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Da
pochi anni in Italia le istituzioni culturali governative si
occupano di archivi audiovisivi e di recupero dei loro patrimoni.
Come noto, fino a non molto tempo fa, quando si parlava di
conservazione di audiovisivi, si faceva riferimento essenzialmente
alla Cineteca Nazionale, settore del Centro Sperimentale di
Cinematografia di Roma, preposto per legge a tale compito fin dal
1949.
Censimenti
e mappature, più o meno recenti, effettuati da istituzioni
ministeriali quali l’amministrazione archivistica italiana o da
enti quali la Fondazione Aamod (Archivio audiovisivo del movimento
operaio e democratico), hanno messo in luce una realtà ben più
complessa, multiforme e articolata, caratterizzata da una vasta rete
di organismi di raccolta, conservazione e produzione di documenti
filmici.
Al
di là di archivi noti, oltre la Cineteca nazionale, l’Istituto
Luce, la Cineteca di Bologna, quella del Friuli, il Museo nazionale
del cinema di Torino, l’Aamod e altri ancora, esistono appunto
centinaia di strutture che si occupano di cinema e di tutela di
film.
Dalla
fine degli anni settanta agli anni novanta in Italia si è cercato,
attraverso convegni, seminari, rassegne di far dialogare e
confrontare tali istituti su problematiche comuni (restauro,
catalogazione, accesso, uso, riuso di documenti filmici), grazie in
particolare all’impegno della Cineteca nazionale, della Fondazione
Aamod, degli istituti storici della Resistenza, di organismi di
coordinamento quali per esempio il CarL (Centro audiovisivi regione
Lazio). Ma al di là delle occasioni discontinue ed episodiche di
incontro, non si era mai riuscito in Italia a creare una rete di
collaborazione effettiva e operativa su obiettivi e progetti comuni.
C’è da segnalare il fatto che il riconoscimento di bene culturale
del documento filmico in Italia è avvenuto, come è noto, solo alla
fine del 1999.
Lo
studio e la ricerca scientifica in merito alla salvaguardia dei
patrimoni filmici sono storia recente. E’ vero che esistono da
oltre mezzo secolo organismi internazionali di riferimento per tutte
le questioni inerenti il trattamento dei documenti filmici, quali la
Fiaf (Federazione internazionale degli archivi di film), ma di fatto
della tutela degli audiovisivi, in quasi tutti gli archivi e le
cineteche d’Italia, si sono principalmente occupati gli addetti ai
lavori, gli operatori del settore, che hanno fatto riferimento
soprattutto alla propria esperienza e al proprio mestiere maturati
sul campo, e non certamente a discipline strutturate o a profili
professionali specifici e istituzionalizzati. Al contrario di quanto
accaduto per altri beni culturali, quali la documentazione cartacea
d’archivio, i libri, gli oggetti d’arte.
Per
quanto riguarda per esempio la catalogazione e l’accesso ai dati
sui patrimoni filmici, ogni archivio audiovisivo in Italia,
soprattutto dopo l’avvento dalla metà degli anni novanta, di
cataloghi informatizzati, di database relazionali dotati di sistemi
di information
retrieval, si è dotato di un proprio sistema
informativo, con un proprio modello descrittivo e un proprio
tracciato catalografico, tarato sulle esigenze di gestione dei
materiali, dei contenuti e delle tipologie documentarie conservati.
Non sono stati quindi seguiti standard
di descrizione specifici. L’unica eccezione è costituita dalle
regole di catalogazione per archivi di film, pubblicate dalla Fiaf
nel 1991, che derivano tuttavia dal mondo biblioteconomico e, di
fatto, almeno in Italia, non sono mai state adottate integralmente
(solo tenute presenti in parte e in certi casi).
Dal
2003 è successo un piccolo miracolo, grazie soprattutto
all’interesse e all’impegno dell’Anai (Associazione nazionale
archivistica italiana) e della sua Presidente, Isabella Orefice.
Organismo super partes
l’Anai è riuscita a sollecitare l’attenzione di discipline
tradizionali e consolidate, quali la biblioteconomia e
l’archivistica “tradizionale”, nei confronti del mondo della
conservazione filmica; e, viceversa, è riuscita a sensibilizzare
anche il mondo delle cineteche e degli archivi audiovisivi alla
necessità di tenere conto dell’esperienza di archivisti,
documentalisti, bibliotecari nel campo del trattamento dei materiali
documentari di varie tipologie da essi custoditi.
Nel
maggio 2003, a Torino, l’Anai ha organizzato un convegno
internazionale dedicato alla “memoria del cinema”, in cui
conservatori cinetecari, storici, storici del cinema, collezionisti,
bibliotecari, archivisti, formatori, si sono confrontati su una
serie di questioni. L’associazione ha quindi proposto e promosso
la costituzione di un Gruppo di Lavoro nazionale, coordinato appunto
dall’Anai, sugli standard di catalogazione dei documenti filmici,
a cui hanno finora aderito numerosi archivi audiovisivi italiani.
Il
GdL è stato inizialmente suddiviso in due sottogruppi, uno dedicato
in particolare al trattamento dei film, l’altro dell’extrafilm
(o non film, termini sull'efficacia dei quali è in corso un
dibattito), ovvero dei materiali correlati, vincolati, allegati, di
corredo ai film: oggetti, manifesti, locandine, documenti cartacei,
comunque conservati negli archivi audiovisivi.
Negli
ultimi incontri è prevalso l’interesse dei più a lavorare
proprio alla messa a punto di un tracciato catalografico per la
descrizione di un film, una
scheda filmografica comune che potesse fungere da base per
l’identificazione e la descrizione delle opere cui sono riferiti i
diversi materiali archivistici posseduti dalle istituzioni coinvolte
nel progetto (materiali in pellicola, video, foto da film, manifesti
di film, documentazione cartacea di vario tipo attinente film, etc…).
Nel
corso delle riunioni del GdL tenutesi finora dall’aprile 2004 ad
oggi, i lavori relativi a questa specifica tematica sono stati
condotti, in fase preliminare, attraverso la presentazione dei
criteri e dei tracciati descrittivi adottati dalle singole
istituzioni coinvolte, mentre, durante l’ultimo incontro di Sacile
(PN), ospitato dalla Cineteca del Friuli il 10 ottobre scorso, i
lavori sul tracciato sono entrati nella fase operativa, con la
definizione di una prima serie di campi e delle relative
specifiche (Titolo originale, varianti del titolo, titolo
episodio, titolo serie - regia - nazionalità - lingua - data/e). Il
completamento della definizione del tracciato è in programma per i
prossimi incontri del GdL (il prossimo dovrebbe tenersi a dicembre).
Il
completamento della definizione del tracciato è in programma per i
prossimi incontri del GdL (il prossimo dovrebbe tenersi a dicembre).
Un ulteriore impulso
in tale direzione è stato offerto dal progetto europeo di
standardizzazione delle pratiche di catalogazione e indicizzazione
delle opere cinematografiche recentemente varato dalla Commissione
Europea e affidato al CEN (Comité Européen de Normalisation), in
merito al quale si è recentemente costituita una Task Force cui
hanno aderito alcune tra le maggiori cineteche europee (Germania,
Francia, Regno Unito, Spagna; per l’Italia, l’interlocutore è,
per il momento, la Cineteca Nazionale, ma non sono escluse ulteriori
partecipazioni). Il progetto europeo prevede un duplice obiettivo:
1) un set minimo di regole per la catalogazione delle opere
cinematografiche / audiovisive (limitato ai 20 campi essenziali); 2)
uno standard di catalogazione completo, che possa fungere sia da
riferimento per la costituzione di nuovi database di archivi
audiovisivi, sia da linguaggio comune per l’interoperabilità tra
archivi informatizzati.
A
tale proposito, nel corso della recente riunione di Sacile, il
Gruppo di lavoro Anai, avendo constatato come il proprio lavoro
sulla scheda filmografica nazionale venga a coincidere con le
finalità del progetto europeo, ha deciso di attenersi, in questa
fase, al primo obiettivo stabilito dalla Task Force europea, e cioè
la definizione di uno standard minimo costituito da 20 campi
(accompagnato dal relativo glossario), considerandolo il tracciato
minimo utile per la condivisione dei dati e per l’interoperabilità
tra database anche a livello nazionale.
E’
infine da segnalare che, per i progetti in questione, si profilano
ulteriori sviluppi a livello nazionale. Infatti, poiché al progetto
di standard europeo di catalogazione film dovrà corrispondere
la creazione di un “mirror committee” presso i singoli enti di
unificazione nazionali, un’apposita commissione dovrà essere
costituita in Italia all’interno dell’Uni (Ente italiano di
unificazione), in particolare nell’ambito della sua commissione
Diam (Documentazione, informazione automatica, micrografia).
In
considerazione di tali sviluppi, il gruppo Anai ha deciso di avviare
i contatti con la commissione Uni-Diam per illustrare il lavoro
condotto finora e proporsi per una collaborazione.
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