|
Le ore di televisione presenti nei magazzini Rai
ammontano a 600.000 circa (3 gennaio 1954-31
dicembre 2005). La Rai ha trasmesso per circa 6 ore
al giorno nel periodo 1954-1960; per circa 12 ore
giornaliere a partire dal 1961 (avvio della Seconda
Rete) aumentando progressivamente le ore di
trasmissione fino alla fine degli anni ’70 anche
se il condizionamento dovuto all’Austerity ha
limitato il monte ore giornaliero a partire dal 1973
quando le trasmissioni dovevano terminare per legge
intorno alle 23; dalla fine del 1979 con l’avvio
della Terza Rete si superano le 40 ore giornaliere
per raggiungere poi le 72 ore quotidiane attuali.
Se
si suddividono le 600.000 ore presenti nei magazzini
Rai per i 52 anni di attività si ottiene una media
di oltre 31 ore di trasmissione giornaliera
sufficiente a confutare le tesi di chi sostiene che
la Rai ha sempre maltrattato il suo patrimonio video
e non e’ a conoscenza di quanto contenuto in
presunti, polverosi e maleodoranti, magazzini
dimenticati chissà dove.
Naturalmente
non risponde a verità neanche l’affermazione che
tutto ciò che e’ stato trasmesso dal lontano 1954
e’ salvo e rintracciabile nei data-base aziendali.
Negli
anni ’50, fino alla prima metà degli anni ’60,
il ricorso alla “diretta” era mediamente più
frequente di quanto non avvenga attualmente.
Programmi quali “Arrivi e Partenze”, esordio
televisivo di Mike Bongiorno, trasmesso
rigorosamente in diretta a partire proprio dal 3
gennaio 1954, non esistono più, così come non
esistono immagini di studio di Settevoci, mitico
programma musicale che consacrò Pippo Baudo quale
conduttore tv alla metà degli anni ‘60, ma ne
sopravvivono solo le sigle filmate, quali la famosa
“Donna Rosa”, e non troveremo neanche tracce di
uno speaker quale Riccardo Paladini mentre legge i
primi telegiornali da studio.
La
registrazione di una trasmissione in diretta nei
primi tempi della TV era affidata ad un sistema
denominato “Vidigrafo” (Transcryber in inglese)
che consisteva nel fissare una cinepresa 16mm a uno
schermo televisivo e procedere alla ripresa
cinematografica di quanto trasmesso. Come si può
ben comprendere si trattava di un sistema di
difficile utilizzo e abbastanza costoso e,
soprattutto, senza la garanzia di avere un prodotto
perfetto dal punto di vista qualitativo.
Chi
ha avuto modo di seguire le trasmissioni dedicate al
cinquantenario si sarà sicuramente imbattuto in
programmi con immagini molto sgranate, con la gamma
dei grigi confusa e con l’audio terribilmente
cupo: ebbene si trattava di programmi trasmessi
originariamente in diretta, registrati, e salvati,
utilizzando il vidigrafo. Bassissima qualità ma
incommensurabile valore documentale. Solo così si
sono potuti salvaguardare programmi quali “Il
Barbiere di Siviglia” del 1954, “Zio Vania”
del 1955 con Giorgio Albertazzi, “Wunder Bar”
del 1955 con Dapporto, Viarisio, Tedeschi,
“L’Amico degli animali” con Angelo Lombardi,
la puntate di “Alla ricerca dei cibi genuini –
Viaggio nella valle del Po” con Mario Soldati,
“Capitan Fracassa” sceneggiato a puntate del
1957 con Arnoldo Foa’ e molti molti altri titoli
famosi, presenti nella memoria dei telespettatori più
affezionati e parte importante della memoria storica
dell’Italia.
Negli
anni ’50 la serata televisiva del venerdì era
consacrata alla prosa.
Attualmente
si procede registrando le pieces teatrali
direttamente dal loro ambiente naturale, il
palcoscenico, aggiungendo al regista teatrale il
regista tv per poter utilizzare al meglio i ritmi e
i tempi del linguaggio televisivo. Negli anni ’50
invece, le commedie erano realizzate in diretta
negli studi televisivi: ben si comprende come la
tecnica del “vidigrafo” sia stata insostituibile
per salvare dei prodotti unici e irripetibili che
altrimenti avrebbero cessato di esistere non appena
le telecamere si fossero spente.
Diverso
e’ il problema riguardante i servizi
giornalistici.
Il
Telegiornale nazionale veniva letto in diretta da
studio e arricchito da servizi e contributi filmati.
Le notizie fresche di cronaca venivano lette da
studio mentre i servizi riguardavano raramente
l’attualità’ immediata date le difficoltà che
si incontravano per far arrivare in tempo le
immagini girate
in 16mm, sviluppate e montate.
All’epoca,
e fino a tutti
gli anni ’70, quando si decideva di realizzare un
servizio giornalistico destinato al telegiornale, si
doveva pianificare accuratamente l’uscita della
troupe, la sua permanenza sul luogo dell’evento,
il suo rientro e il passaggio dai reparti di
sviluppo e stampa e poi al montaggio e alla
sincronizzazione del commento. Solo dopo tutti
questi segmenti operativi il servizio era pronto ad
andare in onda. Si può perciò comprendere come i
telegiornali dei tempi pionieristici della TV
fossero zeppi di posa della prima pietra e di tagli
di nastro inaugurali, ma anche di servizi che oggi
ci farebbero sorridere. Il telegiornale del 30
maggio 1955 contiene tre servizi, il primo su una
gara di pesca tra bambini, il secondo e’
l’arrivo del Presidente Gronchi a Firenze con
annesso corteo per le vie della citta’ e il terzo,
come fosse un caso di doppia dislocazione, e’ un
servizio sempre sul Presidente Gronchi che visita la
fiera di Padova.
La
diretta, nel corso del telegiornale, dal luogo
dell’evento e’ divenuta possibile solo con
l’avvento della tecnologia videomagnetica e
soprattutto con l’avvio collegamenti satellitari
che hanno permesso la nascita di quel villaggio
globale dell’informazione che ci mostra quasi
istantaneamente ogni possibile immagine, anche
quelle più atroci di cui faremmo volentieri a meno
(si pensi alla capacità di informazione dei
giornalisti CNN, dotati di una mini parabola, ai
tempi di “Desert Storm”).
Nei
primi telegiornali si utilizzavano molto anche le
immagini fornite dalle agenzie di stampa estere ma
in questo modo si mostravano immagini decisamente
obsolete rispetto alla tempestività della notizia
come, ad esempio, quando si mostrarono con quindici
giorni di ritardo le immagini della regina
Elisabetta II che, appena ascesa al trono, aveva
effettuato un lungo viaggio nei paesi del
Commonwealth e ricevendo folcloristiche ed
entusiastiche accoglienze dai Maori della Polinesia.
Oggi il circuito internazionale (per l’area
europea il circuito informativo EBU e’ denominato
“Evelina”) fornisce molti lanci giornalieri di
immagini dal mondo e molti aggiornamenti on-line per
le notizie più importanti.
L’evoluzione
dei supporti filmici ha permesso nel tempo una
maggior rapidità: si passa dall’operatore che
gira in negativo, con tempi lunghi per la
realizzazione della copia positiva, alla pellicola
16mm “invertibile” con la quale si può evitare
lo sviluppo del negativo essendo essa stessa un
negativo “invertito” in positivo, a tecnologie
poco usate e abbandonate quasi subito ma che hanno
segnato il momento di passaggio alla ripresa
videomagnetica. Negli anni ’70, sotto la spinta di
trasmissioni giornalistiche di attualità sportiva,
quali 90esimo minuto, furono utilizzate pellicole
denominate “viscomat”: si trattava di pellicole
che si autosviluppavano già nella cinepresa
producendo un supporto immediatamente utilizzabile
in trasmissione. Il “viscomat”durò poco sia
perché rapidamente soppiantato dal videomagnetico
ma anche perché le immagini bluastre e sfocate più
che mostrare le azioni di gioco, sembravano le
riprese di ectoplasmi realizzate durante una seduta
spiritica.
Nel
1964 con l’obiettivo di fare ordine tra tutti
questi problemi archivistici, sia concettuali che
fisici, e per servire meglio la programmazione
televisiva visto che nel frattempo era nata un
secondo canale (dal 1961), si varò il progetto di
centralizzazione della documentazione TV. Ma di
questo parleremo in un prossimo articolo.
|