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Collezionista,
elemosiniere pontificio, dilettante di architettura, il padre
oratoriano Virgilio Spada lasciava, nel 1662, alla
Congregazione dell’Oratorio di Roma un “Museo di medaglie
e curiosità varie”. Ispirato ad una concezione universale
del sapere dove si incontrano scienza e arte, il museo Spada,
composto da oggetti sacri e profani (antiquaria), oggetti appartenenti al mondo minerale, vegetale,
animale (naturalia),
strumenti fisici e astronomici (instrumenta),
supera le “camere di meraviglia” cinquecentesche per
rivolgersi a più “moderne” indagini conoscitive.
Di
dimensioni ridotte rispetto al Museo costituito al Collegio
Romano, negli stessi anni, dal gesuita Athanasius Kircher,
meno specializzato di quello che il collezionista Cassiano dal
Pozzo aveva allestito nella sua casa romana di Via dei
Chiavari, il Museo di Virgilio Spada, custodito in alcuni
locali della Biblioteca Vallicelliana, conservava materiali
finalizzati alla ricerca storiografica, archeologica e
agiografica dei padri oratoriani.
Nel
1881 il Regio
Commissariato per la liquidazione dell’asse ecclesiastico
distribuì, secondo la concezione positivistica del tempo, la
raccolta in diversi istituti romani; soltanto una parte della
collezione rimase in possesso della Biblioteca Vallicelliana
dove è ancora oggi conservata.
Si
tratta di materiale eterogeneo costituito da fossili, monili,
strumenti astronomici (tra questi un orologio solare in legno
dipinto), calchi di medaglie, monete cinesi, oggetti
particolari come una canna di bambù istoriata con la figura
di San Filippo Neri e una coppa persiana in bronzo, cere e
intagli.
Tra
questi ultimi si segnalano Cristo
al Sepolcro e Cristo
al Limbo, due eccezionali pezzi in terracotta di Valerio
Belli; fra le cere va ricordato il Rilievo
di Ippolita Gonzaga eseguito da Leone Leoni.
La
collezione di Virgilio Spada è stata studiata da Giuseppe
Finocchiaro che nel 1999 ha pubblicato Il
Museo di curiosità di Virgilio Spada, una raccolta romana del
Seicento, edito da Palombi. |
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