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Scambiamo due chiacchiere “informali”
con Sandro Lai, un Signore della vecchia scuola, rappresentante
di quel mondo televisivo ed anche cinematografico che
oggi si fa fatica ad incontrare. Gentiluomo e burlone,
colto e genuino, sensibile e dissacrante, un binomio
continuo, testa e cuore, impegno e disimpegno. Sandro
Lai è il rappresentante di un’ Italia culturale
in cui si era capaci, ma raramente ci si prendeva troppo
sul serio, un luogo temporale in cui erano di gran lunga
maggiori le domande e i dubbi, al contrario di oggi,
dove l”io conosco l’informazione su tutto” imperversa
senza esitazioni.
Partiamo dalla sua conoscenza
degli archivi audiovisivi.
Per i miei programmi ho avuto occasione
di contattare e utilizzare molti archivi e cineteche
italiane ed estere.
La mia conoscenza quindi è maturata sul campo,
una conoscenza diretta che mi ha portato, quando riuscivo
ad individuare il materiale di mio interesse, all’utilizzo
del patrimonio dell’archivio. Gli archivi che conosco
meglio sono ovviamente quello della Rai, per i quaranta
anni di lavoro svolto, il Luce e L’Aamod.
Ha fatto personalmente
le ricerche in archivio?
I contatti con le cineteche li
ho sempre presi di persona, così come era consuetudine
fare per tutti, per le ricerche presso l’Istituto Luce
sono stato aiutato dal personale, lo stesso vale per
l’Aamod, la TV Svizzera, l’Archivio centrale dello stato.
Su quest'ultimo ho una storia personale che le può
interessare.
Negli anni ‘95/96 ho saputo da alcuni colleghi che presso
l’Archivio centrale erano conservati dei filmati. Sono
andato a vedere di persona e ho trovato conservati nei
locali dell’archivio il fondo Usis (United States Information
Service). Era tutto in pellicola 35 mm, positivi, nessuna
classificazione a parte alcuni titoli in italiano riportati
sulle scatole delle pellicole.
Si trattava di materiale molto interessante, pellicola
e pellicola sull’Italia del dopoguerra, durante il periodo
della ricostruzione. All’epoca mi occupai di far riversare
in beta parte dell’archivio, piú che altro il
materiale che usai per il mio programma e restituii
le pellicole oltre alle copie di tutto quello che avevo
visionato. La cosa piú importante, però
è l’interesse suscitato su delle pellicole che
fino ad allora erano rimaste sconosciute ai piú.
So che adesso tutto il fondo è stato digitalizzato
e catalogato.
Che rapporto ha con i nuovi
strumenti di gestione e di ricerca del materiale auodiovisivo?
Ho utilizzato il catalogo del Luce
anche da casa, credo sia molto utile per farsi una prima
idea, ma preferisco andare sempre sul posto quando è
possibile e visionare il materiale di persona. ovviamente
ho una certa familiarità con il catalogo Multimediale
della Rai.
Vede per me la ricerca del materiale
video è come una ricerca bibliografica, comincio
con un argomento preciso, ma nel cercare vedo cose simili
e attinenti e la mia ricerca si arricchisce di altre
informazioni. Per fare questo il materiale deve essere
organizzato così come lo sono i libri in una
biblioteca.
Se la sentissero gli archivisti,
si arrabbierebbero molto!!
Non posso entrare nel merito della
polemica, condivido la necessità di garantire
il rapporto storico che c’è tra i materiali d’archivio,
ma se il materiale audiovisivo deve essere visionato
per un suo riutilizzo in produzione è molto utile
avere il materiale organizzato anche per argomenti trattati.
Questo lo condividono anche
gli archivisti e i documentalisti in genere. Il punto
è che si ha piú familiarità con
la ricerca in biblioteca che negli archivi. Che cosa
mi dice delle schede di catalogo?
Le schede descrittive devono essere esaustive, ma non
prolisse, i termini usati per la descrizione devono
essere omogenei, pertinenti, è impensabile il
fatto che ogni documentatore descriva a testa sua, privilegiando
l’argomento che a lui sembra piú importante,
omettendo così chissà quante informazioni.
I dati tecnici ci devono essere tutti, i time code,
i riferimenti autoriali le informazioni sul supporto,
le informazioni legali..ecc ecc.
Su questo siamo tutti d’accordo.
È necessario un cordinameto
tra i vari archivi/centri di conservazione, una omogeneità
nella descrizione, una apertura, una condivisione del
materiale posseduto. Mi rendo conto che la cosa è
difficile da realizzare, ma a voler ragionare sugli
intenti la cosa da auspicare è questa.
All’estero secondo lei
funziona meglio?
All’estero il rapporto con questi
materiali è professionale, in Italia è
personale.
A proposito di condivisione.
La posizione delle Teche Rai?
L’archivio Rai è il secondo
archivio d’Europa dopo la BBC. Il lavoro di catalogazione
di un archivio del genere richiede un grosso sforzo,
dei tempi e degli investimenti notevoli, una sua messa
on line richiede prima un grosso lavoro interno, lavoro
che in parte è già stato fatto, certo
bisogna ancora fare tanto. Oltre alla catalogazione,
c’è anche il problema del riversamento delle
pellicole in digitale, un grosso lavoro che si sta facendo
proprio in questi ultimi tempi.
Della sua lunga esperienza
lavorativa presso l’Azienda Rai, mi piacerebbe che mi
parlasse di Ieri/Oggi a La storia siamo noi.
Per il programma “La storia siamo
noi” nelle edizioni del 1999/2000/2001, lavorammo all’idea
di Ieri/Oggi. Costruimmo il programma utilizzando materiale
di repertorio Rai e di altre cineteche private e li
mettemmo a confronto con riprese filmate contemporanee
degli stessi soggetti del materiale di repertorio. Le
faccio un esempio:
per una storia di emigrazione dal Sud al Nord di una
intera famiglia con figli, rintracciammo dopo 40 anni
gli intervistatiprotagonisti del filmato di repertorio
Rai e li incontrammo di nuovo. Venne fuori il confronto
dell’intervista di ieri dove emergeva la paura e le
angosce di lasciare il loro paese e l’intervista di
oggi che li vedeva sicuri di se con le loro attività
avviate.
Alla fine del programma inserimmo come "documenti"
il filmato di repertorio nella
sua interezza ed integrità.
Sono promosso come archivista?
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