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Tra i primi
esperimenti di modello televisivo sul Web, YoungTv, ramo di
azienda di Mondo Web, propone un sistema innovativo per lo
streaming audio e video di alto livello qualitativo e fruibile
da un numero illimitato di utenti. La tecnologia è quella del peer
to peer ed ha per obiettivo l’implementazione sul web di
un consumo broadcasting di contenuti audiovisivi presentati
secondo un palinsesto e/o la fruizione di eventi dal vivo.
Abbiamo cercato di capire meglio che cos’è TvYoung e come
funziona questa tecnologia che finora è stata usata
prevalentemente per lo scambio legale o meno di file audio e
video.
Ing.
Spina, come nasce TvYoung?
L’idea
nasce da uno spunto tecnologico, che ha rivoluzionato le
modalità di effettuare video-streaming permettendo di
collegare un “n” numero di utenti. Agli inizi del 2005
alcune università cinesi hanno sviluppato una tecnologia che
usando il peer to peer permette di collegare un numero
illimitato di utenti per il broadcasting video e hanno
implementato piattaforme in grado di effettuare
video-streaming. In altre parole, le trasmissioni televisive
distribuite via cavo vengono distribuite anche sul web tramite
queste piattaforme. Lo sviluppo di questa tecnologia è
passato per l’Italia prima che per gli altri stati, perché emittenti cinesi hanno acquistato i diritti di
trasmissione di alcune partite per la distribuzione via etere,
via cavo e web; in Italia gli utenti hanno subito
usufruito della possibilità di vedere le partite del
campionato sul web (ovviamente commentate in cinese). La nostra società ha
iniziato a usare queste piattaforme per generare video-streaming
e parallelamente ha iniziato a sperimentare una propria
piattaforma. Allo stato attuale, esiste solo la nostra piattaforma
oltre a quelle cinesi. Ovviamente non possiamo distribuire sul
web i contenuti dei canali nazionali o locali, quindi ci è
venuto in mente di implementare una nostra webtv.
Questo
significa che chiunque può attivare una web tv a basso
costo?
Si,
questa è la grossa/piccola rivoluzione. Inoltre il sistema
permette un’interattività reale, a differenza del digitale
terrestre che sta cercando delle soluzioni, ma che non riesce
a trovare delle formule realmente interattive.
Cosa
intende per interattività?
La
reale possibilità di interagire, scambiando informazioni,
chattando, chiedendo pareri mentre il conduttore
sta parlando, ecc.
Le
WebTv sono in una fase di sperimentazione che presuppone, tra
l’altro, un cambiamento dei linguaggi di comunicazione. Il
linguaggio web non può avere la lunghezza descrittiva o
narrativa di quello televisivo. Come vi state orientando
rispetto a questo, avete individuato delle tipologie di
format?
L’utente
web è diverso da quello televisivo. E’ seduto davanti al pc,
non sta in poltrona, non può fare zapping velocemente, almeno
allo stato attuale, è un utente che sceglie cosa guardare e
che consuma contenuti video in fasce orarie diverse da quelle
televisive. Riguardo alla tipologia dei
contenuti, abbiamo verificato una tendenziale
preferenza per i video amatoriali.
Secondo
lei può funzionare una tv che trasmette principalmente video
amatoriali?
Quello
che funziona non è tanto il video in sé, ma la ricaduta che
la sua diffusione ha sugli utenti, cioè il diffondersi della
convinzione che chiunque può cimentarsi nel produrre e
realizzare video. Con le televisioni ‘normali’ questo non
è possibile.
Ma
chi è interessato a vedere il video amatoriale del ‘sig.
X’, se non i
suoi parenti e amici?
Si
tratta di una forma nuova di consumo, chi oggi guarda un
programma televisivo sa già quello che accadrà, il video
amatoriale rivoluziona questo approccio al contenuto, perché
non sapendo quello che può accadere, provoca la curiosità
per l’imprevisto.
Ci
spieghi cosa è il peer to peer.
Nel
file sharing ‘tradizionale’ tutti mettono a disposizione i
propri contributi e ognuno ne usufruisce senza sapere quale
sia la fonte. La differenza con il modello che noi stiamo
sperimentando è che i contenuti arrivano in redazione, viene
fatta una scelta editoriale e il contenuto viene distribuito
con la tecnologia del peer to peer. La differenza,
invece, con lo streaming 'tradizionale' è che lì c’è
un server che spedisce a tutti gli utenti la stessa
informazione, mentre nel nostro caso la sorgente spedisce i
contenuti ai primi utenti che a loro volta li ridistribuiscono
a altri utenti.
Questo
permette di avere un numero illimitato di utenti, cosa che un
server anche potente non
potrebbe gestire.
Si,
questa è la vera rivoluzione, non c’è più un server che
può gestire solo fino a un certo numero di utenti, ma un
piccolo server che distribuisce contenuti a un numero
illimitato di utenti. La modalità di trasmissione è: si
riceve e si ritrasmette. A monte c’è una sorgente che è
responsabile dei contenuti, a differenza del file sharing
dove si perde la traccia di chi ha messo in condivisione un
contenuto. Nel nostro modo di usare la tecnologia peer to
peer, la sorgente inizia la trasmissione e poi si propaga
il flusso.
Per
chiarezza, qual è la differenza con l’IpTv?
L’Iptv
è un’invenzione dei grandi gestori telefonici, i quali
vogliono avere l’esclusiva della distribuzione dei
contenuti, per cui dirottano tutto sulla banda larga, che solo
loro hanno possibilità di rivendere considerati gli altissimi
costi. L’IpTv utilizza il protocollo internet per portare
contenuti all’apparecchio televisivo. Questo significa
moltiplicazione di canali Tv, ma anche che chi ha le
infrastrutture più potenti può permettersi di offrire questa
distribuzione. Occorre investire milioni di euro per la banda
larga, per gli apparati, ecc. quindi l’Iptv è destinata a
essere gestita da pochi operatori. Con la nostra tecnologia,
invece, la WebTv diventa implementabile da chiunque perché è
uno strumento a basso costo, diventa il vero nuovo media
democratico. La differenza consisterà nella qualità dei
contenuti, perché le IpTv potranno contare su budget
elevati.
Quindi
avremo grandi distributori e un sottobosco di piccole
‘emittenti’ di contenuti paralleli e/o di
contro-contenuti.
Esattamente.
L’utente,
però, avrà la capacità di scegliere cosa vuole consumare,
perché avrà offerte diverse e diversificate. E’ possibile
prevedere uno scenario in cui le web tv offriranno contenuti
più graditi rispetto alle Iptv?
Se
non altro perché saranno gratuiti.
Secondo
lei si può produrre contenuti di qualità con queste nuove
tecnologie?
Si,
perché permettono a tutti di comunicare la propria creatività,
c’è quindi una moltiplicazione di voci che finora non
trovano canali di espressione.
Cioè
si moltiplicano i fornitori di idee.
A
livello mondiale.
TvYoung
è un ramo d’azienda di Mondoweb, società di servizi e
provider, che obiettivi vi siete posti?
Mondoweb
si occupa di servizi Internet da vari anni, TvYoung è il front
end tramite il quale sperimentiamo questa nuova tecnologia
di distribuzione, vorremmo creare una
piattaforma in cui sperimentare le nuove forme di video
on the web.
Grazie.
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