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Aut.Trib. di Roma n.124 del 25 marzo 2005
 
 
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  Le Interviste  MultiMedia 31gennaio 2007 n. 22
Intervista alla prof.ssa Paola carucci

Consulente Archivio Storico del Quirinale

di Tania Renzulli

       

 

La Prof.ssa Paola Carucci è un’autorità nel campo storico ed archivistico. Esponente di spicco sia nell’ambito accademico sia professionale, autrice di numerose pubblicazioni, è stata per molti anni sovrintendente all’Archivio Centrale dello Stato, prima di ricoprire l’attuale incarico di consulente del Presidente della Repubblica per l’Archivio storico. A tale riguardo e per saperne di più l’abbiamo incontrata nel suo ufficio al Quirinale.

Prof.ssa Carucci ci potrebbe dire in breve come si è formato questo archivio?

Il Quirinale, dopo l’entrata di Roma nel Regno d’Italia, diventa sede del sovrano e, pertanto, vi si costituisce l’Archivio del Real Casa.

Si trova qui l’archivio della Real Casa?

L’archivio postunitario della Real Casa è rimasto al Quirinale fino agli anni Sessanta, quando – in base alla legge archivistica del 1963 – una consistente parte della documentazione fu versata all’Archivio centrale dello Stato. E’ stata qui trattenuta la parte di documentazione strettamente legata al personale, al Palazzo e al patrimonio artistico.
In seguito alla fine della monarchia e all’ approvazione della Costituzione della Repubblica italiana, il Quirinale, con Luigi Einaudi, diventa - nel 1948 - la sede del Presidente della Repubblica.
Si costituisce, per l’esercizio delle funzioni del Presidente e per la gestione amministrativa del patrimonio, una struttura burocratico amministrativa che è il Segretariato generale. La documentazione prodotta è rimasta per molti anni presso i vari uffici in cui il Segretariato generale si articola. La legge archivistica del 1963 prevedeva la concentrazione presso l’Archivio Centrale dello Stato di tutta la documentazione prodotta dagli organi centrali dello Stato, con l’unica eccezione – all’epoca - del Ministero degli affari esteri e delle carte degli Stati Maggiori dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica. Nel 1997, la l. 13 novembre, n. 395, - modificando in “Archivi degli organi costituzionali” il titolo di una precedente legge del 1971 con la quale erano stati istituiti gli Archivi storici del Senato e della Camera dei deputati – portò alla creazione di un distinto Archivio storico anche per la Presidenza della Repubblica. All’epoca era Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, che aveva affidato fin dall’anno precedente l’incarico di dar vita all’Archivio storico della Presidenza della Repubblica alla professoressa Giuliana Limiti. Quest’ultima chiese, attraverso un apposito concorso, archivisti specializzati e cominciò a promuovere l’acquisizione dei documenti prodotti dai vari Uffici e Servizi.

Che tipo di documentazione si conserva?

Si tratta, salvo le precedenti serie relative alla Real Casa, di documentazione che parte dagli anni 1946-48. Poiché l’Archivio storico disponeva, fin dalla sua costituzione nel 1997, di personale qualificato, furono avviati subito lavori di ordinamento e di inventariazione sistematica. Fu poi emanato, con decreto presidenziale, un regolamento nel quale sono previsti i termini del versamento, le procedure per lo scarto e le modalità di accesso ai documenti. Il versamento riguarda, a seconda che si tratti degli Uffici o dei Servizi, la documentazione conclusa nel settennato precedente a quello del Presidente in carica o prima di due settennati: gli Uffici, retti dai consiglieri scelti dal Presidente, coadiuvano il Presidente nell’esercizio delle sue funzioni istituzionali, prescritte dalla Costituzione; i Servizi, retti da personale burocratico interno, si occupano della gestione amministrativa e tecnica del patrimonio. Questo criterio di versamento è stato sempre rispettato e la documentazione viene sistematicamente trasferita dagli Uffici e dai Servizi all’Archivio storico.

Quindi dal 1948 in poi le carte relative alla Presidenza della Repubblica sono sempre state qui?

Si, non sono mai state spostate. C’era stata, sotto la Presidenza Pertini, la proposta di creare un archivio di deposito, in previsione di un eventuale versamento all’Archivio Centrale dello Stato, ma l’idea non ha mai preso corpo. Soltanto dopo la creazione dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica e l’assunzione del personale specializzato, si è proceduto alla concentrazione della documentazione prodotta dai vari Uffici e Servizi.

Quali e quanti sono i documenti, e come si possono consultare?

L’Archivio conserva la documentazione del Segretariato generale della Presidenza della Repubblica, parte della documentazione della Real Casa, carte personali di Enrico De Nicola, Giovanni Colli e Augusto Monti. I documenti si sviluppano su circa 6 km di scaffalature. L’Archivio è aperto al pubblico su appuntamento – per ovvi motivi di sicurezza, trovandosi all’interno del Quirinale – e, come in tutte le sale di Studio, si presenta un documento di riconoscimento e si formula una domanda in cui si illustra il tema della ricerca. Attualmente il servizio archivistico ha una inadeguata situazione logistica, articolandosi in ambienti dislocati in palazzine diverse, per gli uffici, per la consultazione e per i depositi. E’ previsto il trasferimento dell’Archivio storico nel Palazzo di S. Andrea, attiguo alla chiesa omonima, ove peraltro aveva sede l’archivio della Real Casa, e dove sarà possibile svolgere al meglio sia i compiti istituzionali che funzioni varie quali seminari, mostre, visite guidate e attività didattica.

Qui c’è anche una biblioteca?

L’Archivio storico è inquadrato nel Servizio Archivio storico, Biblioteca e Documentazione: la Biblioteca, che dispone anche di una Emeroteca, è interna e svolge una funzione di supporto all’attività della Presidenza.

Esiste materiale audiovisivo presso l’Archivio storico?

Sì. Oltre a una cospicua quantità di fotografie, l’Archivio storico della Presidenza della Repubblica conserva materiale audiovisivo che consiste in circa 6.000 audiocassette e circa 1.550 videocassette.

A che periodo corrispondono le audiocassette?

Le audiocassette partono dal settennato Leone (1971-1978) corrispondente all’incirca al periodo di diffusione in Italia di questo tipo di supporto nell’ambito di attività della pubblica amministarzione. La quantità aumenta con il tempo, legata al maggior numero di impegni del Presidente che si ritiene di dover registrare.

Chi decide cosa registrare e filmare?

La decisione relativa a quali eventi registrare, e anche a quali filmare, è di competenza del consigliere capo dell’Ufficio per la Stampa e l’informazione, stretto collaboratore del Presidente e persona di sua massima fiducia. Naturalmente i presenti alle udienze sono informati della registrazione.

Ci potrebbe descrivere più dettagliatamente i contenuti?

Per il Presidente Leone si conservano, a partire dal 1972, 325 audiocassette, ognuna delle quali può riferirsi a più eventi. Si riferiscono, di massima, a eventi dell’attività presidenziali, quali visite di Stato, viaggi all’estero, udienze, conferimento di premi; ci sono anche sei interviste, una delle quali, per esempio, rilasciata a Oriana Fallaci nel marzo del 1973. Più scarse sono le registrazioni del Presidente Pertini, 81, che si riferiscono solo agli anni 1982-1984. Rispetto a quelle del settennato precedente includono un maggior numero di interviste e, in conformità allo stile informale che ne caratterizzò la Presidenza, vengono registrati anche scambi di battute con i giornalisti, con studenti o anche, ad esempio, il saluto e la conversazione a tavola con i calciatori che vinsero la Coppa del mondo nel 1982. Per la Presidenza Cossiga si conservano 770 audiocassette, dal luglio 1985 all’aprile 1992. Permane la possibilità che una cassetta registri più eventi, ma è anche possibile che per un evento si conservino varie cassette, soprattutto nel caso di visite del Presidente in Italia o all’estero, quando vengono documentate anche conferenze stampa, incontri con le comunità italiane, scambi di battute con i giornalisti. Viene registrata anche qualche telefonata, per esempio gli auguri di Natale agli uomini impegnati in Iraq per la crisi del Golfo del 1990. Ci sono circa 50 interviste a telegiornali, radiogiornali, riviste e quotidiani, oltre a conferenze stampa. Più consistente è il numero delle audiocassette della Presidenza Scalfaro, ben 2.811 dal 1992 al 1999: per una più razionale conservazione ogni cassetta registra un solo evento. E’ più consistente il numero delle udienze registrate, anche se in quantità non superiore a un terzo degli impegni quotidiani del Presidente, e si conserva anche memoria di alcuni colloqui più informali o riservati. Dal 1999 al 2006, per la Presidenza Ciampi, si conservano 1.113 audiocassette in cui risultano registrate solo udienze ufficiali.

E le videocassette?

Le videocassette sono circa 1.500 (950 per Scalfaro e 550 per Ciampi) e partono dal settennato Scalfaro.
Le videocassette versate all’Archivio storico costituiscono, in sostanza, una video rassegna stampa, cioè tutto il materiale mandato in onda dalle televisioni, pubbliche e private, che riguarda la figura del Presidente (dai telegiornali a “ Striscia la notizia” e a tutte le dirette RAI, girate in occasione di eventi come per esempio, la visita al Papa).

Le audiocassette e le videocassette si riferiscono agli stessi eventi?

Non necessariamente. Da una comparazione effettuata per la Presidenza Ciampi tra un documento cartaceo come il Diario storico (che contiene tutti gli impegni giornalieri dei Presidenti), le audio e le videocassette, è risultata frequente una non corrispondenza tra le diverse tipologie di fonti.
Per esempio, talvolta possediamo la registrazione audio e la ripresa video (come per l’incontro a Castelporziano del 4 settembre 1999 tra il Presidente Ciampi e il Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Arafat). Talvolta, invece, l’udienza è testimoniata solo da ripresa video e non da registrazione audio, perché il Presidente non pronuncia un discorso ufficiale (per es. l’udienza concessa allo stesso Arafat il 15 febbraio 2000). Di molte udienze, al contrario, possediamo solo la registrazione audio perché il Presidente della Repubblica pronuncia un discorso nell’ambito di un evento non trasmesso in televisione.
Per alcune cerimonie, come per esempio le lettere credenziali presentate dai nuovi ambasciatori o i giuramenti dei Giudici costituzionali, non abbiamo né video né audio, ma solo fotografie poiché in questi casi non si pronunciano discorsi ufficiali o l’evento non ha una risonanza tale da essere trasmesso in televisione.

Questi materiali si possono consultare?

Sì. Per la consultazione delle audiocassette esistono elenchi, per ora soltanto in word, contenenti la data, l’indicazione dell’avvenimento e spesso i nomi degli interlocutori del Presidente. Solo per la Presidenza Ciampi le audiocassette hanno strumenti di ricerca elettronici.
Anche per le videocassette, come strumento di ricerca, si è compilato esclusivamente un elenco in word, recante l’informazione della data e dell’avvenimento filmato; per quelle della Presidenza Ciampi possediamo un elenco di versamento, contenente la specifica delle reti televisive che hanno trasmesso l’evento.
La consultabilità è ovviamente senza problemi per gli impegni pubblici dei Presidenti della Repubblica. Il materiale restante, prevalentemente relativo alle udienze a Palazzo, è regolato – per quanto attiene alla riservatezza e alla tutela della privacy - dal regolamento vigente. Tutte le audiocassette e videocassette, comunque, vengono sempre sottoposte al vaglio degli archivisti prima di essere date in consultazione. Si deve sempre tenere presente che la documentazione da noi conservata rientra in gran parte negli ultimi 50anni.

Ci sono problemi particolari per la conservazione?

Tutte le audiocassette sono purtroppo conservate in un unico esemplare, sul supporto versato all’Archivio storico, e questo crea problemi per la consultazione, perché l’uso frequente nel tempo potrà danneggiarle. Per esempio le audiocassette della Presidenza Leone presentano già fruscii e non sono di chiarissimo ascolto. Lo stesso discorso vale per le videocassette, per ora conservate anch’esse in un unico esemplare.
Rientra tra le priorità dell’Archivio storico avviare la riproduzione dei materiali su nuovi supporti, sia a fini di conservazione che per migliorare la visione e l’ascolto e rendere più agevole consultazione.

 

 

 

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