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MultiMedia 15 marzo 2006  n. 7 

Il patrimonio TV della Rai

di Guido Del Pino
www.teche.rai.it

Le ore di televisione presenti nei magazzini Rai ammontano a 600.000 circa (3 gennaio 1954-31 dicembre 2005). La Rai ha trasmesso per circa 6 ore al giorno nel periodo 1954-1960; per circa 12 ore giornaliere a partire dal 1961 (avvio della Seconda Rete) aumentando progressivamente le ore di trasmissione fino alla fine degli anni ’70 anche se il condizionamento dovuto all’Austerity ha limitato il monte ore giornaliero a partire dal 1973 quando le trasmissioni dovevano terminare per legge intorno alle 23; dalla fine del 1979 con l’avvio della Terza Rete si superano le 40 ore giornaliere per raggiungere poi le 72 ore quotidiane attuali.

Se si suddividono le 600.000 ore presenti nei magazzini Rai per i 52 anni di attività si ottiene una media di oltre 31 ore di trasmissione giornaliera sufficiente a confutare le tesi di chi sostiene che la Rai ha sempre maltrattato il suo patrimonio video e non e’ a conoscenza di quanto contenuto in presunti, polverosi e maleodoranti, magazzini dimenticati chissà dove.

Naturalmente non risponde a verità neanche l’affermazione che tutto ciò che e’ stato trasmesso dal lontano 1954 e’ salvo e rintracciabile nei data-base aziendali.

Negli anni ’50, fino alla prima metà degli anni ’60, il ricorso alla “diretta” era mediamente più frequente di quanto non avvenga attualmente. Programmi quali “Arrivi e Partenze”, esordio televisivo di Mike Bongiorno, trasmesso rigorosamente in diretta a partire proprio dal 3 gennaio 1954, non esistono più, così come non esistono immagini di studio di Settevoci, mitico programma musicale che consacrò Pippo Baudo quale conduttore tv alla metà degli anni ‘60, ma ne sopravvivono solo le sigle filmate, quali la famosa “Donna Rosa”, e non troveremo neanche tracce di uno speaker quale Riccardo Paladini mentre legge i primi telegiornali da studio.

La registrazione di una trasmissione in diretta nei primi tempi della TV era affidata ad un sistema denominato “Vidigrafo” (Transcryber in inglese) che consisteva nel fissare una cinepresa 16mm a uno schermo televisivo e procedere alla ripresa cinematografica di quanto trasmesso. Come si può ben comprendere si trattava di un sistema di difficile utilizzo e abbastanza costoso e, soprattutto, senza la garanzia di avere un prodotto perfetto dal punto di vista qualitativo.

Chi ha avuto modo di seguire le trasmissioni dedicate al cinquantenario si sarà sicuramente imbattuto in programmi con immagini molto sgranate, con la gamma dei grigi confusa e con l’audio terribilmente cupo: ebbene si trattava di programmi trasmessi originariamente in diretta, registrati, e salvati, utilizzando il vidigrafo. Bassissima qualità ma incommensurabile valore documentale. Solo così si sono potuti salvaguardare programmi quali “Il Barbiere di Siviglia” del 1954, “Zio Vania” del 1955 con Giorgio Albertazzi, “Wunder Bar” del 1955 con Dapporto, Viarisio, Tedeschi, “L’Amico degli animali” con Angelo Lombardi, la puntate di “Alla ricerca dei cibi genuini – Viaggio nella valle del Po” con Mario Soldati, “Capitan Fracassa” sceneggiato a puntate del 1957 con Arnoldo Foa’ e molti molti altri titoli famosi, presenti nella memoria dei telespettatori più affezionati e parte importante della memoria storica dell’Italia.

Negli anni ’50 la serata televisiva del venerdì era consacrata alla prosa.

Attualmente si procede registrando le pieces teatrali direttamente dal loro ambiente naturale, il palcoscenico, aggiungendo al regista teatrale il regista tv per poter utilizzare al meglio i ritmi e i tempi del linguaggio televisivo. Negli anni ’50 invece, le commedie erano realizzate in diretta negli studi televisivi: ben si comprende come la tecnica del “vidigrafo” sia stata insostituibile per salvare dei prodotti unici e irripetibili che altrimenti avrebbero cessato di esistere non appena le telecamere si fossero spente.

Diverso e’ il problema riguardante i servizi giornalistici.

Il Telegiornale nazionale veniva letto in diretta da studio e arricchito da servizi e contributi filmati. Le notizie fresche di cronaca venivano lette da studio mentre i servizi riguardavano raramente l’attualità’ immediata date le difficoltà che si incontravano per far arrivare in tempo le immagini  girate in 16mm, sviluppate e montate.

All’epoca, e fino a  tutti gli anni ’70, quando si decideva di realizzare un servizio giornalistico destinato al telegiornale, si doveva pianificare accuratamente l’uscita della troupe, la sua permanenza sul luogo dell’evento, il suo rientro e il passaggio dai reparti di sviluppo e stampa e poi al montaggio e alla sincronizzazione del commento. Solo dopo tutti questi segmenti operativi il servizio era pronto ad andare in onda. Si può perciò comprendere come i telegiornali dei tempi pionieristici della TV fossero zeppi di posa della prima pietra e di tagli di nastro inaugurali, ma anche di servizi che oggi ci farebbero sorridere. Il telegiornale del 30 maggio 1955 contiene tre servizi, il primo su una gara di pesca tra bambini, il secondo e’ l’arrivo del Presidente Gronchi a Firenze con annesso corteo per le vie della citta’ e il terzo, come fosse un caso di doppia dislocazione, e’ un servizio sempre sul Presidente Gronchi che visita la fiera di Padova.

La diretta, nel corso del telegiornale, dal luogo dell’evento e’ divenuta possibile solo con l’avvento della tecnologia videomagnetica e soprattutto con l’avvio collegamenti satellitari che hanno permesso la nascita di quel villaggio globale dell’informazione che ci mostra quasi istantaneamente ogni possibile immagine, anche quelle più atroci di cui faremmo volentieri a meno (si pensi alla capacità di informazione dei giornalisti CNN, dotati di una mini parabola, ai tempi di “Desert Storm”).

Nei primi telegiornali si utilizzavano molto anche le immagini fornite dalle agenzie di stampa estere ma in questo modo si mostravano immagini decisamente obsolete rispetto alla tempestività della notizia come, ad esempio, quando si mostrarono con quindici giorni di ritardo le immagini della regina Elisabetta II che, appena ascesa al trono, aveva effettuato un lungo viaggio nei paesi del Commonwealth e ricevendo folcloristiche ed entusiastiche accoglienze dai Maori della Polinesia. Oggi il circuito internazionale (per l’area europea il circuito informativo EBU e’ denominato “Evelina”) fornisce molti lanci giornalieri di immagini dal mondo e molti aggiornamenti on-line per le notizie più importanti.

L’evoluzione dei supporti filmici ha permesso nel tempo una maggior rapidità: si passa dall’operatore che gira in negativo, con tempi lunghi per la realizzazione della copia positiva, alla pellicola 16mm “invertibile” con la quale si può evitare lo sviluppo del negativo essendo essa stessa un negativo “invertito” in positivo, a tecnologie poco usate e abbandonate quasi subito ma che hanno segnato il momento di passaggio alla ripresa videomagnetica. Negli anni ’70, sotto la spinta di trasmissioni giornalistiche di attualità sportiva, quali 90esimo minuto, furono utilizzate pellicole denominate “viscomat”: si trattava di pellicole che si autosviluppavano già nella cinepresa producendo un supporto immediatamente utilizzabile in trasmissione. Il “viscomat”durò poco sia perché rapidamente soppiantato dal videomagnetico ma anche perché le immagini bluastre e sfocate più che mostrare le azioni di gioco, sembravano le riprese di ectoplasmi realizzate durante una seduta spiritica.

Nel 1964 con l’obiettivo di fare ordine tra tutti questi problemi archivistici, sia concettuali che fisici, e per servire meglio la programmazione televisiva visto che nel frattempo era nata un secondo canale (dal 1961), si varò il progetto di centralizzazione della documentazione TV. Ma di questo parleremo in un prossimo articolo. 

 

 

 

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