità di innovazione per un paese che
ha bisogno di un cambiamento profondo. Scrive Leda Guidi:
Quando le donne riescono a superare le barriere che
le inducono all’autoesclusione, quando prendono
confidenza con la tecnologia tanto da appassionarsi…..allora,
emerge una “naturale consonanza” tra rete
e genere femminile.
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