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Aut.Trib. di Roma n.124 del 25 marzo 2005
 
 
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MultiMedia 24 novembre 2005  n. 4
Archivi audiovisivi in Italia: l'impegno del Gruppo di Lavoro Anai sul tema della descrizione dei patrimoni filmici e non
di Letizia Cortini e Maria Assunta Pimpinelli

Da pochi anni in Italia le istituzioni culturali governative si occupano di archivi audiovisivi e di recupero dei loro patrimoni. Come noto, fino a non molto tempo fa, quando si parlava di conservazione di audiovisivi, si faceva riferimento essenzialmente alla Cineteca Nazionale, settore del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, preposto per legge a tale compito fin dal 1949.

Censimenti e mappature, più o meno recenti, effettuati da istituzioni ministeriali quali l’amministrazione archivistica italiana o da enti quali la Fondazione Aamod (Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico), hanno messo in luce una realtà ben più complessa, multiforme e articolata, caratterizzata da una vasta rete di organismi di raccolta, conservazione e produzione di documenti filmici.

Al di là di archivi noti, oltre la Cineteca nazionale, l’Istituto Luce, la Cineteca di Bologna, quella del Friuli, il Museo nazionale del cinema di Torino, l’Aamod e altri ancora, esistono appunto centinaia di strutture che si occupano di cinema e di tutela di film.

Dalla fine degli anni settanta agli anni novanta in Italia si è cercato, attraverso convegni, seminari, rassegne di far dialogare e confrontare tali istituti su problematiche comuni (restauro, catalogazione, accesso, uso, riuso di documenti filmici), grazie in particolare all’impegno della Cineteca nazionale, della Fondazione Aamod, degli istituti storici della Resistenza, di organismi di coordinamento quali per esempio il CarL (Centro audiovisivi regione Lazio). Ma al di là delle occasioni discontinue ed episodiche di incontro, non si era mai riuscito in Italia a creare una rete di collaborazione effettiva e operativa su obiettivi e progetti comuni. C’è da segnalare il fatto che il riconoscimento di bene culturale del documento filmico in Italia è avvenuto, come è noto, solo alla fine del 1999.

Lo studio e la ricerca scientifica in merito alla salvaguardia dei patrimoni filmici sono storia recente. E’ vero che esistono da oltre mezzo secolo organismi internazionali di riferimento per tutte le questioni inerenti il trattamento dei documenti filmici, quali la Fiaf (Federazione internazionale degli archivi di film), ma di fatto della tutela degli audiovisivi, in quasi tutti gli archivi e le cineteche d’Italia, si sono principalmente occupati gli addetti ai lavori, gli operatori del settore, che hanno fatto riferimento soprattutto alla propria esperienza e al proprio mestiere maturati sul campo, e non certamente a discipline strutturate o a profili professionali specifici e istituzionalizzati. Al contrario di quanto accaduto per altri beni culturali, quali la documentazione cartacea d’archivio, i libri, gli oggetti d’arte.

Per quanto riguarda per esempio la catalogazione e l’accesso ai dati sui patrimoni filmici, ogni archivio audiovisivo in Italia, soprattutto dopo l’avvento dalla metà degli anni novanta, di cataloghi informatizzati, di database relazionali dotati di sistemi di information  retrieval, si è dotato di un proprio sistema informativo, con un proprio modello descrittivo e un proprio tracciato catalografico, tarato sulle esigenze di gestione dei materiali, dei contenuti e delle tipologie documentarie conservati. Non sono stati quindi seguiti standard di descrizione specifici. L’unica eccezione è costituita dalle regole di catalogazione per archivi di film, pubblicate dalla Fiaf nel 1991, che derivano tuttavia dal mondo biblioteconomico e, di fatto, almeno in Italia, non sono mai state adottate integralmente (solo tenute presenti in parte e in certi casi).

 Dal 2003 è successo un piccolo miracolo, grazie soprattutto all’interesse e all’impegno dell’Anai (Associazione nazionale archivistica italiana) e della sua Presidente, Isabella Orefice. Organismo super partes l’Anai è riuscita a sollecitare l’attenzione di discipline tradizionali e consolidate, quali la biblioteconomia e l’archivistica “tradizionale”, nei confronti del mondo della conservazione filmica; e, viceversa, è riuscita a sensibilizzare anche il mondo delle cineteche e degli archivi audiovisivi alla necessità di tenere conto dell’esperienza di archivisti, documentalisti, bibliotecari nel campo del trattamento dei materiali documentari di varie tipologie da essi custoditi.

Nel maggio 2003, a Torino, l’Anai ha organizzato un convegno internazionale dedicato alla “memoria del cinema”, in cui conservatori cinetecari, storici, storici del cinema, collezionisti, bibliotecari, archivisti, formatori, si sono confrontati su una serie di questioni. L’associazione ha quindi proposto e promosso la costituzione di un Gruppo di Lavoro nazionale, coordinato appunto dall’Anai, sugli standard di catalogazione dei documenti filmici, a cui hanno finora aderito numerosi archivi audiovisivi italiani. 

Il GdL è stato inizialmente suddiviso in due sottogruppi, uno dedicato in particolare al trattamento dei film, l’altro dell’extrafilm (o non film, termini sull'efficacia dei quali è in corso un dibattito), ovvero dei materiali correlati, vincolati, allegati, di corredo ai film: oggetti, manifesti, locandine, documenti cartacei, comunque conservati negli archivi audiovisivi.

Negli ultimi incontri è prevalso l’interesse dei più a lavorare proprio alla messa a punto di un tracciato catalografico per la descrizione di un film, una scheda filmografica comune che potesse fungere da base per l’identificazione e la descrizione delle opere cui sono riferiti i diversi materiali archivistici posseduti dalle istituzioni coinvolte nel progetto (materiali in pellicola, video, foto da film, manifesti di film, documentazione cartacea di vario tipo attinente film, etc…).

Nel corso delle riunioni del GdL tenutesi finora dall’aprile 2004 ad oggi, i lavori relativi a questa specifica tematica sono stati condotti, in fase preliminare, attraverso la presentazione dei criteri e dei tracciati descrittivi adottati dalle singole istituzioni coinvolte, mentre, durante l’ultimo incontro di Sacile (PN), ospitato dalla Cineteca del Friuli il 10 ottobre scorso, i lavori sul tracciato sono entrati nella fase operativa, con la definizione di una prima serie di campi e delle relative specifiche (Titolo originale, varianti del titolo, titolo episodio, titolo serie - regia - nazionalità - lingua - data/e). Il completamento della definizione del tracciato è in programma per i prossimi incontri del GdL (il prossimo dovrebbe tenersi a dicembre).

Il completamento della definizione del tracciato è in programma per i prossimi incontri del GdL (il prossimo dovrebbe tenersi a dicembre).

Un ulteriore impulso in tale direzione è stato offerto dal progetto europeo di standardizzazione delle pratiche di catalogazione e indicizzazione delle opere cinematografiche recentemente varato dalla Commissione Europea e affidato al CEN (Comité Européen de Normalisation), in merito al quale si è recentemente costituita una Task Force cui hanno aderito alcune tra le maggiori cineteche europee (Germania, Francia, Regno Unito, Spagna; per l’Italia, l’interlocutore è, per il momento, la Cineteca Nazionale, ma non sono escluse ulteriori partecipazioni). Il progetto europeo prevede un duplice obiettivo: 1) un set minimo di regole per la catalogazione delle opere cinematografiche / audiovisive (limitato ai 20 campi essenziali); 2) uno standard di catalogazione completo, che possa fungere sia da riferimento per la costituzione di nuovi database di archivi audiovisivi, sia da linguaggio comune per l’interoperabilità tra archivi informatizzati.

A tale proposito, nel corso della recente riunione di Sacile, il Gruppo di lavoro Anai, avendo constatato come il proprio lavoro sulla scheda filmografica nazionale venga a coincidere con le finalità del progetto europeo, ha deciso di attenersi, in questa fase, al primo obiettivo stabilito dalla Task Force europea, e cioè la definizione di uno standard minimo costituito da 20 campi (accompagnato dal relativo glossario), considerandolo il tracciato minimo utile per la condivisione dei dati e per l’interoperabilità tra database anche a livello nazionale.

E’ infine da segnalare che, per i progetti in questione, si profilano ulteriori sviluppi a livello nazionale. Infatti, poiché al progetto di standard europeo di catalogazione film dovrà corrispondere la creazione di un “mirror committee” presso i singoli enti di unificazione nazionali, un’apposita commissione dovrà essere costituita in Italia all’interno dell’Uni (Ente italiano di unificazione), in particolare nell’ambito della sua commissione Diam (Documentazione, informazione automatica, micrografia).

In considerazione di tali sviluppi, il gruppo Anai ha deciso di avviare i contatti con la commissione Uni-Diam per illustrare il lavoro condotto finora e proporsi per una collaborazione.

 

 

 

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