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Aut.Trib. di Roma n.124 del 25 marzo 2005
 
 
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MultiMedia 20 febbraio 2009  n. 47

IL FUTURO DELLA MUSICA E’ LO STREAMING

 

di Elizabeth Tavella

L’era del digitale ha riportato in vita i jukebox musicali trasformandoli in un servizio offerto online disponibile a tutti, in qualsiasi momento durante la navigazione.

Il prodotto materiale sta vivendo indubbiamente un periodo di crisi e si vede costretto a dividere il suo dominio con la musica in streaming che prende quota, acquista attenzione e riguardo. Si rompe così il vincolo della musica preconfezionata e inscatolata nei CD che si trovano nei normali negozi di dischi determinando un passaggio dallo scaffale al web.

Negli ultimi anni, con un collegamento ad internet pressoché illimitato nell’arco delle giornate, si sta notevolmente modificando il consumo multimediale degli utenti che, rispetto al download di mp3 passano da una filosofia fondata sul possesso della musica ad una basata sulla fruizione della musica. Il prodotto musica, quindi, diventa sempre più un servizio.

Con tecnologia streaming si intende un “flusso di dati” che permette la diffusione e la ricezione di audiovisivi via Internet in tempo reale.

I vantaggi di tale scelta risiedono sia nella sicurezza dei contenuti sia nel notevole risparmio di spazio su disco locale. Inoltre, non richiede di scaricare l'intero contenuto multimediale sulla macchina client e consente al navigatore di interrompere la riproduzione del file in qualsiasi momento; ciò nonostante è indispensabile una connessione wireless stabile e veloce non sempre disponibile e difficile da applicare in ambito mobile.

Questa rivoluzione del settore musicale ha generato da parte dell’industria problemi di riconfigurazione economica. Le major musicali preferirebbero continuare a vendere un supporto materiale per giustificare dei ricarichi che arrivano fino all'80%, altrimenti ingiustificati. Tuttavia, l’uso dello streaming diventa sempre più l’alternativa con maggiore consenso da parte degli utenti. Per supplire a tale processo di innovazione diverse aziende, attive nel mercato discografico, hanno recentemente manifestato intenzioni simili di riforma, segno che il progetto è nell'aria da qualche tempo e si stanno studiando diverse forme, diverse critiche, per sfruttare lo streaming come oggetto di introito. Al momento la merce di scambio tra l’industria e l’ascoltatore è e resta la pubblicità, unica fonte di guadagno in futuro non sufficiente da sola a sostenere il mercato.

Il risultato è la creazione di music community al cui interno è concessa fruibilità di un bene artistico immateriale illimitata, (quasi sempre) gratuita, e legale, in cambio di qualche passaggio pubblicitario.

Un esempio concreto e completo di ciò che la musica in streaming può regalare è il servizio proposto dal sito deezer.com il primo sito web francese di musica on demand, che offre accesso a musica appunto gratuito, illimitato e legale.
Grazie ad un catalogo di 2,5 milioni di titoli e accesso a radio tematiche, dopo una veloce registrazione, i “Deezernauti” possono ascoltare gratuitamente i loro artisti preferiti e programmare le proprie playlist, funzione quest’ultima in grado di surrogare virtualmente i file su hard disk. Gli utenti possono inoltre scambiare e condividere i propri gusti e umori musicali attraverso la rete comunitaria.
Il sito, realizzato da Daniel Marhely e Jonathan Benassaya nel giugno 2006, è tradotto in 20 lingue e conta oltre due milioni di membri.
Deezer è stato votato il sito web più innovativo del 2007 dai lettori di 01Net, davanti a Facebook e Dailymotion. il vero elemento innovativo di Deezer è l'integrazione con i meccanismi e la filosofia del Web 2.0.

I responsabili del sito vantano un accordo con la Sacem (l'ente che gestisce il diritto d'autore in Francia) che darebbe il via libera allo streaming e promettono di ricompensare gli artisti con i soldi guadagnati dalle pubblicità e dalla vendita delle canzoni (ogni brano ha un link diretto con il negozio iTunes di Apple). in grado di conciliare le prerogative di jukebox universale di iTunes con l'esuberanza da social network di Last.fm e di soddisfare i gusti di tutti nel rispetto dei diritti d’autore.

Nel futuro allora si imporrà definitivamente il prodotto virtuale oppure rimarremo sensibili al piacere del possesso fisico? Si è disposti a pagare per qualcosa che non è concretamente nelle nostre mani? Staremo curiosamente a vedere!

 

 

 

 

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