| Marchio
registrato da Domenico Piazza nel febbraio 1989, ITER
da oltre 15 anni opera nel settore Business per diffondere
la conoscenza di soluzioni innovative, in particolare
sui temi del Back Office e Front Office e all’ing. Piazza,
abbiamo chiesto come le ha avuto questa idea.
Come
nasce ITER?
Nasce da una mia esperienza dapprima
in IBM dal 1970 al 1983, poi in altre aziende d’information
technology, a questo punto avendo lavorato nel mondo
del hardware e del software, ritenevo che il mondo dei
servizi e quello della formazione in particolare, avesse
maggiori possibilità di sviluppo.Per questo motivo
quindi è nata ITER, con la missione di fare aggiornamento
manageriale su temi innovativi.
Quando ha incominciato
l’attività?
Abbiamo iniziato nel 1989 con le
memorie ottiche nelle aziende italiane, convegno che
facemmo a Milano, poi OMAT, nel settembre del 1990 a
Roma, che si è gradualmente sviluppato fino ad
oggi.Nel 1997 abbiamo lanciato un’altra linea che era
quella del front office, quindi voce e computer: il
mondo del computer e telefoni, del call center, del
CRM ecc.
anche in quest’ambito abbiamo un periodico che segue
il settore VOICECOM è il convegno VOICECOM NEWS
la rivista. Poi nel 2003 abbiamo pensato di ampliarci
in un altro settore, dato che l’ICT era entrato in una
fase di contrazione, soprattutto la fase innovativa,
che quando c’è una stasi di mercato è
quella che ne soffre di più. Così abbiamo
studiato il mondo delle biotecnologie e nel 2004 abbiamo
fatto BIOFORUM, a cui nel 2005 abbiamo affiancato il
mondo delle nanotecnologie con il NANOFORUM
e che nel mondo della sanità hanno anche aspetti
d’integrazione.
Voi siete stati i primi
nel settore?
Diciamo fra i primi…
mi può parlare del
progetto SOUNDFORUM?
E’ il nostro più recente
e non facile progetto, perché il mondo del suono
è un mondo molto bello e siamo convinti che interesserà
anche le aziende. Ma oggi è principalmente un
mondo ludico, di svago, un campo vasto, dove il nostro
progetto tende a essere realizzato con aiuti di sponsor.
Infatti non vogliamo fare manifestazioni a pagamento,
perché si tenderebbe a restringere molto il numero
dei partecipanti.
Perché?
Se l’innovazione la si vuol far
conoscere, bisogna necessariamente diffonderla a livello
del vasto pubblico. Sicuramente mettere una cifra d’ingresso
diventerebbe un elemento frenante, ecco la necessità
di ricercare degli sponsor.
Abbiamo fatto varie ricerche ed analisi e siamo pronti
per partire, aspettiamo solo di aver definito l’aspetto
del budget.
Che vuol dire essere editore
in quest’ambito?
Cercare di creare una comunità
in modo che ci siano momenti d’incontro e di scambio
commerciale più concreto, per “poter toccare
con mano” determinate soluzioni come è appunto
per esempio questo di OMAT e anche avere un legame durante
tutto l’anno, in forma cartaceo o elettronica, per permettere
che la comunità sia informata, sia consolidata,
quindi non sia un evento,anche se ricorrente, comunque
sporadico. Con la parte editoriale diventa un vero e
proprio modo di approfondire a 360 gradi su 365 giorni
l’anno.
Prossime iniziative?
Quest’anno abbiamo concluso. Saremo
a Milano a marzo2007 con OMAT, appuntamento ormai ricorrente
e poi a settembre con BIO e NANOFORUM e poi tra ottobre
e novembre con OMAT a Roma
Abbiamo ormai delle scadenze che teniamo a mantenere.
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