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Sembra
strano parlare ancora una volta dei Promessi Sposi dopo
che si sono versati fiumi di parole e di inchiostro
sull’opera del Manzoni, ma, oltre al mondo letterario,
anche il cinema e la televisione, appena ne hanno avuto
la possibilita’, si sono impadroniti di quello che
e’ ritenuto il romanzo principe della letteratura
italiana e ne hanno determinato la fortuna multimediale.
Non
sempre i media audiovisivi hanno trattato bene le
vicende di Lucia e di Renzo, forse condizionati anche
dai molti rimaneggiamenti operati dall’autore stesso a
partire dal “Fermo e Lucia” per passare agli
“Sposi Promessi” per approdare finalmente ai
“Promessi Sposi” e alle due edizioni del 1827 e del
1840.
Gli
sceneggiatori cinematografici e televisivi si sono
spesso lasciati suggestionare dalle diverse versioni
giungendo, come nel caso dell’edizione televisiva del
1989 in cui Don Rodrigo muore spettacolarmente colpito
da un fulmine, a mischiare le carte sovrapponendo
un’edizione all’altra.
Ma
andiamo con ordine.
I
Promessi Sposi hanno avuto tre edizioni cinematografiche
nel periodo del cinema muto. La prima nel 1909 diretta
da Luca Comerio, pioniere della cinematografia italiana
e grande documentarista, la seconda nel 1913 diretta da
Eleuterio Ridolfi, regista tra l’altro de “Gli
ultimi giorni di Pompei” nello stesso anno e attore
egli stesso, e la terza nel 1923 diretta da Mario
Bonnard, attivo fino agli anni ’60 e regista, tra
l’altro, di film interpretati da Alberto Sordi, Aldo
Fabrizi e altri nomi di spicco della commedia
all’italiana.
Nel
1941, Mario Camerini dirige la miglior versione
cinematografica del romanzo. Siamo in piena guerra e il
crescendo di avventure e disavventure dello sprovveduto
Renzo fino alla salvifica scena finale della pioggia che
travolge la peste, appaiono quasi un’allegoria delle
speranze del paese di uscire in fretta dal labirinto
bellico.
All’edizione
del 1941 partecipano molti dei migliori attori della
cinematografia italiana degli anni ’30. Gino Cervi
interpreta Renzo Tramaglino senza liberarsi del tutto
della spavalderia di Ettore Fieramosca; Dina Sassoli
e’ una delicata Lucia; Enrico Glori e’ Don Rodrigo;
completano il cast, eccezionale per l’epoca, Ruggero
Ruggeri/card. Federico Borromeo; Armando Falconi/Don
Abbondio; Carlo Ninchi/L’Innominato; Evi
Maltagliati/la Monaca di Monza; e ancora Aldo Silvani,
Franco Scandurra e Lauro Gazzolo, tutti attori che, nel
corso degli anni ’60, si sono dedicati piu’ che al
cinema, al teatro e alle nuove potenzialita’ della
televisione.
Nel
1964 troviamo una non memorabile versione
cinematografica, diretta da Mario Maffei con attori
pressocche’ sconosciuti (Maria Silva, Gil Vidal e
Manuel Monroy rispettivamente Lucia, Renzo e Rodrigo),
Carlo Campanini (don Abbondio) e altri attori, quali
Arturo Dominici, avvezzi ai set dei film in costume
realizzati tra Cinecitta’, la Spagna e la Jugoslavia.
La versione del 1964 si riduce quasi a un racconto di
cappa e spada con un pizzico di attenzione ai ritmi
degli spaghetti western che stavano per sostituire i
cosiddetti “peplum” nella cinematografia popolare
italiana.
Con
il 1974 si conclude la vicenda cinematografica del
romanzo manzoniano con “Come parli frate?” di Nanni
Moretti con Lorenza Codignola e Giorgio Viterbi, attori
morettiani, nelle vesti di Lucia e Renzo e lo stesso
Moretti nei panni di Don Rodrigo antagonista di Fra
Cristoforo interpretato da Vincenzo Vitobello, altro
attore morettiano.
Ma
e’ gia’ giunto il momento delle grandi versioni
televisive.
Alle
21.00 del 1 gennaio 1967 va in onda la prima puntata dei
“Promessi Sposi”, sceneggiato in otto puntate
diretto da Sandro Bolchi e sceneggiato dallo stesso
Bolchi e da Riccardo Bacchelli.
Si
tratta probabilmente della piu’ completa e fedele
trasposizione del romanzo nella sua versione definitiva
e accreditata dal Manzoni stesso.
Complice
l’accattivante narrazione, in voce fuori campo,
affidata a Giancarlo Sbragia, i luoghi e le sensazioni
manzoniane avvolgono il telespettatore fin dalla prima
puntata che si conclude con
l’
accorato ”addio monti sorgenti…”.
Non
si e’ ancora arrivati allo sceneggiato di tipo
cinematografico come saranno, prima timidamente, la
“Freccia Nera” nello stesso 1967 e, compiutamente,
l’ “Odissea” di Franco Rossi nel 1968, ma, con uno
sforzo senza precedenti, nell’immediata periferia di
Milano, era stato costruito un set in esterni che
riproduceva un intero quartiere della Milano del 1628.
Gli
interpreti sembrano disegnati dal Manzoni stesso: Nino
Castelnuovo, un Renzo tanto sanguigno quanto ingenuo;
Paola Pitagora, una Lucia timorata e totalmente affidata
alla Provvidenza non senza qualche bagliore di malizia
nello sguardo; Massimo Girotti un Fra Cristoforo che non
dimentica il suo passato di giovane spavaldo e
scapestrato; Tino Carraro, don Abbondio; lo stupendo
Azzeccagarbugli di Franco Parenti; Luigi Vannucchi, un
Rodrigo arrogante e conscio del suo potere; Lea Massari,
dolente Monaca di Monza; e ancora Lilla Brignone, Mario
Feliciani, Mario Pisu, Elsa Merlini, Salvo Randone,
Sergio Tofano e molti altri che rappresentano il gotha
del teatro e della televisione degli anni ’60.
Lo
sceneggiato di Bolchi, a riprova del suo successo e
della sua freschezza, e’ stato replicato spesso, in
diverse fasce orarie, con elevato ascolto e gradimento.
Nel
1989, dopo piu’ di venti anni, arriva lo sceneggiato
diretto da Salvatore Nocita, in quel momento, forse, il
regista televisivo di maggior successo. Si tratta di una
versione che soffre di molte interpolazioni tra le
diverse edizioni del romanzo, nel tentativo di offrirne
una lettura filologica e critica che pero’ tradisce in
buona parte gli intendimenti dell’autore. La
necessita’ di offrirsi al mercato televisivo mondiale,
consiglio’ la formazione di un cast internazionale di
tutto rispetto anche se alcuni degli interpreti erano
sconosciuti per il pubblico italiano, non perfettamente
calati nella parte e tornati nell’oscurita’ subito
dopo la conclusione dello sceneggiato.
Un
robusto Burt Lancaster nel ruolo del Cardinal Borromeo e
un tormentato Innominato interpretato da Murray Abraham.
A Franco Nero e’ affidata la figura di Fra Cristoforo
e Alberto Sordi interpreta un romanesco Don Abbondio.
Troviamo ancora Helmut Berger nel ruolo di Egidio ma la
Monaca di Monza e’ una sconosciuta Jenny Seagrove.
Semisconosciuti sono anche gli interpreti principali:
Danny Quinn, figlio del grande Anthony, nel ruolo di
Renzo, Delphine Forest, fotomodella francese, e’ una
improbabile Lucia che, nella filanda si lascia baciare
sul collo da Don Rodrigo interpretato da un certo Gary
Cady.
La
necessita’ di accattivarsi il mercato estero,
soprattutto quello statunitense, porto’ lo sceneggiato
a percorrere, in alcuni casi, le vie del film western
con cavalcate di “bravi” che compaiono da dietro le
colline e con un Don Rodrigo che, secondo la concezione
di punizione provvidenziale espressa dal Manzoni nella
primissima versione del romanzo, non aspetta di morire
di peste, abbandonato nel suo palazzo, ma preferisce
offrirsi quasi volontariamente, in un raptus espiatorio,
al fulmine divino dopo una cavalcata frenetica in spazi
aperti.
Il
cast e’ comunque di primissimo ordine: oltre ai gia’
citati Sordi e Nero, vi troviamo le musiche di Ennio
Morricone e, tra gli interpreti, Walter Chiari, Enrico
Beruschi, Valentina Cortese, Renzo Montagnani, Fernando
Rey, Leopoldo Trieste, Franco Citti, Dario Fo, Piera
degli Esposti, Paolo Bonacelli, Flavio Bucci e altri in
un curioso miscuglio di attori comici, attori
drammatici, cabarettisti e piccoli camei a riprova di
quanto sia sentita e desiderata la partecipazione al
romanzo del Manzoni qualunque sia il ruolo da
interpretare.
La
prima delle cinque puntate va in onda il 12 novembre
1989 e il 6 dicembre 1989, tre giorni dopo la
trasmissione dell’ultima puntata, si presenta un lungo
backstage intitolato “Con gli attori dei Promessi
Sposi sul set del film di Salvatore Nocita”.
In
effetti in televisione si parla sempre molto del romanzo
di Manzoni in modo didattico come in “DSE Luoghi della
letteratura: Lecco e i Promessi Sposi” o in termini di
linguaggio televisivo come in “Dalla penna
all’immagine: Gabriele La Porta intervista Sandro
Bolchi” o anche in modo scanzonato come in
“Marmellata” in cui Gianni Ippoliti intervista varia
umanita’ sui ricordi legati alla lettura dei
“Promessi Sposi”. Elencare tutte le tramissioni
dedicate al romanzo sarebbe troppo lungo.
Come
potevano i poveri Renzo e Lucia sottrarsi
all’irrisione della parodia? Gia’ nel 1958 Ugo
Tognazzi/Renzo e uno strepitoso Raimondo Vianello nei
panni della putibonda Lucia avevano riso del romanzo
manzoniano ma la palma della miglior parodia spetta al
“Trio” Marchesini, Solenghi, Lopez che dal 10
gennaio al 7 febbraio del 1990, a stretto giro di
palinsesto rispetto allo sceneggiato di Nocita, ci
regalano una strepitosa versione del romanzo
interpretando tutti i ruoli. Memorabili il tormentone di
Solenghi “Lorenzo che tutti chiamavano Renzo”,
ripetuto ogni volta che entra in scena il Tramaglino e
la Monaca di Monza di Massimo Lopez che nel dire
“Monza” allunga la emme come se fosse un’auto di
formula uno di passaggio davanti ai box dell’autodromo
monzese e gli ammiccamenti della falsamente timida e
pudibonda Lucia della Marchesini.
Forse
sara’ ingiusto ma probabilmente il pubblico televisivo
ha gradito di piu’ la parodia del 1990 rispetto al
film serio del 1989.
La
vicenda televisiva manzoniana prosegue con la versione
di Francesca Archibugi, intitolata “Renzo e Lucia”, trasmessa
dalle reti Mediaset nel 2004 e con il film in due
puntate “Virginia la Monaca di Monza” di Alberto
Sironi.
Il
film di Sironi, anche se non si tratta del romanzo di
Manzoni, e’ vicinissimo come ambiente e periodo
storico ai Promessi Sposi data la contiguita’ del
personaggio reale di Virginia de Leyva con gli studi del
Manzoni e la sua Monaca di Monza ed e’ stato trasmesso
in due puntate l’11 e il 12 ottobre 2004 su Raiuno
preceduto da due puntate di backstage il 6 e il 12
settembre 2004.
A
riprova dell’interesse che gli attori hanno per le
riduzioni televisive del romanzo, anche nel film
dell’Archibugi troviamo nomi di spicco quali Laura
Morante/Monaca di Monza, Paolo Villaggio/Don Abbondio,
Stefania Sandrelli/Agnese e i meno noti Stefano
Scandaletti/Renzo e Michela Macalli/Lucia,
quest’ultima, attrice non professionista, selezionata
tra un gruppo di studentesse, la cui carriera si e’
per il momento fermata.
Per
una curiosa coincidenza sia nel film dell’Archibugi
che in quello di Sironi compaiono Stefano Dionisi e Toni
Bertorelli. Toni Bertorelli interpreta Fra Cristoforo
per l’Archibugi e Don Martino per Sironi avviandosi a
una carriera ecclesiastica nell’ambito manzoniano.
Troviamo invece Stefano Dionisi nelle vesti di Don
Rodrigo in “Renzo e Lucia” e in quelle di Paolo Osio,
efferato omicida e amante della brava Giovanna
Mezzogiorno/Virginia, in “Virginia la Monaca di
Monza”: un perfetto “vilain” negli ambienti della
Milano secentesca.
La
vicenda del romanzo manzoniano nel cinema e nella
televisione si ferma qui, per ora
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