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Aut.Trib. di Roma n.124 del 25 marzo 2005
 
 
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  Le Interviste MultiMedia 15 dicembre 2007 n. 34

Intervista a Sandro Lai

autore televisivo, regista, documentarista
di Giovanna Fiorucci

Scambiamo due chiacchiere “informali” con Sandro Lai, un Signore della vecchia scuola, rappresentante di quel mondo televisivo ed anche cinematografico che oggi si fa fatica ad incontrare. Gentiluomo e burlone, colto e genuino, sensibile e dissacrante, un binomio continuo, testa e cuore, impegno e disimpegno. Sandro Lai è il rappresentante di un’ Italia culturale in cui si era capaci, ma raramente ci si prendeva troppo sul serio, un luogo temporale in cui erano di gran lunga maggiori le domande e i dubbi, al contrario di oggi, dove l”io conosco l’informazione su tutto” imperversa senza esitazioni.

Partiamo dalla sua conoscenza degli archivi audiovisivi.

Per i miei programmi ho avuto occasione di contattare e utilizzare molti archivi e cineteche italiane ed estere.
La mia conoscenza quindi è maturata sul campo, una conoscenza diretta che mi ha portato, quando riuscivo ad individuare il materiale di mio interesse, all’utilizzo del patrimonio dell’archivio. Gli archivi che conosco meglio sono ovviamente quello della Rai, per i quaranta anni di lavoro svolto, il Luce e L’Aamod.

Ha fatto personalmente le ricerche in archivio?

I contatti con le cineteche li ho sempre presi di persona, così come era consuetudine fare per tutti, per le ricerche presso l’Istituto Luce sono stato aiutato dal personale, lo stesso vale per l’Aamod, la TV Svizzera, l’Archivio centrale dello stato.
Su quest'ultimo ho una storia personale che le può interessare.
Negli anni ‘95/96 ho saputo da alcuni colleghi che presso l’Archivio centrale erano conservati dei filmati. Sono andato a vedere di persona e ho trovato conservati nei locali dell’archivio il fondo Usis (United States Information Service). Era tutto in pellicola 35 mm, positivi, nessuna classificazione a parte alcuni titoli in italiano riportati sulle scatole delle pellicole.
Si trattava di materiale molto interessante, pellicola e pellicola sull’Italia del dopoguerra, durante il periodo della ricostruzione. All’epoca mi occupai di far riversare in beta parte dell’archivio, piú che altro il materiale che usai per il mio programma e restituii le pellicole oltre alle copie di tutto quello che avevo visionato. La cosa piú importante, però è l’interesse suscitato su delle pellicole che fino ad allora erano rimaste sconosciute ai piú. So che adesso tutto il fondo è stato digitalizzato e catalogato.

Che rapporto ha con i nuovi strumenti di gestione e di ricerca del materiale auodiovisivo?

Ho utilizzato il catalogo del Luce anche da casa, credo sia molto utile per farsi una prima idea, ma preferisco andare sempre sul posto quando è possibile e visionare il materiale di persona. ovviamente ho una certa familiarità con il catalogo Multimediale della Rai.

Vede per me la ricerca del materiale video è come una ricerca bibliografica, comincio con un argomento preciso, ma nel cercare vedo cose simili e attinenti e la mia ricerca si arricchisce di altre informazioni. Per fare questo il materiale deve essere organizzato così come lo sono i libri in una biblioteca.

Se la sentissero gli archivisti, si arrabbierebbero molto!!

Non posso entrare nel merito della polemica, condivido la necessità di garantire il rapporto storico che c’è tra i materiali d’archivio, ma se il materiale audiovisivo deve essere visionato per un suo riutilizzo in produzione è molto utile avere il materiale organizzato anche per argomenti trattati.

Questo lo condividono anche gli archivisti e i documentalisti in genere. Il punto è che si ha piú familiarità con la ricerca in biblioteca che negli archivi. Che cosa mi dice delle schede di catalogo?

Le schede descrittive devono essere esaustive, ma non prolisse, i termini usati per la descrizione devono essere omogenei, pertinenti, è impensabile il fatto che ogni documentatore descriva a testa sua, privilegiando l’argomento che a lui sembra piú importante, omettendo così chissà quante informazioni.
I dati tecnici ci devono essere tutti, i time code, i riferimenti autoriali le informazioni sul supporto, le informazioni legali..ecc ecc.

Su questo siamo tutti d’accordo.

È necessario un cordinameto tra i vari archivi/centri di conservazione, una omogeneità nella descrizione, una apertura, una condivisione del materiale posseduto. Mi rendo conto che la cosa è difficile da realizzare, ma a voler ragionare sugli intenti la cosa da auspicare è questa.

All’estero secondo lei funziona meglio?

All’estero il rapporto con questi materiali è professionale, in Italia è personale.

A proposito di condivisione. La posizione delle Teche Rai?

L’archivio Rai è il secondo archivio d’Europa dopo la BBC. Il lavoro di catalogazione di un archivio del genere richiede un grosso sforzo, dei tempi e degli investimenti notevoli, una sua messa on line richiede prima un grosso lavoro interno, lavoro che in parte è già stato fatto, certo bisogna ancora fare tanto. Oltre alla catalogazione, c’è anche il problema del riversamento delle pellicole in digitale, un grosso lavoro che si sta facendo proprio in questi ultimi tempi.

Della sua lunga esperienza lavorativa presso l’Azienda Rai, mi piacerebbe che mi parlasse di Ieri/Oggi a La storia siamo noi.

Per il programma “La storia siamo noi” nelle edizioni del 1999/2000/2001, lavorammo all’idea di Ieri/Oggi. Costruimmo il programma utilizzando materiale di repertorio Rai e di altre cineteche private e li mettemmo a confronto con riprese filmate contemporanee degli stessi soggetti del materiale di repertorio. Le faccio un esempio:
per una storia di emigrazione dal Sud al Nord di una intera famiglia con figli, rintracciammo dopo 40 anni gli intervistatiprotagonisti del filmato di repertorio Rai e li incontrammo di nuovo. Venne fuori il confronto dell’intervista di ieri dove emergeva la paura e le angosce di lasciare il loro paese e l’intervista di oggi che li vedeva sicuri di se con le loro attività avviate.
Alla fine del programma inserimmo come "documenti"
il filmato di repertorio nella sua interezza ed integrità.
Sono promosso come archivista?


 

 

 

 

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