|
Gli
archivi audiovisivi costituiscono attualmente la fonte su cui
spesso fondare gli studi di storia contemporanea, nonché una
nuova frontiera nella ricerca Una frontiera sempre in crescita
e dove bisogna organizzare sia la parte conoscitiva, sotto il
profilo dell’interpretazione dei documenti, sia l’aspetto
conservativo ovvero le tecniche di schedature e i supporti di
conservazione. La necessità di una maggiore informazione,
anche per i non addetti ai lavori, su ciò che gli storici
orali italiani stanno facendo, e l'esigenza di collegamenti
reciproci tra gli storici che utilizzano le fonti orali,
collocati dentro e fuori il mondo accademico, ha posto
l'urgenza di dare vita all'Associazione Italiana di Storia
Orale aderente all'International Oral History
Association, per avere un organismo che permetta confronti
e scambi di esperienze. Uno dei più illustri rappresentanti
di quest’ultima é il prof. Alessandro Portelli, docente
universitario di letteratura anglo-americana, tra i maggiori
esperti in Italia e all’estero di storia orale, nonché
Consigliere del Comune di Roma Delegato alla Valorizzazione
delle Memorie Storiche della Città.
Prof.
Portelli quali sono attualmente, a suo giudizio, i più
importanti archivi multimediali in Italia?
Il
Circolo Gianni Bosio, di cui sono attualmente
Presidente, è senz’altro dal punto di vista storico
uno dei maggiori archivi del settore.
Cosa
contiene?
Soprattutto
materiale audio per motivi sia metodologici sia storici, visto
che quando l’associazione fu fondata i video non erano
diffusi. Vi é un corpus di miglia di ore di
registrazione e un blocco di interviste con ex deportati e
anche con ebrei, che hanno partecipato alla vita della comunità
romana, ma soprattutto l’archivio sonoro "Franco
Coggiola" dove si custodiscono più di 5000 ore di
registrazione.
Come
nasce?
Nel
1969, collegato con l'Istituto Ernesto de Martino, ed è la più
grande raccolta di materiali sonori musicali e storici di Roma
e del Lazio, di CD, di video. Il Circolo compie ricerche
effettuando registrazioni audio e audio video per alimentare
la dotazione dell'archivio della "memoria orale",
che non comprende solo testimonianze degli eventi, ma
acquisisce dati su come la memoria degli stessi si trasmetta
alle nuove generazioni e da queste sia considerata e
rivissuta. Le indagini rivolte agli eventi connessi al
Fascismo, all’Antifascismo, alla Resistenza, particolarmente
a Roma e nel Lazio, si estendono alle condizioni culturali
ambientali e sociali, con il corredo delle forme di
comunicazione più varie, anche musicali e letterarie, che
testimoniano il momento storico facilitandone la comprensione
attuale.
Ci
sono perciò anche registrazioni musicali?
C’è
un ricco patrimonio etnomusicale, di musica di tradizione
orale e connessa, e poi come dicevo i materiali risultanti da
una serie di progetti di storia orale a Roma sui quartieri
romani, sulla resistenza, sulle “fosse ardeatine” e su
alcune località del circondario per esempio la provincia, i
“castelli”, Monterotondo, cioè materiali relativi alla
memoria storica.
Si
può consultare?
Certamente,
lo schedario del Circolo è accessibile dal sito www.circologiannibosio.it.
Lei
che ha una visione panoramica a livello internazionale, quali
sono le istituzioni più importanti del settore, in
particolare quelle relative alla storia orale?
Certamente
la più famosa è l’Associazione Americana di Storia Orale,
ma tengo a menzionare per l’Italia innanzi tutto due
archivi: La Discoteca di Stato, dove c é un museo
dell’audiovisivo e dove si raccoglie tutta la produzione
audio e audiovisiva italiana, l’altro è l’Archivio
Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico. Poi c’ e
l’Istituto Ernesto de Martino che ha 40 anni di storia,
questo per quanto riguarda soprattutto il sonoro. Per gli
audiovisivi ce ne sono diversi, tra cui naturalmente
l’Istituto Luce e il Museo del Cinema a Torino.
Sta
effettuando nuove ricerche?
Qui
a Roma sto lavorando soprattutto su certi quartieri:
Centocelle, su tutta la zona di Roma sud, sul Tuburtino III,
con la collaborazione del Circolo Gianni Bosio e altre
associazioni per raccogliere materiali di memoria storica
della città.
“Città
di parole storia orale di una periferia romana”, il suo
ultimo libro rientra in quest’ambito?
Si,
è un altro tassello sulla identità e la memoria della città
di Roma che siamo venuti costruendo, insieme ai miei
collaboratori coautori del libro, con lo strumento precipuo
che è quello della storia orale, che viene dalla periferia
romana. Il titolo Città di parole , riferendosi
all’espressione del critico letterario inglese Tony Tanner:“Una
multiforme e cangiante città di parole”, vuol dire
proprio questo, una narrazione polifonica di una città , che
si costruisce con tutto, con cemento, con asfalto, ma anche
con gli orti… è una città che acquista un senso,
un’identità e dimensione attraverso le parole. .. una città
spontanea, a cui le storie dei singoli e dei gruppi delle
persone del quartiere, conferiscono significato. In questo
libro ci sono centoventi interviste raccolte prevalentemente
tra il 2003 e il 2005.
Chi
sono gli intervistati?
Persone
che coprono un arco generazionale. Vanno dai ragazzini di
sedici anni, che stanno sui muretti, a chi ha fatto la
resistenza. M copre a anche un arco sociale. Infatti si va dal
proletariato classico, ai ceti medi, ai professionisti, agli
intellettuali. Avevamo in un primo tempo deciso di
intervistare chi aveva fatto la resistenza, ma poi abbiamo
allargato il campo, fino ad arrivare a decidere di andare a
fare interviste anche nella sezione di AN.
Da
dove comincia la narrazione?
Comincia
dai sotterranei di Centocelle. Nel quartiere infatti ci sono
due tipi di sotterranei: uno costituito da gallerie di epoca
antica, usate durante la resistenza, gallerie usate come le
fungaie e come rifugio durante i bombardamenti. E poi un
secondo sotterraneo, per cui Centocelle é denominata così,
perché c’era una caserma d’epoca romana, una
testimonianza archeologica. Ci siamo subito resi conto quando
abbiamo cominciato questo lavoro di dover risolvere un
problema: che cosa è la storia di Roma? Questa è una domanda
che continuiamo a porci, perché Roma è effettivamente una
città che dire storica è poco, però almeno dal dopo guerra
in poi gran parte della storia di Roma è in periferia. In
periferia c’è stata la resistenza, in periferia ci sono
stati i bombardamenti durante la guerra, e in periferia sono
stati molto presenti i movimenti di lotta durante gli anni
’70, fino ai momenti difficili della conflittualità. E’ a
Centocelle che nasce l’idea dei “centri sociali”.
Come
avete raccolto le testimonianze?
Abbiamo
incontrato persone che ci hanno raccontato la “storia
dall’inizio, per esempio c’era chi raccontava che: “qui
prima di questo palazzo, c’era un prato”.. Come se la
storia a Roma avesse due inizi. Uno dalla storia di Romolo e
Remo, un inizio che si riferisce ai ritrovamenti archeologici
lì presenti, e un inizio che si riferisce all’immigrato
abruzzese, che viene alla “rustica” a fare l’impiegato,
che trova casa a Centocelle, perché al centro non se lo può
più permettere e così via. A un certo punto del libro c’è
un’intervista con Rita Parsi, una psicologa che ha lavorato
anche lei su Centocelle, con la quale ci si chiedeva:” ma
gli abitanti di questo quartiere alla fine chi sono?
Emigranti, deportati delinquenti.. beh l’America!” Questo
nostro continuo riferimento agli americani attraverso un
immaginario romanzesco, filmico, ricostruisce, attraverso le
parole dell’immaginario, il senso di questo quartiere di
questa città.
Avete
riportato perciò il linguaggio degli intervistati?
Proprio
perché fatta di parole, noi abbiamo fatto questa scelta
canonica nella storia orale, mantenere il linguaggio di come
la gente parla oggi. Ho dato una copia del mio libro a uno
degli intervistati, un bidello del mio dipartimento
all’università, che è l’unico intellettuale, lì. Lui
legge e dice:”mamma mia come parlo male!” In realtà parla
benissimo, infatti un conto è dire “netturbino”, un conto
“operatore ecologico”, un conto”monnezzaro”. A
Centocelle c’erano i”monnezzari” ed è con questa
lingua che bisogna raccontare questa storia. Poi è accaduta
una cosa che non mi aspettavo, dal momento che quando fai
delle interviste hai mente delle idee, mentre poi escono delle
cose che non ti aspetti, ed è ciò che é accaduto.Il ricordo
degli odori, l’odore dei fiori, la puzza dell’asfalto dopo
la pioggia come fonte di nostalgia, d’identità, questa
sensualità nel costruire la memoria.
Fino
a che periodo arriva la narrazione?
Il
libro comincia con parlare dei reperti degli antichi romani,
per poi parlare dell’aeroporto di Centocelle, quando lo
usava Mussolini nei film Luce, non sapevo bene come finirlo,
poi ho deciso… c’è una colombiana che ha lasciato
i figli nel suo paese per mantenerli e dice:” i miei figli
stanno crescendo senza l’amore della madre …
la scuola di “internet” si pagano” e
il libro finisce con internet: la
modernità delle parole.
Grazie |
|