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L’era del digitale ha riportato
in vita i jukebox musicali trasformandoli in un servizio
offerto online disponibile a tutti, in qualsiasi momento
durante la navigazione.
Il prodotto materiale sta vivendo
indubbiamente un periodo di crisi e si vede costretto a
dividere il suo dominio con la musica in streaming che
prende quota, acquista attenzione e riguardo. Si rompe
così il vincolo della musica preconfezionata e
inscatolata nei CD che si trovano nei normali negozi di
dischi determinando un passaggio dallo scaffale al web.
Negli ultimi anni, con un
collegamento ad internet pressoché illimitato
nell’arco delle giornate, si sta notevolmente
modificando il consumo multimediale degli utenti che,
rispetto al download di mp3 passano da una filosofia
fondata sul possesso della musica ad una basata sulla
fruizione della musica. Il prodotto musica, quindi,
diventa sempre più un servizio.
Con tecnologia streaming si intende un “flusso di
dati” che permette la diffusione e la ricezione di
audiovisivi via Internet in tempo reale.
I
vantaggi di tale scelta risiedono sia nella sicurezza
dei contenuti sia nel notevole risparmio di spazio su
disco locale. Inoltre, non richiede di scaricare
l'intero contenuto multimediale sulla macchina client e
consente al navigatore di interrompere la riproduzione
del file in qualsiasi momento; ciò nonostante è
indispensabile una connessione wireless stabile e veloce
non sempre disponibile e difficile da applicare in
ambito mobile.
Questa rivoluzione del settore musicale ha generato da
parte dell’industria problemi di riconfigurazione
economica. Le major musicali preferirebbero continuare a
vendere un supporto materiale per giustificare dei
ricarichi che arrivano fino all'80%, altrimenti
ingiustificati. Tuttavia, l’uso dello streaming
diventa sempre più l’alternativa con maggiore
consenso da parte degli utenti. Per supplire a tale
processo di innovazione diverse aziende, attive nel
mercato discografico, hanno recentemente manifestato
intenzioni simili di riforma, segno che il progetto è
nell'aria da qualche tempo e si stanno studiando diverse
forme, diverse critiche, per sfruttare lo streaming come
oggetto di introito. Al momento la merce di scambio tra
l’industria e l’ascoltatore è e resta la pubblicità,
unica fonte di guadagno in futuro non sufficiente da
sola a sostenere il mercato.
Il risultato è la creazione di music community al cui
interno è concessa fruibilità di un bene artistico
immateriale illimitata, (quasi sempre) gratuita, e
legale, in cambio di qualche passaggio pubblicitario.
Un esempio concreto e completo di ciò che la musica in
streaming può regalare è il servizio proposto dal sito
deezer.com il
primo sito web francese di musica on demand, che offre
accesso a musica appunto gratuito, illimitato e legale.
Grazie ad un catalogo di 2,5 milioni di titoli e accesso
a radio tematiche, dopo una veloce registrazione, i
“Deezernauti” possono ascoltare gratuitamente i loro
artisti preferiti e programmare le proprie playlist,
funzione quest’ultima in grado di surrogare
virtualmente i file su hard disk. Gli utenti possono
inoltre scambiare e condividere i propri gusti e umori
musicali attraverso la rete comunitaria.
Il sito, realizzato da Daniel Marhely e Jonathan
Benassaya nel giugno 2006, è tradotto in 20 lingue e
conta oltre due milioni di membri.
Deezer è stato votato il sito web più innovativo del
2007 dai lettori di 01Net, davanti a Facebook e
Dailymotion. il vero elemento innovativo di Deezer è
l'integrazione con i meccanismi e la filosofia del Web
2.0.
I responsabili del sito vantano un
accordo con
la Sacem
(l'ente che gestisce il diritto d'autore in Francia) che
darebbe il via libera allo streaming e promettono di
ricompensare gli artisti con i soldi guadagnati dalle
pubblicità e dalla vendita delle canzoni (ogni brano ha
un link diretto con il negozio iTunes di Apple). in
grado di conciliare le prerogative di jukebox universale
di iTunes con l'esuberanza da social network di Last.fm
e di soddisfare i gusti di tutti nel rispetto dei
diritti d’autore.
Nel futuro allora si imporrà
definitivamente il prodotto virtuale oppure rimarremo
sensibili al piacere del possesso fisico? Si è disposti
a pagare per qualcosa che non è concretamente nelle
nostre mani? Staremo curiosamente a vedere!
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