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Aut.Trib. di Roma n.124 del 25 marzo 2005
 
 
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  Le Interviste  MultiMedia 30 aprile 2006  n. 9
quando la parola diventa storia 
di Tania Rnzulli
Intervista a Sandro Portelli

 
Docente universitario di letteratura anglo-americana

Gli archivi audiovisivi costituiscono attualmente la fonte su cui spesso fondare gli studi di storia contemporanea, nonché una nuova frontiera nella ricerca Una frontiera sempre in crescita e dove bisogna organizzare sia la parte conoscitiva, sotto il profilo dell’interpretazione dei documenti, sia l’aspetto conservativo ovvero le tecniche di schedature e i supporti di conservazione. La necessità di una maggiore informazione, anche per i non addetti ai lavori, su ciò che gli storici orali italiani stanno facendo, e l'esigenza di collegamenti reciproci tra gli storici che utilizzano le fonti orali, collocati dentro e fuori il mondo accademico, ha posto l'urgenza di dare vita all'Associazione Italiana di Storia Orale aderente all'International Oral History Association, per avere un organismo che permetta confronti e scambi di esperienze. Uno dei più illustri rappresentanti di quest’ultima é il prof. Alessandro Portelli, docente universitario di letteratura anglo-americana, tra i maggiori esperti in Italia e all’estero di storia orale, nonché Consigliere del Comune di Roma Delegato alla Valorizzazione delle Memorie Storiche della Città.

Prof. Portelli quali sono attualmente, a suo giudizio, i più importanti archivi multimediali in Italia?

 

Il Circolo Gianni Bosio, di cui sono attualmente Presidente, è senz’altro dal punto di vista storico  uno dei maggiori archivi del settore.

Cosa contiene? 

Soprattutto materiale audio per motivi sia metodologici sia storici, visto che quando l’associazione fu fondata i video non erano diffusi. Vi é un corpus di miglia di ore di registrazione e un blocco di interviste con ex deportati e anche con ebrei, che hanno partecipato alla vita della comunità romana, ma soprattutto l’archivio sonoro "Franco Coggiola" dove si custodiscono più di 5000 ore di registrazione.

 

Come nasce?

Nel 1969, collegato con l'Istituto Ernesto de Martino, ed è la più grande raccolta di materiali sonori musicali e storici di Roma e del Lazio, di CD, di video. Il Circolo compie ricerche effettuando registrazioni audio e audio video per alimentare la dotazione dell'archivio della "memoria orale", che non comprende solo testimonianze degli eventi, ma acquisisce dati su come la memoria degli stessi si trasmetta alle nuove generazioni e da queste sia considerata e rivissuta. Le indagini rivolte agli eventi connessi al Fascismo, all’Antifascismo, alla Resistenza, particolarmente a Roma e nel Lazio, si estendono alle condizioni culturali ambientali e sociali, con il corredo delle forme di comunicazione più varie, anche musicali e letterarie, che testimoniano il momento storico facilitandone la comprensione attuale.

Ci sono perciò anche registrazioni musicali?

C’è un ricco patrimonio etnomusicale, di musica di tradizione orale e connessa, e poi come dicevo i materiali risultanti da una serie di progetti di storia orale a Roma sui quartieri romani, sulla resistenza, sulle “fosse ardeatine” e su alcune località del circondario per esempio la provincia, i “castelli”, Monterotondo, cioè materiali relativi alla memoria storica.

Si può consultare?

Certamente, lo schedario del Circolo è accessibile dal sito www.circologiannibosio.it.

Lei che ha una visione panoramica a livello internazionale, quali sono le istituzioni più importanti del settore, in particolare quelle relative alla storia orale?

Certamente la più famosa è l’Associazione Americana di Storia Orale, ma tengo a menzionare per l’Italia innanzi tutto due archivi: La Discoteca di Stato, dove c é un museo dell’audiovisivo e dove si raccoglie tutta la produzione audio e audiovisiva italiana, l’altro è l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico. Poi c’ e l’Istituto Ernesto de Martino che ha 40 anni di storia, questo per quanto riguarda soprattutto il sonoro. Per gli audiovisivi ce ne sono diversi, tra cui naturalmente l’Istituto Luce e il Museo del Cinema a Torino.

Sta effettuando nuove ricerche?

Qui a Roma sto lavorando soprattutto su certi quartieri: Centocelle, su tutta la zona di Roma sud, sul Tuburtino III, con la collaborazione del Circolo Gianni Bosio e altre associazioni per raccogliere materiali di memoria storica della città.

Città di parole storia orale di una periferia romana”, il suo ultimo libro rientra in quest’ambito?

Si, è un altro tassello sulla identità e la memoria della città di Roma che siamo venuti costruendo, insieme ai miei collaboratori coautori del libro, con lo strumento precipuo che è quello della storia orale, che viene dalla periferia romana. Il titolo Città di parole , riferendosi all’espressione del critico letterario inglese Tony Tanner:“Una multiforme e cangiante città di parole”, vuol dire proprio questo, una narrazione polifonica di una città , che si costruisce con tutto, con cemento, con asfalto, ma anche con gli orti… è una città che acquista un senso, un’identità e dimensione attraverso le parole. .. una città spontanea, a cui le storie dei singoli e dei gruppi delle persone del quartiere, conferiscono significato. In questo libro ci sono centoventi interviste raccolte prevalentemente tra il 2003 e il 2005.

Chi sono gli intervistati?

Persone che coprono un arco generazionale. Vanno dai ragazzini di sedici anni, che stanno sui muretti, a chi ha fatto la resistenza. M copre a anche un arco sociale. Infatti si va dal proletariato classico, ai ceti medi, ai professionisti, agli intellettuali. Avevamo in un primo tempo deciso di intervistare chi aveva fatto la resistenza, ma poi abbiamo allargato il campo, fino ad arrivare a decidere di andare a fare interviste anche nella sezione di AN.

Da dove comincia la narrazione?

 

Comincia dai sotterranei di Centocelle. Nel quartiere infatti ci sono due tipi di sotterranei: uno costituito da gallerie di epoca antica, usate durante la resistenza, gallerie usate come le fungaie e come rifugio durante i bombardamenti. E poi un secondo sotterraneo, per cui Centocelle é denominata così, perché c’era una caserma d’epoca romana, una testimonianza archeologica. Ci siamo subito resi conto quando abbiamo cominciato questo lavoro di dover risolvere un problema: che cosa è la storia di Roma? Questa è una domanda che continuiamo a porci, perché Roma è effettivamente una città che dire storica è poco, però almeno dal dopo guerra in poi gran parte della storia di Roma è in periferia. In periferia c’è stata la resistenza, in periferia ci sono stati i bombardamenti durante la guerra, e in periferia sono stati molto presenti i movimenti di lotta durante gli anni ’70, fino ai momenti difficili della conflittualità. E’ a Centocelle che nasce l’idea dei “centri sociali”.

Come avete raccolto le testimonianze?

 Abbiamo incontrato persone che ci hanno raccontato la “storia dall’inizio, per esempio c’era chi raccontava che: “qui prima di questo palazzo, c’era un prato”.. Come se la storia a Roma avesse due inizi. Uno dalla storia di Romolo e Remo, un inizio che si riferisce ai ritrovamenti archeologici lì presenti, e un inizio che si riferisce all’immigrato abruzzese, che viene alla “rustica” a fare l’impiegato, che trova casa a Centocelle, perché al centro non se lo può più permettere e così via. A un certo punto del libro c’è un’intervista con Rita Parsi, una psicologa che ha lavorato anche lei su Centocelle, con la quale ci si chiedeva:” ma gli abitanti di questo quartiere alla fine chi sono? Emigranti, deportati delinquenti.. beh l’America!” Questo nostro continuo riferimento agli americani attraverso un immaginario romanzesco, filmico, ricostruisce, attraverso le parole dell’immaginario, il senso di questo quartiere di questa città.

 

Avete riportato perciò il linguaggio degli intervistati?

 Proprio perché fatta di parole, noi abbiamo fatto questa scelta canonica nella storia orale, mantenere il linguaggio di come la gente parla oggi. Ho dato una copia del mio libro a uno degli intervistati, un bidello del mio dipartimento all’università, che è l’unico intellettuale, lì. Lui legge e dice:”mamma mia come parlo male!” In realtà parla benissimo, infatti un conto è dire “netturbino”, un conto “operatore ecologico”, un conto”monnezzaro”. A Centocelle c’erano i”monnezzari” ed è con questa lingua che bisogna raccontare questa storia. Poi è accaduta una cosa che non mi aspettavo, dal momento che quando fai delle interviste hai mente delle idee, mentre poi escono delle cose che non ti aspetti, ed è ciò che é accaduto.Il ricordo degli odori, l’odore dei fiori, la puzza dell’asfalto dopo la pioggia come fonte di nostalgia, d’identità, questa sensualità nel costruire la memoria.

 

Fino a che periodo arriva la narrazione?

 Il libro comincia con parlare dei reperti degli antichi romani, per poi parlare dell’aeroporto di Centocelle, quando lo usava Mussolini nei film Luce, non sapevo bene come finirlo,  poi ho deciso… c’è una colombiana che ha lasciato i figli nel suo paese per mantenerli e dice:” i miei figli  stanno crescendo senza l’amore della madre …  la scuola di “internet” si pagano” e  il libro finisce con internet: la modernità delle parole.

Grazie

 

 

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