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Aut.Trib. di Roma n.124 del 25 marzo 2005
 
 
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  Le Interviste  MultiMedia 8 gennaio 2007 n. 21
MUSEI, BIBLIOTECHE E ARCHIVI ON LINE
Il servizio multilingue MICHAEL, esplorazione in Internet del patrimonio culturale europeo
di Tania Renzulli
Intervista a Rossella Caffo

 

Rappresentante Italia progetto MICHAEL

Nell’ambito della conferenza internazionale tenutasi nel Complesso del San Michele a Roma, promossa dal Dipartimento per la ricerca l'innovazione e l'organizzazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, si è discusso dello stato della digitalizzazione, dei contenuti culturali e dei servizi di accesso a: ''Musei, biblioteche e archivi on line: il servizio Michael e altre iniziative internazionali”. In quattro sessioni: ''Accesso alla cultura on line: lo spazio informativo culturale europeo'', ''Utenti contenuti e servizi'', ''La cultura per il turismo'' e ''Il patrimonio culturale digitale nel mondo'', si è approfondito la riflessione sul tema di grande attualita', oggetto della raccomandazione della Commissione europea del 24 agosto 2006, relativo alla digitalizzazione e all'accessibilita' on line del materiale culturale. L'iniziativa e' promossa da MICHAEL - Multilingual inventory of cultural heritage in Europe, progetto coordinato dal ministero per i Beni e le Attivita' Culturali inaugurato nel 2004, primo passo nel processo di costruzione della Biblioteca digitale europea. MICHAEL è un progetto innovativo che ha l’obiettivo di rendere accessibile al mondo intero il patrimonio culturale europeo. Il progetto è finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma eTen, che mira a promuovere lo sviluppo di servizi transeuropei, basati sulle reti di telecomunicazione. MICHAEL intende fornire accesso semplice e veloce alle collezioni digitali di musei, biblioteche ed archivi dei diversi Paesi europei. I lavori sono iniziati nel giugno 2004, allo scopo di realizzare una piattaforma multilingue open source dotata di un motore di ricerca. Entro il 2007 la piattaforma MICHAEL consentirà di reperire collezioni digitali distribuite in tutta Europa. MICHAEL potrà prestarsi a molti impieghi, per esempio studenti e ricercatori potranno trovare informazioni su collezioni europee in precedenza difficili da reperire. I servizi supporteranno anche il turismo culturale, le industrie creative e altri interessi. Alla manifestazione hanno partecipato oltre al Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Francesco Rutelli, i massimi esponenti del settore italiani e straneri, tra cui anche una rappresentanza dagli Stati Uniti e dalla Cina
Di tale iniziativa abbiamo parlato con Rossella Caffo, coordinatrice del progetto MICHAEL.

Come è nata l’idea di realizzare MICHAEL?
Noi siamo un gruppo di esperti della digitalizzazione del patrimonio, costituito da rappresentanti dei 25 Paesi membri dell’Unione europea, è un’iniziativa importante che è nata nel 2001 proprio sotto la Presidenza svedese dell’Unione europea per volontà della Commissione europea in collaborazione con gli Stati membri, per creare un gruppo stabile dei rappresentanti nazionali, che coordinassero le politiche e i programmi di digitalizzazione degli Stati membri.
Quindi, nell’ambito di questo gruppo dei rappresentanti nazionali, si è creato un rapporto di collaborazione molto stretto in particolare col rappresentante del Ministero francese e col rappresentante dell’agenzia governativa Museum Libreries and Archives del Regno Unito. Dal lavoro, che avevamo già avviato insieme, lavoro realizzato nell’ambito del progetto Minerva, abbiamo pensato di realizzare un vero e proprio servizio di accesso al patrimonio.

Chi?
L’Italia, la Francia e il Regno Unito. L’Italia come coordinatore.

E per l’Italia lei che ruolo ricopre?
Io sono la rappresentante nazionale del gruppo degli esperti del patrimonio. Rappresento l’Italia.

Da quando?
Dall’inizio del 2001. Poi ho coordinato il progetto MINERVA che ha posto le basi teoriche e gli strumenti per realizzare il progetto MICHAEL, di cui sono egualmente coordinatrice.

In che consiste il progetto MICHAEL?
Il progetto si basa sul censimento delle risorse digitali esistenti, delle collezioni digitali esistenti nei tre Paesi, vale a dire quello che già esiste ma non è conosciuto, che non si trova perciò del tutto in linea, anzi solo una bassa percentuale. La maggior parte si trova presso gli Istituti.

Mi può fare un esempio?
Parliamo di Cd, DVD, data base che non sono fruibili in rete ma che spesso sono invece molto interessanti. Oltretutto la conoscenza di questo patrimonio, che non è in rete, può anche produrre un’attività per cui, questo patrimonio può essere recuperato in rete. Quindi abbiamo avviato tutta questa grossa attività di censimento realizzata sulla base di uno standard di descrizione. Questo è anche l’elemento importante e innovativo, poiché noi abbiamo creato insieme ai francesi e gli inglesi uno standard per la descrizione delle collezioni digitali, che potesse essere applicato a collezioni provenienti sia da biblioteche, archivi e musei, promuovendo l’integrazione fra tutti i settori del patrimonio culturale, e l’interoperabilità tra contenuti e servizi dei i vari Paesi europei. Abbiamo realizzato i censimenti e abbiamo costruito un portale di accesso per l’accesso. Tutto questo è stato presentano il 4 e il 5 dicembre 2006 nell’ambito della conferenza internazionale. Ora abbiamo in linea i tre portali nazionali, dell’Italia, Francia e Inghilterra, che contengono le collezioni già censite, che sono in tutto 3000 e che danno accesso a centinaia di miglia , se non di milioni di oggetti.

Che intende per collezione?
Noi per collezioni digitali intendiamo database, cataloghi, raccolte di immagini digitali, in movimento fisse, ecc.

In che consiste lo standard di descrizione?
Si basa sullo standard Dublin core collection level description ed è costituito da 5 schede, che potremmo chiamare di descrizione; 1) prima di tutto una che descriva l’istituzione che ha prodotto la collezione digitale in oggetto; 2) poi una che descrive la collezione digitale; 3) una che descrive la collezione fisica a cui la collezione digitale si riferisce; 4) una che descrive il programma o progetto da cui è derivata la collezione; 5) infine una che descrive il servizio attraverso il quale la collezione è resa disponibile.

Quale servizio?
Può essere un sito web, un DVD o un CD che si trova presso l’istituzione ecc.

Quando si è avviato il progetto?
Nel 2004, il progetto dura 36 mesi. E’ molto importante sottolineare che l’interesse suscitato dal progetto, ha fatto sì che altri 11 Paesi dell’Unione Europea vi abbiano aderito, sempre con un altro contributo comunitario: Finlandia, Germania,Grecia, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Spagna, Svezia,Ungheria . Non solo, ma anche altri Paesi dell’Unione hanno già espresso interesse, e sono: l’Estonia, la Slovenia, l’Irlanda e il Belgio, nonché Paesi al di fuori dell’Unione, quali: Israele, Canada, Egitto e Serbia.

Gli Stati Uniti come si rapportano al progetto?
Abbiamo già avviato un rapporto di collaborazione, con la Library of Congress che ha già realizzato un grande progetto dal titolo “The world digital library, che peraltro è stato presentato durante la conferenza MICHAEL.

Avete intenzione di collaborare?
Certo potrebbe essere questo il punto: noi diamo visibilità a loro, e loro a noi.

Come si conclude il progetto?
Con la sua estensione nella metà del 2008, ma posso dire, già da ora, che tra un anno noi presenteremo il portale arricchito dei contenuti degli altri 11 Paesi. Quindi tra un anno il portale che adesso dà accesso alle collezioni di Italia, Francia e Regno Unito, darà accesso alle collezioni di 14 Paesi. Inoltre stiamo continuamente arricchendo di contenuti i portali, perché i censimenti continuano ad andare avanti. L’appuntamento è perciò tra un anno con una massa critica di contenuti molto importante.

 

 

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