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Massimo Rendina è il Presidente dell'Associazione
Nazionale Partigiani d'Italia della Provincia di Roma.Giornalista,
docente universitario di Scienza e tecnica della comunicazione.
Ha diretto il primo telegiornale della Rai, azienda
dove è stato direttore centrale per le tecnologie
avanzate, curando la sperimentazione della tv a colori
e gli studi per la trasmissione via satellite, l'alta
definizione e i "servizi aggiuntivi" teletext
e telesoftware. E’ stato comandante partigiano durante
la lotta di Liberazione e attualmente è membro
del Comitato scientifico dell'Istituto "Luigi Sturzo"
per le ricerche storiche sulla Resistenza. Ha scritto
il Dizionario della Resistenza italiana pubblicato da
Editori Riuniti nel 1995.E’ lui che ha voluto fortemente
la creazione del Centro telematico di storia contemporanea
ed il primo portale Internet della guerra di Liberazione
in Italia in collaborazione con il Comune di Roma. Un
portale che vuole essere la porta di accesso a tutto
ciò che esiste nel Web riguardo alla Resistenza
e ai temi ad essa collegati. Lo abbiamo incontrato in
occasione dell’acquisizione degli archivi Thomson.
In che consistono
gli archivi Thomson?
La società Thomson di Londra si è
rivolta ad istituzioni ed archivi per offrire l’abbonamento
alla consultazione degli archivi dal patrimoni del Foreign
Office relativi al periodo nazista in Europa. Archivi
che comprendono sia informazioni sulle attività,
sulle azioni sulle modalità dell’oppressione
dell’occupazione nazista nei paesi europei occupati,
sia anche riguardanti l’opera di intelligence, cioè
di ricerca di ricerca di informazioni di tipo militare
e politico e anche di contrasto sul piano psicologico,
che l’Inghilterra ha effettuato in quel periodo nel
nostro paese. Inoltre anche dei sistemi e le azioni
compiute a sostegno dei movimenti di opposizione, resistenza
soprattutto attraverso il SOE –Special Operations Executive,
cioè i servizi di spionaggio predisposti dagli
inglesi in tale occasione.
È un acquisto?
Non è
un acquisto di materiale ma dei diritti di conservazione
e di consultazione, attraverso dei computer abilitati,
solo per coloro che, autorizzati, vengono alla nostra
sede, quindi con le dovute riserve. Qui le persone possono
accedere a circa 2200 documenti sulle occupazioni naziste
in Europa, di cui parecchi riguardano proprio l’Italia
e anche 500 sulle attività nel Vaticano, col
Vaticano, da parte del Vaticano.
C’e anche un
archivio dell’ANPI?
Noi abbiamo un archivio non consultabile in questo
momento, perché presso il Ministero della Difesa,
e che riguarda coloro che hanno chiesto la certificazione
di appartenenza alla resistenza, in quanto partigiani.Questi
documenti, che sono veramente importanti, sono stati
tolti da questo luogo e portati altrove, dove non sono
consultabili. Noi abbiamo un archivio e riguarda tutti
coloro che sono iscritti all’ANPI e che hanno partecipato
alla liberazione per quanto riguarda Roma e il Lazio;
o coloro che sono poi confluiti a Roma da altre regioni,
dove hanno combattuto.Quindi queste schede ci sono e
possono essere consultate dagli studiosi per quanto
riguarda Roma e il Lazio.
Vale anche per le altre sedi?
Per quanto riguarda le altre
regioni, penso che anche le sedi dell’ANPI si siano
regolate come noi.Noi abbiamo affidato questa ricerca
e questa schedatura al Ministero dei Beni Culturali,
che ha effettuato il lavoro attraverso dei tecnici.
Avete in progetto altre
acquisizioni?
Circa altri archivi che si possono consultare, é
in via di definizione la metodologia di accesso. Abbiamo
già degli accordi con il governo argentino, riguardo
il periodo della dittatura militare e questo accesso
è molto interessante in quanto, come tutti sanno,
la popolazione argentina ha una parte molto rilevante
di immigrati italiani. Anche di italiani che hanno conservato
la nazionalità, ma hanno fissa dimora in Argentina,
molti dei quali, perseguitati durante la dittatura.
Altri archivi con i quali siamo in contatto sono quelli
della Slovacchia, con la storia della resistenza slovacca,
poco conosciuta e che quindi va ripresa.Ci sono archivi
anche molto piccoli e particolari e che riguardano l’attività,
nell’ultimo periodo della guerra, delle SS e in particolare
del generale Wolf per arrivare ad una pace separata
con gli anglo americani, con l’idea di convincerli ad
attaccare l’Unione Sovietica. E’ un periodo molto strano,
molto delicato. Questi incontri tra il rappresentante
americano in Svizzera e il generale Wolf però
portarono alla resa in Italia, che molto probabilmente
ci sarebbe stata lo stesso, ma che fu anticipata da
questi colloqui.
Può citare
degli esempi?
La cosa interessante è che ci fu “un’anteprima”
all’incontro del 10 maggio del 1944 tra lo stesso generale
Wolf, che era un personaggio importante: il braccio
destro di Himmler, con il papa Pio XI, proprio per avere
un’entratura nei confronti degli alleati. In quella
occasione il generale disse “posso fare una cosa per
lei Pontefice?”ed egli rispose, che ce ne sarebbero
state parecchie, ma una in particolare, liberare un
prigioniero che era in via Tasso, destinato a morire.
Quell’uomo era Giuliano Vassalli!Ci sono dei riferimenti
sicuri ma non ci sono documenti scritti, perché
sono ancora secretati, mentre ci sono i documenti relativi
ad un’ altra vicenda.Durante l’operazione sunrise era
stato arrestato a Milano, ed era in mano quindi ai nazisti,
il vice comandante delle formazioni partigiane: Parri,
questa volta Wolf chiese al rappresentante americano
se poteva fare qualcosa per lui, e questi gli chiese
di liberarlo.
Si possono consultare?
Si abbiamo la possibilità di consultarli
poiché questi documenti sono in Svizzera, presso
un nostro collaboratore, che ha organizzato le ricerche.
Si chiama Ardizzi e sta a Lugano.
E’un archivio
privato?
Certo è un archivio privato, ma a cui noi
abbiamo accesso.Adesso noi abbiamo accesso anche agli
archivi digitali che sono in Slovacchia.
Che deve fare uno studioso
per consultare la documentazione ?
Deve chiedere la nostra autorizzazione,
che è subordinata ai motivi della ricerca e perciò
il conseguente utilizzo.
Come avviene la consultazione?
Presso la nostra sede e per esempio
come per gli archivi Thomson, alle postazioni che abbiamo
allestito a questo scopo, oppure su internet. Ma come
già ho detto, tali ricerche devono essere a fine
di studio e non di speculazione. Questi archivi sono
vincolati e perciò io non posso permettere che
un utente venga qui, per esempio a consultare gli archivi
della “Thomson” e poi ne riproduca i documenti per una
pubblicazione, senza aver ottenuto prima l’autorizzazione
da parte nostra.
Quindi questi archivi si
possono consultare direttamente in internet?
Si se sono disponibili in rete
in via telematica, ma sempre previo utilizzo di una
password. Sono già moltissimi i documenti che
riguardano la storia politica e militare del novecento.
Se si vuole per esempio fare una ricerca sulla storia
della Shoah, basta andare su il sito Holocaust http://www.ushmm.org/
, che fa riferimento ad un istituto che si trova a Washington.
A tale riguardo abbiamo sentito la necessità
di formare una sorta di istituto per la difesa dei diritti
umani, sia per quanto riguarda la diaspora dei curdi,
come pure per i perseguitati iraniani, in particolare
le donne, che sono le più colpite dal sistema
fondamentalista. La nostra attività deriva dalla
nostra ispirazione ideale, che rendiamo nota sia attraverso
lo studio sia con l’offerta di documentazione anche
audiovisiva. Abbiamo attualmente una videoteca notevole,
composta anche da film che non sono accessibili al pubblico.
Avremo per esempio dei filmati sui campi di prigionia
sovietici, dove sono finiti migliaia di italiani. Anche
la Thomson ci ha offerto dei filmati, tra cui uno che
riguarda la metodologia dell’istruzione degli agenti
segreti inglesi.
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