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Si
è svolto a Roma presso la Sala del CFLR– Centro di
Fotoriproduzione Legatoria e Restauro degli Archivi di Stato,
dal 21 al 23 novembre, un seminario e convegno internazionale
organizzato dall’IRTEM – Istituto di Ricerca per il Teatro
Musicale, in collaborazione col CFRL. Sotto l’egida del
Ministero per i Beni Culturali (Direzione Generale Spettacolo
dal vivo e lo Sport, direzione Generale per l’Innovazione
Tecnologica e la Promozione e la Direzione Generale per i Beni
Librari e gli Istituti _Culturali) alla manifestazione,
rivolta agli operatori del settore archivistico e della
conservazione del patrimonio cartaceo ed audiovisivo, sono
intervenuti professionisti del settore per un aggiornamento e
approfondimento delle problematiche relative al deterioramento
dei supporti digitali e all’obsolescenza dei macchinari e
dei supporti, nonché lo stato delle ricerche e dei risultati
raggiunti a livello internazionale.
E’
tra gli scopi dell’IRTEM fornire, nell’ambito di tale
ricerca, risultati, che sono periodicamente presentati al
pubblico attraverso una serie di conferenze e convegni e che
hanno permesso lo scambio di informazioni a livello
internazionale, facendo di questo istituto un punto di
riferimento d’avanguardia.
Nell’arco
di tre giorni si sono avvicendati esperti tra cui Robert
Burnett (Universitet Karlstad), Francesco
La Camera (Laboratorio LAM GAM –Università la Sapienza
- Roma), Jacqueline von
Arb (vicepresidente IASA-Novergia), Xavier
Sené (Biblioteque Nazionale de France), Giovanni
Iacovitti
(Laboratorio IFOCOM- Univ. La Sapienza), Luciana
Duranti (British University Columbia- Vancouver), Massimo
Pistacchi (Direttore Discoteca di Stato), Gianni Celata (Direttore Distretto Audiovisivo ICT Roma), Maria
Emanuela Marinelli (Soprintendenza Archivistica Lazio), Guido
Marinelli (laboratorio NESTOR- univ. Tor Vergata- Roma).
I
lavori sono stati introdotti, da Gigliola
Firovanti Direttore del CFRL, che nel ricordare
l’adesione di quest’ultimo
al progetto TAPE- Traing for Audiovisual Preservation
in Europe, ha posto l’accento sulle questioni in particolare
della conservazione e dell’accesso archivistico. Ha concluso
il Presidente dell’IRTEM Carlo
Marinelli, che ha comunicato la consultabilità degli
atti del convegno, sul sito:www.irtem.it.
A
Carlo Marinelli abbiamo rivolto alcune domande:
Come è nata l’idea di fondare l’IRTEM?
Nacque
negli anni ’80, da due idee: un’idea di Ennio Morricone ed
Egisto Macchi di fare qualcosa per la conservazione delle
testimonianze della musica del XX secolo e da un’idea di
Paola Bernardi e mia, di fare qualcosa che riguardasse la
diffusione della musica nella storia al di fuori del contesto
teatrale. Paola Bernardi, che era una grande clavicembalista,
si preoccupava di come questa diffusione avvenisse al di fuori
del teatro, quando non c’erano i mezzi di comunicazione di
massa, ed io, invece, dai mezzi di comunicazione di massa in
poi. Quindi l’obiettivo era
mezzi di comunicazione di massa e musica: i dischi, la
radio, il cinema, la televisione e poi in seguito internet,
come interagiscono con la musica e, in particolare, con il
teatro in musica, che presenta coordinate più complesse di
quelle della musica sinfonica e da camera. Noi ci siamo sempre
occupati di queste tematiche. Abbiamo organizzato convegni su
musica e cinema, musica e televisione, adesso stiamo
occupandoci di musica ed internet.
C’è differenza tra la vostra attività e quella della discoteca di
Stato o la Rai?
E’
completamente diversa: né la Discoteca di Stato, né gli
archivi della Rai, le “teche” come le chiamano loro, hanno
mai pensato ad iniziative che promuovessero i loro patrimoni.
Noi per esempio organizziamo almeno un convegno all’anno su
questi temi.Il nostro Istituto è l’unico in tutta Europa
che si occupa di questo lavoro insieme ad un altro che si
trova in Germania. Forse, mi diceva Morricone dovrebbe
essercene un altro a New York, ma al di là di questi noi
siamo gli unici al mondo. La nostra attività infatti è
innovativa, cioè noi ci occupiamo non della musica, ma delle
attività musicali, della musica non solo riprodotta, ma anche
prodotta. Vale a dire la musica come fenomeno che si
estrinseca in una rappresentazione o in un’esecuzione e che
diventa suono in un ambiente, per cui è direttamente
percepibile da un pubblico non letta sulla partitura.
Intende dire come bene immateriale?
Si, ha colto bene il problema
durante il convegno, il prof. Iacovitti , che da matematico e
in fondo filosofo, quando ha parlato dell’importanza
dell’invenzione degli audiovisivi, pari a quella della
stampa, come una svolta epocale. Noi dobbiamo porci sulla via
della comprensione di questo cambiamento, cioè come cambia la
percezione della realtà sonora, l’approccio con la realtà
e la percezione della stessa opera d’arte. Chi non ha la
fortuna di poter ascoltare dal vivo la musica in concerto,
deve poter fruire di questi supporti che permettono comunque,
anche se diminuendo la qualità dell’ascolto, la quantità
di fruizione da parte del pubblico e anche del repertorio.
Non
crede che oltre alla creazione dell’opera da parte
dell’autore vi sia un’ulteriore creazione da parte
dell’interprete nell’esecuzione?
Certamente
c’è una differenza tra gli interpreti di una stessa musica,
per esempio tra la nona sinfonia di Beethoven diretta da
Toscanini o da von Karajan. Inoltre quanta musica, che non
sarebbe mai stata ascoltata, per ovvie limitazioni di
possibilità economiche e di spazio d’ascolto, è arrivata a
noi attraverso la diffusione sui dischi? Pensiamo a tutta la
musica antica! Nell’800 una persona quante volte poteva
ascoltare la stessa musica? Oltre alla disponibilità
economica, doveva poter girare il mondo, e all’epoca i tempi
di spostamento erano ben diversi da quelli attuali.Ora la
stessa musica, grazie ai supporti tecnologici, si può
ascoltare non una, ma mille volte ed eseguita da interpreti
diversi.
Ci sono progetti in corso?
Uno
è il salvataggio di cortometraggi con partiture di musicisti
illustri, questa è l’opera di Lamberto Macchi, che ha
sostituito il padre, venuto a mancare, salvandole prendendole
a volte direttamente a casa degli autori, dove si stavano
distruggendo.
L’altro
a cui sto lavorando personalmente è la discografia degli
operisti italiani: al momento a Verdi. Esce una discografia di
una sua opera ogni due anni.
Inoltre
al di fuori dell’IRTEM sto continuando una mia iniziativa
che si chiama ODE- Opera discography encyclopaedia, che è un
catalogo di tutte le incisioni e le registrazioni delle opere
complete tenute sin dalle prime, che sono del 1906 ad oggi,
sulla base di schede che sono oramai cinquant’anni che
faccio, comprese tutte le ristampe, per tutto quello che è
teatro in musica. Un catalogo completo che non è stato mai
fatto al mondo. |
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