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Magazine di informazione sui  nuovi media, media digitali, multimedialità, audiovisivi,  information architecture     
Aut.Trib. di Roma n.124 del 25 marzo 2005
Tra i fili d'erba
Letizia Cortini
  Omaggio alla natura e alla primavera e alla capacità di cercare tra i fili d'erba, là dove le piccole cose possono essere più nascoste. Il pennino rimanda alla scrittura e alla poesia.
 
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MultiMedia 7 dicembre 2005  n. 5 

guardare lontano

di Antonio Medici

Nel 1996 fu pubblicata su quotidiani e riviste, e fu messa in rete, un’immagine ottenuta dal telescopio spaziale Hubble, oggi destinato a inesorabile usura per mancanza di manutenzione. Secondo gli astrofisici, quella fotografia (se così si può chiamare) “rappresenta la più remota porzione di Universo mai vista. Le galassie più deboli, lontane circa 12 miliardi di anni luce, mostrano l’universo come era quando la sua età era meno del 10% dell’età che ha oggi. Esse sono 4 miliardi di volte più deboli del limite della visione umana. Ciascun lato dell’immagine corrisponde a 1.500.000 anni luce” (www.pd.astro.it).  Cifre da capogiro, come i paradossi che ne derivano.

Macchie e striature luminose, punti di vari colori su uno sfondo nerastro sono l’immagine dell’universo vicino al Big Bang, cioè al momento della sua nascita. Quanto più lontano la tecnologia consente di spingere lo sguardo, tanto più ci muoviamo a ritroso lungo il cammino del tempo. Secondo la terminologia con cui si descrive il linguaggio delle immagini (fisse e in movimento), Hubble ci restituisce un campo lunghissimo in cui, però, ciò che vediamo “non esiste” più da miliardi di anni! Ma allora, com’è possibile che si faccia “fotografare”? La scienza ci sta prendendo in giro? Ci fidiamo troppo? O dobbiamo pensare che nulla svanisca davvero, che gli eventi continuano ad esistere una volta accaduti, propagandosi come luce per l’eternità, o almeno finché dura l’universo (e la realtà)?

 

Come è noto, la luce ha una velocità che, per quanto altissima, impiega del tempo per percorrere lo spazio. Ad esempio, quella del sole ci mette circa 8 minuti per arrivare sulla Terra. Così, andando a frugare con lo sguardo nei più remoti angoli dell’universo, troviamo traccia di eventi accaduti ormai da millenni, una traccia fatta di luce (emessa o riflessa) che si allontana dagli eventi stessi, diventando sempre più debole… Se oggi potessimo rivolgere Hubble verso di noi dalla stella Vega, potremmo vedere ciò che accadeva sulla Terra circa 25 anni fa, visto che 25 anni-luce è la distanza che separa Vega dal nostro pianeta.

 

Insomma, a voler essere pignoli, dovremmo considerare il fatto che anche le nostre percezioni visive di tutti i giorni sono sempre leggermente in ritardo sugli eventi. Ritardo trascurabile, ovviamente, ma che a pensarci bene dà una certa indeterminatezza al presente. Per fortuna, abbiamo inventato la fotografia e il cinema che, pur essendo sempre l’evocazione di un’assenza, ci consentono tuttavia di conservare e riprodurre, ogni volta che ne abbiamo voglia, un tempo o un istante definitivamente spariti, ormai persi nell’universo e lontani da noi anni-luce.

In fondo, guardare una fotografia, un film o un telegiornale vecchi di 25 anni, è come osservare la nostra vita dalla lontanissima Vega con un potente telescopio.

 

 

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