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“Il problema di soddisfare questa quotidiana sete di spettacoli, che ormai ha il popolo, è riuscito
per ora a risolverlo soltanto il cinematografo. Se si vuole
che anche il teatro di prosa lo risolva, nelle condizioni in
cui ormai è venuto a trovarsi in confronto con quello, bisognerà
studiare se non sia il caso di prendere dapprima quei provvedimenti
che già alcune nazioni hanno preso col limitare a uno solo e a ora
fissa lo spettacolo serale dei cinematografi. Si verrebbe così a
mettere il teatro di prosa in condizioni, non di vantaggio, ma
almeno di parità nella concorrenza […], senza il vantaggio per il
cinematografo d’avvalersi della riproduzione meccanica dello
stesso spettacolo che, almeno fintanto che il cinematografo non
trova – com’è nei voti di tutti – una sua propria espressione
artistica, è fatto non poche volte a spese del teatro.”.
Sono parole di Luigi Pirandello,
pronunciate in veste di Presidente del IV convegno internazionale
Volta, dedicato a Il teatro
drammatico, organizzato dalla fascista Accademia d’Italia, a
Roma nell’ottobre 1934.
La prima seduta del convegno è
dedicata al tema: “Condizioni del teatro drammatico in confronto
con gli altri spettacoli (Cinema, Opera, Radio, Stadii).” Le
relazioni e le discussioni infervorate che seguono ruotano
soprattutto intorno al rapporto tra cinema e teatro, in un periodo
in cui si ritiene che la crisi di consenso da parte del pubblico,
attraversata dal teatro di prosa non solo in Italia, sia da
attribuire alla diffusione del cinematografo. Curioso veramente il
tenore del dibattito che si scatena durante questa prima seduta,
sulla falsariga di altrettante discussioni, analisi, diagnosi e
proposte, che avverranno alcuni decenni dopo, quando, quasi per
contrappasso, si attribuirà alla diffusione della televisione la
crisi del cinema.
Se tale dibattito vi incuriosisce, vi
segnaliamo delle fonti, probabilmente poco conosciute,
particolarmente interessanti per temi di studio e ricerca quali
Pirandello e il cinema, cinema
e letteratura, intellettuali e fascismo, fascismo e propaganda,
nuove tecnologie e forme di spettacolo. Gli atti del convegno sono
tuttora reperibili presso l’Accademia Nazionale dei Lincei: Reale
Accademia d’Italia – Fondazione Alessandro Volta, Convegno di Lettere 8-14 ottobre 1934 – XII, Tema: Il teatro
drammatico, Roma 1935. Risulta inoltre inesplorata la
documentazione d’archivio relativa alla preparazione di questo
convegno, conservata presso l’archivio storico dell’Accademia
dei Lincei, Fondo Reale Accademia d’Italia, Serie Convegni Volta.
Si tratta di documentazione che riserva non poche sorprese, a
cominciare da alcune già indicate da chi scrive nelle voci redatte
per il sito delle celebrazioni lincee alla pagina:
http://www.lincei-celebrazioni.it/volta/i4conv_volta.html.
Negli atti, per esempio, non risulta la preoccupazione, tutta
politica, espressa in lettere riservatissime da accademici ligi al
regime, indirizzate al cancelliere dell’Accademia, relativa a
presunte intenzioni di Pirandello e di altri partecipanti di
intervenire al convegno in modo polemico nei confronti soprattutto
del cinema. Preoccupazione che porterà a un intervento di Benito
Mussolini sulla questione, in un momento in cui il cinema, la radio
e le manifestazioni sportive sono gli strumenti per eccellenza della
propaganda fascista.
Altro dato interessante è quello
relativo ai partecipanti al convegno: drammaturghi, critici
letterari e teatrali, scenografi, architetti, artisti, registi,
attori, letterati di tutto il mondo, in particolare dei paesi
europei, invitati senza distinzione di religione, nazionalità, idee
politiche e ideologie. Tra i nomi illustri figurano: l’architetto
tedesco Walter Gropius, il drammaturgo francese Denys Amiel, il
regista, scenografo e attore inglese Sir Edward Gordon Craig, il
drammaturgo e romanziere tedesco Gerhart Hauptman, il pittore
italiano Enrico Prampolini, il romanziere austriaco Stefan Zweig,
l’architetto olandese H. Th. Wijdeveld, il poeta e drammaturgo
irlandese William Butler Yeats, il poeta spagnolo Federico Garcia
Lorca, il regista cinematografico Giovacchino Forzano, lo scrittore
inglese W. Somerset Maugham, l’artista futurista Filippo Tommaso
Marinetti, già segretario del convegno.
Purtroppo non tutti hanno potuto
partecipare. E’ il caso, tra altri, del drammaturgo e romanziere
Stefan Zweig, di religione ebraica, invitato anche nel 1932 al
convegno Volta dedicato all’Europa. Già in quella occasione
l’invito aveva suscitato le reazioni della stampa fascista. Nel
1934, Luigi Pirandello in persona si rivolge a Benito Mussolini per
avere il consenso a formalizzare l’invito. Permesso evidentemente
accordato dal duce, dal momento che Zweig risulterà tra i
partecipanti. Lo scrittore austriaco, in realtà, non potrà venire
in Italia, perché colpito, nella Germania nazista, dai
provvedimenti contro gli artisti ebrei.
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