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Aut.Trib. di Roma n.124 del 25 marzo 2005
 
 
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MultiMedia 31gennaio 2006 n. 6
Giornalismo e censura. Storia della stampa periodica nello Stato Pontificio prima dell’unità d’Italia
di Tania Renzulli

La stampa periodica nello stato pontificio, dal suo primo apparire, aveva subito da parte degli organi governativi un severo controllo effettuato attraverso la censura preventiva e “l’indice”, onde evitare il diffondersi di idee che potessero avversare la morale cattolica e allo stesso tempo sovvertire un regime politicamente assolutista. Alla comparsa delle gazzette e delle effemeridi, la sorveglianza si intensifico al punto di concedere l’autorizzazione solo a pubblicazioni a carattere scientifico e letterario, mentre i notiziari politici dipendevano direttamente dalle autorità governative. Tale situazione rimase immutata, se si eccetua la breve parentesi della Repubblica Romana del 1798-99, che pur abolendo le restrizioni di stampa e proclamando i diritti dell’uomo, non incise di molto nelle realtà successive. Il primo editto sulla stampa dopo la restaurazione sotto il pontificato di Leone XII, a firma del Cardinale Placido Maria Zurla (18 agosto 1825) stabiliva che ogni opera fosse consegnata manoscritta al Maestro del Sacro Palazzo Apostolico e da questi sottoposta al Consiglio di Revisione, il quale esprimeva per iscritto il suo voto. L’opera era quindi revisionata dal Collegio Teologico e solo a questo punto otteneva il “Nihil Obstat”. Se il triplice giudizio risultava favorevole, il Maestro del Sacro Palazzo  segnava l’”Imprimatur  e presentava il manoscritto all’approvazione finale del Cardinale Vicario.La trafila richiedeva almeno cinque visti e veniva resa esasperante dalla lentezza. Tale clima si mantenne fino al pontificato dei Gregorio XVI. Nella seconda metà del 1846 anche nello Stato Pontificio, come in altre parti d’Italia, si era accresciuta la diffusione della stampa clandestina. A Roma alcuni periodici, nati tra il gennaio  e l’aprile di quell’anno come Il Fanfulla e La Pallade, influenzati dalle nuove idee liberali, tentarono timidamente d’inserirsi in questa linea di tendenza. A incoraggiare tali fermenti nel mondo della stampa era sopraggiunta l’elezione di Pio IX (16 giugno 1846), che con la sua cauta azione riformatrice, aveva innescato la miccia degli entusiasmi e portato  alla lotta e al dibattito politico. L’amnistia del 16 luglio 1846 era infatti parsa agli esuli il segnale per far giungere al Pontefice la loro voce attraverso i giornali. Il governatore di Roma e il Direttore generale della Polizia,  Mons. Pietro Martini, per arginare  la situazione, vide la necessità di formare un giornale politico non ufficiale che aprì la strada al libero giornalismo d’opinione del 1847-49. Ben presto però la censura cominciò a porre i suoi veti. Contro di essa si scagliò il foglio clandestino La Sentinella del Campidoglio (gennaio 1847), stampato da Pietro Sterbini, esule per i moti del ’31 e rientrato a Roma grazie all’amnistia. A tale proposito  intervenne Massimo D’Azeglio, che esortò lo Sterbini a cessarne la pubblicazione, sperando che quanto prima il Pontefice rivedesse le norme di censura risalenti al 1825. Il 15 marzo 1847, infatti fu pubblicato l’editto del segretario di Stato cardinale Gizzi, che pur mantenendo le precedenti regole  di controllo preventivo, istitutiva un Consiglio di Censura: composto a Roma da cinque membri, eletti dal Papa, di cui quattro laici. Un punto rilevante, che darà adito a controverse interpretazioni, si trova tra i regolamenti di questo editto che illustra come “…sarà lecito parlare  di argomenti di scienza, lettere ed arti e ….storia contemporanea” cioè la politica! L’editto lasciò grande insoddisfazione nell’ambiente giornalistico, in quanto veniva subito visto come una limitazione alla libertà di stampa. Il 27 marzo di quell’anno, il Masi collaboratore del Contemporaneo scriveva al Montanelli che gli pareva “.. tutta la forma dell’editto sulla stampa dettata da uno spirito visibilmente avverso  ad ogni discussione”.Infatti per impedire la trasformazione dei giornali  letterari in politici, il cardinale Ferretti emise una circolare in cui ribadiva che per storia contemporanea si intendevano”… i fatti realmente  accaduti o che vadano accadendo e non l’alta politica  interna o internazionale”.Ma la pressione dei movimenti liberali finì per rendere inesistente la censura tra la fine del 1847  e l’inizio del 1848. Per tutto il 1847 il foglio di maggiore prestigio rimase il Contemporaneo, nel quale gli articoli dello Sterbini, avvicinatosi alle idee del Mazzini, avevano assunto sempre più importanza. Questo giornale fu portavoce delle istanze riformiste di quel periodo e cioè ottenere: la Guardia Civica, la Consulta, la libertà di stampa, come pure si interessò al tema dell’indipendenza nazionale, dopo l’occupazione austriaca di Ferrara. La costituzione divenne a questo punto l’argomento costante e comune della stampa, al punto che ne fu fatta esplicita richiesta dal foglio clandestino <Amica Veritas>.Lo Statuto Fondamentale fu pubblicato il 14 marzo 1848 e con esso fu ratificata anche la legge sulla stampa, regolamentata poi  dal motu proprio del 3 giugno successivo.Con questo provvedimento si contemplava anche la presenza di un direttore responsabile, come in Piemonte e in Toscana, e si permetteva a qualunque cittadino, purché in possesso di determinati requisiti e nel rispetto di alcune regole, di pubblicare liberamente. Il 16 marzo 1848 per celebrare la concessione dello Statuto, era stato fondato L’Epoca quotidiano di matrice liberale, che con questo titolo voleva significare l’avvento di un periodo di progresso del nuovo regime costituzionale.  Ma all’indomani dell’ Allocuzione del 29 aprile 1848, il malcontento riprese a serpeggiare insieme alla diffidenza nei riguardi del Papa. Il 14 agosto viene emanata dal consiglio dei Ministri una notificazione in cui si ribadiva la necessità dell’applicazione del motu proprio sulla stampa, troppo spesso eluso. Nasce in questo periodo anche una nutrita stampa umoristico-satirica a carattere minore. Fra quet’ultima degno di nota fu Il Cassandrino, conservatore prima, e poi radicale, dopo l’uccisione del Ministro Rossi. Al Cassandrino e ai “foglietti calunniosi” si opposero i radicali dell’<Epoca>, fondando il 4 luglio 1848, Il <Don Pirlone>, quotidiano di caricature politiche. Il Ministro degli Interni Pellegrino Rossi tentò di censurarlo, facendo approvare una notificazione del Consiglio il 3 ottobre del ’48. Il < Don Pirlone> si rifiutò , e la vicenda contribuì ad esasperare ancor più il clima politico già teso, che portò il 15 novembre all’uccisione di pellegrino Rossi. Fu un momento decisivo per la stampa romana: la situazione si radicalizzò il tal modo da portare il 24 novembre alla fuga del Papa a Gaeta. Tra il dicembre del 1848 e il gennaio del ’49 si rafforzarono i gruppi repubblicani. Con il governo Muzzarelli-Armellini (23 dicembre 1848) il pensiero del Mazzini, fino ad allora diffuso a Roma con fogli clandestini, si ufficializzò nella stampa cittadina. Ai primi del mese di dicembre 1848 Filippo De Boni aveva fondato La voce del Popolano, durato molto poco, a cui fece seguire Il tribuno (11 gennaio 1849), che assorbiva L’Italia Libera, nato l’8 dicembre 1848. Collaboratori del <Tribuno> furono Goffredo Mameli e Francesco Dall’Ongaro. Con questi giornali si propagandò il pensiero mazziniano e cioè: l’indipendenza, unità nazionale, proclamazione della Repubblica.Il 21 gennaio si giunse alle elezioni a suffragio universale della Costituente Romana. Il 30 gennaio ’49 nacque il <Monitore Romano>, che sostitutiva la < Gazzetta di Roma>d’indirizzo papalino e con la proclamazione della Repubblica Romana, il 9 febbraio 1849, ne divenne l’organo ufficiale. Tra il1848 e il ’49 si pubblicarono a Roma circa cento giornali convita più o meno breve. Essi esercitarono, come si è visto, un’influenza a volte determinante  sul corso degli eventi storici di quel periodo. I giornali furono infatti, insieme ai Circoli Popolari, i centri d’informazione-formazione politica. e se:”oggi i partiti creano i loro giornali, in quegli anni fu la stampa periodica a creare adesioni e simpatie dalle quali si originarono le varie correnti politiche”.

 

 

   

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