MultiMedia  
Nuovi Media, Audiovisivi, Multimedialità,  Information Architecture     
Aut.Trib. di Roma n.124 del 25 marzo 2005
 
 
rivistarch.gif (8404 byte)

home
chi siamo
contattateci
associatevi
collaborate con noi
 

 
 Il semestrale articoli e saggi libri slides tesi letteratura grigia normativa formazione english version
numeri precedenti  
 
MultiMedia Magazine  
 
 
 
 
 
 
 

  Le Interviste  MultiMedia 1 marzo 2008 n.37
IL CENTRO TELEMATICO DI STORIA CONTEMPORANEA E IL SUO PROMOTORE: MASSIMO RENDINA
di Tania Renzulli
Intervista a Massimo Rendina

                    

Presidente dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia della Provincia di Roma
 

Massimo Rendina è il Presidente dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia della Provincia di Roma.Giornalista, docente universitario di Scienza e tecnica della comunicazione. Ha diretto il primo telegiornale della Rai, azienda dove è stato direttore centrale per le tecnologie avanzate, curando la sperimentazione della tv a colori e gli studi per la trasmissione via satellite, l'alta definizione e i "servizi aggiuntivi" teletext e telesoftware. E’ stato comandante partigiano durante la lotta di Liberazione e attualmente è membro del Comitato scientifico dell'Istituto "Luigi Sturzo" per le ricerche storiche sulla Resistenza. Ha scritto il Dizionario della Resistenza italiana pubblicato da Editori Riuniti nel 1995.E’ lui che ha voluto fortemente la creazione del Centro telematico di storia contemporanea ed il primo portale Internet della guerra di Liberazione in Italia in collaborazione con il Comune di Roma. Un portale che vuole essere la porta di accesso a tutto ciò che esiste nel Web riguardo alla Resistenza e ai temi ad essa collegati. Lo abbiamo incontrato in occasione dell’acquisizione degli archivi Thomson.

In che consistono gli archivi Thomson?

La società Thomson di Londra si è rivolta ad istituzioni ed archivi per offrire l’abbonamento alla consultazione degli archivi dal patrimoni del Foreign Office relativi al periodo nazista in Europa. Archivi che comprendono sia informazioni sulle attività, sulle azioni sulle modalità dell’oppressione dell’occupazione nazista nei paesi europei occupati, sia anche riguardanti l’opera di intelligence, cioè di ricerca di ricerca di informazioni di tipo militare e politico e anche di contrasto sul piano psicologico, che l’Inghilterra ha effettuato in quel periodo nel nostro paese. Inoltre anche dei sistemi e le azioni compiute a sostegno dei movimenti di opposizione, resistenza soprattutto attraverso il SOE –Special Operations Executive, cioè i servizi di spionaggio predisposti dagli inglesi in tale occasione.

 

È un acquisto?

Non è un acquisto di materiale ma dei diritti di conservazione e di consultazione, attraverso dei computer abilitati, solo per coloro che, autorizzati, vengono alla nostra sede, quindi con le dovute riserve. Qui le persone possono accedere a circa 2200 documenti sulle occupazioni naziste in Europa, di cui parecchi riguardano proprio l’Italia e anche 500 sulle attività nel Vaticano, col Vaticano, da parte del Vaticano.

C’e anche un archivio dell’ANPI?

Noi abbiamo un archivio non consultabile in questo momento, perché presso il Ministero della Difesa, e che riguarda coloro che hanno chiesto la certificazione di appartenenza alla resistenza, in quanto partigiani.Questi documenti, che sono veramente importanti, sono stati tolti da questo luogo e portati altrove, dove non sono consultabili. Noi abbiamo un archivio e riguarda tutti coloro che sono iscritti all’ANPI e che hanno partecipato alla liberazione per quanto riguarda Roma e il Lazio; o coloro che sono poi confluiti a Roma da altre regioni, dove hanno combattuto.Quindi queste schede ci sono e possono essere consultate dagli studiosi per quanto riguarda Roma e il Lazio.

Vale anche per le altre sedi?  

Per quanto riguarda le altre regioni, penso che anche le sedi dell’ANPI si siano regolate come noi.Noi abbiamo affidato questa ricerca e questa schedatura al Ministero dei Beni Culturali, che ha effettuato il lavoro attraverso dei tecnici.

Avete in progetto altre acquisizioni? 

Circa altri archivi che si possono consultare, é in via di definizione la metodologia di accesso. Abbiamo già degli accordi con il governo argentino, riguardo il periodo della dittatura militare e questo accesso è molto interessante in quanto, come tutti sanno, la popolazione argentina ha una parte molto rilevante di immigrati italiani. Anche di italiani che hanno conservato la nazionalità, ma hanno fissa dimora in Argentina, molti dei quali, perseguitati durante la dittatura. Altri archivi con i quali siamo in contatto sono quelli della Slovacchia, con la storia della resistenza slovacca, poco conosciuta e che quindi va ripresa.Ci sono archivi anche molto piccoli e particolari e che riguardano l’attività, nell’ultimo periodo della guerra, delle SS e in particolare del generale Wolf per arrivare ad una pace separata con gli anglo americani, con l’idea di convincerli ad attaccare l’Unione Sovietica. E’ un periodo molto strano, molto delicato. Questi incontri tra il rappresentante americano in Svizzera e il generale Wolf però portarono alla resa in Italia, che molto probabilmente ci sarebbe stata lo stesso, ma che fu anticipata da questi colloqui.

Può citare degli esempi? 

La cosa interessante è che ci fu “un’anteprima” all’incontro del 10 maggio del 1944 tra lo stesso generale Wolf, che era un personaggio importante: il braccio destro di Himmler, con il papa Pio XI, proprio per avere un’entratura nei confronti degli alleati. In quella occasione il generale disse “posso fare una cosa per lei Pontefice?”ed egli rispose, che ce ne sarebbero state parecchie, ma una in particolare, liberare un prigioniero che era in via Tasso, destinato a morire. Quell’uomo era Giuliano Vassalli!Ci sono dei riferimenti sicuri ma non ci sono documenti scritti, perché sono ancora secretati, mentre ci sono i documenti relativi ad un’ altra vicenda.Durante l’operazione sunrise era stato arrestato a Milano, ed era in mano quindi ai nazisti, il vice comandante delle formazioni partigiane: Parri, questa volta Wolf chiese al rappresentante americano se poteva fare qualcosa per lui, e questi gli chiese di liberarlo.

Si possono consultare?

Si abbiamo la possibilità di consultarli poiché questi documenti sono in Svizzera, presso un nostro collaboratore, che ha organizzato le ricerche. Si chiama Ardizzi e sta a Lugano.

E’un archivio privato?

Certo è un archivio privato, ma a cui noi abbiamo accesso.Adesso noi abbiamo accesso anche agli archivi digitali che sono in Slovacchia.

Che deve fare uno studioso per consultare la documentazione ?

Deve chiedere la nostra autorizzazione, che è subordinata ai motivi della ricerca e perciò il conseguente utilizzo.

Come avviene la consultazione?

Presso la nostra sede e per esempio come per gli archivi Thomson, alle postazioni che abbiamo allestito a questo scopo, oppure su internet. Ma come già ho detto, tali ricerche devono essere a fine di studio e non di speculazione. Questi archivi sono vincolati e perciò io non posso permettere che un utente venga qui, per esempio a consultare gli archivi della “Thomson” e poi ne riproduca i documenti per una pubblicazione, senza aver ottenuto prima l’autorizzazione da parte nostra.

Quindi questi archivi si possono consultare direttamente in internet?

Si se sono disponibili in rete in via telematica, ma sempre previo utilizzo di una password. Sono già moltissimi i documenti che riguardano la storia politica e militare del novecento. Se si vuole per esempio fare una ricerca sulla storia della Shoah, basta andare su il sito Holocaust http://www.ushmm.org/ , che fa riferimento ad un istituto che si trova a Washington. A tale riguardo abbiamo sentito la necessità di formare una sorta di istituto per la difesa dei diritti umani, sia per quanto riguarda la diaspora dei curdi, come pure per i perseguitati iraniani, in particolare le donne, che sono le più colpite dal sistema fondamentalista. La nostra attività deriva dalla nostra ispirazione ideale, che rendiamo nota sia attraverso lo studio sia con l’offerta di documentazione anche audiovisiva. Abbiamo attualmente una videoteca notevole, composta anche da film che non sono accessibili al pubblico. Avremo per esempio dei filmati sui campi di prigionia sovietici, dove sono finiti migliaia di italiani. Anche la Thomson ci ha offerto dei filmati, tra cui uno che riguarda la metodologia dell’istruzione degli agenti segreti inglesi.

 

 

>>top

Valid HTML 4.01!ricerca con google