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MultiMedia 15 settembre 2006 n.15 
 
Un romanzo il cinema e la televisione
di Guido Del Pino

Sembra strano parlare ancora una volta dei Promessi Sposi dopo che si sono versati fiumi di parole e di inchiostro sull’opera del Manzoni, ma, oltre al mondo letterario, anche il cinema e la televisione, appena ne hanno avuto la possibilita’, si sono impadroniti di quello che e’ ritenuto il romanzo principe della letteratura italiana e ne hanno determinato la fortuna multimediale.

Non sempre i media audiovisivi hanno trattato bene le vicende di Lucia e di Renzo, forse condizionati anche dai molti rimaneggiamenti operati dall’autore stesso a partire dal “Fermo e Lucia” per passare agli “Sposi Promessi” per approdare finalmente ai “Promessi Sposi” e alle due edizioni del 1827 e del 1840.

Gli sceneggiatori cinematografici e televisivi si sono spesso lasciati suggestionare dalle diverse versioni giungendo, come nel caso dell’edizione televisiva del 1989 in cui Don Rodrigo muore spettacolarmente colpito da un fulmine, a mischiare le carte sovrapponendo un’edizione all’altra.

Ma andiamo con ordine.

I Promessi Sposi hanno avuto tre edizioni cinematografiche nel periodo del cinema muto. La prima nel 1909 diretta da Luca Comerio, pioniere della cinematografia italiana e grande documentarista, la seconda nel 1913 diretta da Eleuterio Ridolfi, regista tra l’altro de “Gli ultimi giorni di Pompei” nello stesso anno e attore egli stesso, e la terza nel 1923 diretta da Mario Bonnard, attivo fino agli anni ’60 e regista, tra l’altro, di film interpretati da Alberto Sordi, Aldo Fabrizi e altri nomi di spicco della commedia all’italiana.

Nel 1941, Mario Camerini dirige la miglior versione cinematografica del romanzo. Siamo in piena guerra e il crescendo di avventure e disavventure dello sprovveduto Renzo fino alla salvifica scena finale della pioggia che travolge la peste, appaiono quasi un’allegoria delle speranze del paese di uscire in fretta dal labirinto bellico.

All’edizione del 1941 partecipano molti dei migliori attori della cinematografia italiana degli anni ’30. Gino Cervi interpreta Renzo Tramaglino senza liberarsi del tutto della spavalderia di Ettore Fieramosca; Dina Sassoli e’ una delicata Lucia; Enrico Glori e’ Don Rodrigo; completano il cast, eccezionale per l’epoca, Ruggero Ruggeri/card. Federico Borromeo; Armando Falconi/Don Abbondio; Carlo Ninchi/L’Innominato; Evi Maltagliati/la Monaca di Monza; e ancora Aldo Silvani, Franco Scandurra e Lauro Gazzolo, tutti attori che, nel corso degli anni ’60, si sono dedicati piu’ che al cinema, al teatro e alle nuove potenzialita’ della televisione.

Nel 1964 troviamo una non memorabile versione cinematografica, diretta da Mario Maffei con attori pressocche’ sconosciuti (Maria Silva, Gil Vidal e Manuel Monroy rispettivamente Lucia, Renzo e Rodrigo), Carlo Campanini (don Abbondio) e altri attori, quali Arturo Dominici, avvezzi ai set dei film in costume realizzati tra Cinecitta’, la Spagna e la Jugoslavia. La versione del 1964 si riduce quasi a un racconto di cappa e spada con un pizzico di attenzione ai ritmi degli spaghetti western che stavano per sostituire i cosiddetti “peplum” nella cinematografia popolare italiana.

Con il 1974 si conclude la vicenda cinematografica del romanzo manzoniano con “Come parli frate?” di Nanni Moretti con Lorenza Codignola e Giorgio Viterbi, attori morettiani, nelle vesti di Lucia e Renzo e lo stesso Moretti nei panni di Don Rodrigo antagonista di Fra Cristoforo interpretato da Vincenzo Vitobello, altro attore morettiano.

Ma e’ gia’ giunto il momento delle grandi versioni televisive.

Alle 21.00 del 1 gennaio 1967 va in onda la prima puntata dei “Promessi Sposi”, sceneggiato in otto puntate diretto da Sandro Bolchi e sceneggiato dallo stesso Bolchi e da Riccardo Bacchelli.

Si tratta probabilmente della piu’ completa e fedele trasposizione del romanzo nella sua versione definitiva e accreditata dal Manzoni stesso.

Complice l’accattivante narrazione, in voce fuori campo, affidata a Giancarlo Sbragia, i luoghi e le sensazioni manzoniane avvolgono il telespettatore fin dalla prima puntata che si conclude con

l’ accorato ”addio monti sorgenti…”.

Non si e’ ancora arrivati allo sceneggiato di tipo cinematografico come saranno, prima timidamente, la “Freccia Nera” nello stesso 1967 e, compiutamente, l’ “Odissea” di Franco Rossi nel 1968, ma, con uno sforzo senza precedenti, nell’immediata periferia di Milano, era stato costruito un set in esterni che riproduceva un intero quartiere della Milano del 1628.

Gli interpreti sembrano disegnati dal Manzoni stesso: Nino Castelnuovo, un Renzo tanto sanguigno quanto ingenuo; Paola Pitagora, una Lucia timorata e totalmente affidata alla Provvidenza non senza qualche bagliore di malizia nello sguardo; Massimo Girotti un Fra Cristoforo che non dimentica il suo passato di giovane spavaldo e scapestrato; Tino Carraro, don Abbondio; lo stupendo Azzeccagarbugli di Franco Parenti; Luigi Vannucchi, un Rodrigo arrogante e conscio del suo potere; Lea Massari, dolente Monaca di Monza; e ancora Lilla Brignone, Mario Feliciani, Mario Pisu, Elsa Merlini, Salvo Randone, Sergio Tofano e molti altri che rappresentano il gotha del teatro e della televisione degli anni ’60.

Lo sceneggiato di Bolchi, a riprova del suo successo e della sua freschezza, e’ stato replicato spesso, in diverse fasce orarie,  con elevato ascolto e gradimento.

Nel 1989, dopo piu’ di venti anni, arriva lo sceneggiato diretto da Salvatore Nocita, in quel momento, forse, il regista televisivo di maggior successo. Si tratta di una versione che soffre di molte interpolazioni tra le diverse edizioni del romanzo, nel tentativo di offrirne una lettura filologica e critica che pero’ tradisce in buona parte gli intendimenti dell’autore. La necessita’ di offrirsi al mercato televisivo mondiale, consiglio’ la formazione di un cast internazionale di tutto rispetto anche se alcuni degli interpreti erano sconosciuti per il pubblico italiano, non perfettamente calati nella parte e tornati nell’oscurita’ subito dopo la conclusione dello sceneggiato.

Un robusto Burt Lancaster nel ruolo del Cardinal Borromeo e un tormentato Innominato interpretato da Murray Abraham. A Franco Nero e’ affidata la figura di Fra Cristoforo e Alberto Sordi interpreta un romanesco Don Abbondio. Troviamo ancora Helmut Berger nel ruolo di Egidio ma la Monaca di Monza e’ una sconosciuta Jenny Seagrove. Semisconosciuti sono anche gli interpreti principali: Danny Quinn, figlio del grande Anthony, nel ruolo di Renzo, Delphine Forest, fotomodella francese, e’ una improbabile Lucia che, nella filanda si lascia baciare sul collo da Don Rodrigo interpretato da un certo Gary Cady.

La necessita’ di accattivarsi il mercato estero, soprattutto quello statunitense, porto’ lo sceneggiato a percorrere, in alcuni casi, le vie del film western con cavalcate di “bravi” che compaiono da dietro le colline e con un Don Rodrigo che, secondo la concezione di punizione provvidenziale espressa dal Manzoni nella primissima versione del romanzo, non aspetta di morire di peste, abbandonato nel suo palazzo, ma preferisce offrirsi quasi volontariamente, in un raptus espiatorio, al fulmine divino dopo una cavalcata frenetica in spazi aperti.

Il cast e’ comunque di primissimo ordine: oltre ai gia’ citati Sordi e Nero, vi troviamo le musiche di Ennio Morricone e, tra gli interpreti, Walter Chiari, Enrico Beruschi, Valentina Cortese, Renzo Montagnani, Fernando Rey, Leopoldo Trieste, Franco Citti, Dario Fo, Piera degli Esposti, Paolo Bonacelli, Flavio Bucci e altri in un curioso miscuglio di attori comici, attori drammatici, cabarettisti e piccoli camei a riprova di quanto sia sentita e desiderata la partecipazione al romanzo del Manzoni qualunque sia il ruolo da interpretare.

La prima delle cinque puntate va in onda il 12 novembre 1989 e il 6 dicembre 1989, tre giorni dopo la trasmissione dell’ultima puntata, si presenta un lungo backstage intitolato “Con gli attori dei Promessi Sposi sul set del film di Salvatore Nocita”.

In effetti in televisione si parla sempre molto del romanzo di Manzoni in modo didattico come in “DSE Luoghi della letteratura: Lecco e i Promessi Sposi” o in termini di linguaggio televisivo come in “Dalla penna all’immagine: Gabriele La Porta intervista Sandro Bolchi” o anche in modo scanzonato come in “Marmellata” in cui Gianni Ippoliti intervista varia umanita’ sui ricordi legati alla lettura dei “Promessi Sposi”. Elencare tutte le tramissioni dedicate al romanzo sarebbe troppo lungo.

Come potevano i poveri Renzo e Lucia sottrarsi all’irrisione della parodia? Gia’ nel 1958 Ugo Tognazzi/Renzo e uno strepitoso Raimondo Vianello nei panni della putibonda Lucia avevano riso del romanzo manzoniano ma la palma della miglior parodia spetta al “Trio” Marchesini, Solenghi, Lopez che dal 10 gennaio al 7 febbraio del 1990, a stretto giro di palinsesto rispetto allo sceneggiato di Nocita, ci regalano una strepitosa versione del romanzo interpretando tutti i ruoli. Memorabili il tormentone di Solenghi “Lorenzo che tutti chiamavano Renzo”, ripetuto ogni volta che entra in scena il Tramaglino e la Monaca di Monza di Massimo Lopez che nel dire “Monza” allunga la emme come se fosse un’auto di formula uno di passaggio davanti ai box dell’autodromo monzese e gli ammiccamenti della falsamente timida e pudibonda Lucia della Marchesini.

Forse sara’ ingiusto ma probabilmente il pubblico televisivo ha gradito di piu’ la parodia del 1990 rispetto al film serio del 1989.

La vicenda televisiva manzoniana prosegue con la versione di Francesca Archibugi, intitolata “Renzo e Lucia”,  trasmessa dalle reti Mediaset nel 2004 e con il film in due puntate “Virginia la Monaca di Monza” di Alberto Sironi.

Il film di Sironi, anche se non si tratta del romanzo di Manzoni, e’ vicinissimo come ambiente e periodo storico ai Promessi Sposi data la contiguita’ del personaggio reale di Virginia de Leyva con gli studi del Manzoni e la sua Monaca di Monza ed e’ stato trasmesso in due puntate l’11 e il 12 ottobre 2004 su Raiuno preceduto da due puntate di backstage il 6 e il 12 settembre 2004.

A riprova dell’interesse che gli attori hanno per le riduzioni televisive del romanzo, anche nel film dell’Archibugi troviamo nomi di spicco quali Laura Morante/Monaca di Monza, Paolo Villaggio/Don Abbondio, Stefania Sandrelli/Agnese e i meno noti Stefano Scandaletti/Renzo e Michela Macalli/Lucia, quest’ultima, attrice non professionista, selezionata tra un gruppo di studentesse, la cui carriera si e’ per il momento fermata.

Per una curiosa coincidenza sia nel film dell’Archibugi che in quello di Sironi compaiono Stefano Dionisi e Toni Bertorelli. Toni Bertorelli interpreta Fra Cristoforo per l’Archibugi e Don Martino per Sironi avviandosi a una carriera ecclesiastica nell’ambito manzoniano. Troviamo invece Stefano Dionisi nelle vesti di Don Rodrigo in “Renzo e Lucia” e in quelle di Paolo Osio, efferato omicida e amante della brava Giovanna Mezzogiorno/Virginia, in “Virginia la Monaca di Monza”: un perfetto “vilain” negli ambienti della Milano secentesca.

La vicenda del romanzo manzoniano nel cinema e nella televisione si ferma qui, per ora

 

 

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