MultiMedia  
Nuovi Media, Audiovisivi, Multimedialità,  Information Architecture     
Aut.Trib. di Roma n.124 del 25 marzo 2005
 
 
rivistarch.gif (8404 byte)

home
chi siamo
contattateci
associatevi

 
 Gli Annali articoli e saggi libri slides tesi documentazione normativa formazione english version
numeri precedenti  
 
MultiMedia Magazine  
 
 
 
 
 
 
 

 

  Le Interviste   MultiMedia 10 ottobre 2006  n. 16
ancora su tv young. La rivoluzione del peer to peer
di Ornella Nicotra
Intervista a Giovanni Spina

   

Amministratore Unico di Mondoweb
Responsabile di TvYoung
www.tvyoung.it

Tra i primi esperimenti di modello televisivo sul Web, YoungTv, ramo di azienda di Mondo Web, propone un sistema innovativo per lo streaming audio e video di alto livello qualitativo e fruibile da un numero illimitato di utenti. La tecnologia è quella del peer to peer ed ha per obiettivo l’implementazione sul web di un consumo broadcasting di contenuti audiovisivi presentati secondo un palinsesto e/o la fruizione di eventi dal vivo. Abbiamo cercato di capire meglio che cos’è TvYoung e come funziona questa tecnologia che finora è stata usata prevalentemente per lo scambio legale o meno di file audio e video.

Ing. Spina, come nasce TvYoung?

L’idea nasce da uno spunto tecnologico, che ha rivoluzionato le modalità di effettuare video-streaming permettendo di collegare un “n” numero di utenti. Agli inizi del 2005 alcune università cinesi hanno sviluppato una tecnologia che usando il peer to peer permette di collegare un numero illimitato di utenti per il broadcasting video e hanno implementato piattaforme in grado di effettuare video-streaming. In altre parole, le trasmissioni televisive distribuite via cavo vengono distribuite anche sul web tramite queste piattaforme. Lo sviluppo di questa tecnologia è passato per l’Italia prima che per gli altri stati, perché emittenti cinesi hanno acquistato i diritti di trasmissione di alcune partite per la distribuzione via etere, via cavo e web; in Italia gli utenti hanno subito usufruito della possibilità di vedere le partite del campionato sul web (ovviamente commentate in cinese). La nostra società ha iniziato a usare queste piattaforme per generare video-streaming e parallelamente ha iniziato a sperimentare una propria piattaforma. Allo stato attuale, esiste solo la nostra piattaforma oltre a quelle cinesi. Ovviamente non possiamo distribuire sul web i contenuti dei canali nazionali o locali, quindi ci è venuto in mente di implementare una nostra webtv. 

Questo significa che chiunque può attivare una web tv a basso costo?

Si, questa è la grossa/piccola rivoluzione. Inoltre il sistema permette un’interattività reale, a differenza del digitale terrestre che sta cercando delle soluzioni, ma che non riesce a trovare delle formule realmente interattive.

Cosa intende per interattività?

La reale possibilità di interagire, scambiando informazioni, chattando, chiedendo pareri mentre il conduttore sta parlando, ecc.

Le WebTv sono in una fase di sperimentazione che presuppone, tra l’altro, un cambiamento dei linguaggi di comunicazione. Il linguaggio web non può avere la lunghezza descrittiva o narrativa di quello televisivo. Come vi state orientando rispetto a questo, avete individuato delle tipologie di format?

L’utente web è diverso da quello televisivo. E’ seduto davanti al pc, non sta in poltrona, non può fare zapping velocemente, almeno allo stato attuale, è un utente che sceglie cosa guardare e che consuma contenuti video in fasce orarie diverse da quelle televisive. Riguardo alla tipologia dei  contenuti, abbiamo verificato una tendenziale preferenza per i video amatoriali.

Secondo lei può funzionare una tv che trasmette principalmente video amatoriali?

Quello che funziona non è tanto il video in sé, ma la ricaduta che la sua diffusione ha sugli utenti, cioè il diffondersi della convinzione che chiunque può cimentarsi nel produrre e realizzare video. Con le televisioni ‘normali’ questo non è possibile.

Ma chi è interessato a vedere il video amatoriale del ‘sig. X’se non i suoi parenti e amici?

Si tratta di una forma nuova di consumo, chi oggi guarda un programma televisivo sa già quello che accadrà, il video amatoriale rivoluziona questo approccio al contenuto, perché non sapendo quello che può accadere, provoca la curiosità per l’imprevisto.

Ci spieghi cosa è il peer to peer.

Nel file sharing ‘tradizionale’ tutti mettono a disposizione i propri contributi e ognuno ne usufruisce senza sapere quale sia la fonte. La differenza con il modello che noi stiamo sperimentando è che i contenuti arrivano in redazione, viene fatta una scelta editoriale e il contenuto viene distribuito con la tecnologia del peer to peer. La differenza, invece, con lo streaming 'tradizionale' è che lì c’è un server che spedisce a tutti gli utenti la stessa informazione, mentre nel nostro caso la sorgente spedisce i contenuti ai primi utenti che a loro volta li ridistribuiscono a altri utenti.

Questo permette di avere un numero illimitato di utenti, cosa che un server anche potente  non potrebbe gestire.

Si, questa è la vera rivoluzione, non c’è più un server che può gestire solo fino a un certo numero di utenti, ma un piccolo server che distribuisce contenuti a un numero illimitato di utenti. La modalità di trasmissione è: si riceve e si ritrasmette. A monte c’è una sorgente che è responsabile dei contenuti, a differenza del file sharing dove si perde la traccia di chi ha messo in condivisione un contenuto. Nel nostro modo di usare la tecnologia peer to peer, la sorgente inizia la trasmissione e poi si propaga il flusso.

Per chiarezza, qual è la differenza con l’IpTv?

L’Iptv è un’invenzione dei grandi gestori telefonici, i quali vogliono avere l’esclusiva della distribuzione dei contenuti, per cui dirottano tutto sulla banda larga, che solo loro hanno possibilità di rivendere considerati gli altissimi costi. L’IpTv utilizza il protocollo internet per portare contenuti all’apparecchio televisivo. Questo significa moltiplicazione di canali Tv, ma anche che chi ha le infrastrutture più potenti può permettersi di offrire questa distribuzione. Occorre investire milioni di euro per la banda larga, per gli apparati, ecc. quindi l’Iptv è destinata a essere gestita da pochi operatori. Con la nostra tecnologia, invece, la WebTv diventa implementabile da chiunque perché è uno strumento a basso costo, diventa il vero nuovo media democratico. La differenza consisterà nella qualità dei contenuti, perché le IpTv potranno contare su budget  elevati.

Quindi avremo grandi distributori e un sottobosco di piccole ‘emittenti’ di contenuti paralleli e/o di contro-contenuti. Esattamente.

L’utente, però, avrà la capacità di scegliere cosa vuole consumare, perché avrà offerte diverse e diversificate. E’ possibile prevedere uno scenario in cui le web tv offriranno contenuti più graditi rispetto alle Iptv?

Se non altro perché saranno gratuiti. 

Secondo lei si può produrre contenuti di qualità con queste nuove tecnologie?

Si, perché permettono a tutti di comunicare la propria creatività, c’è quindi una moltiplicazione di voci che finora non trovano canali di espressione. 

Cioè si moltiplicano i fornitori di idee.

A livello mondiale.

TvYoung è un ramo d’azienda di Mondoweb, società di servizi e provider, che obiettivi vi siete posti?

Mondoweb si occupa di servizi Internet da vari anni, TvYoung è il front end tramite il quale sperimentiamo questa nuova tecnologia di distribuzione, vorremmo creare una  piattaforma in cui sperimentare le nuove forme di video on the web.

Grazie.

 

 

>>top

Valid HTML 4.01!ricerca con google