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Aut.Trib. di Roma n.124 del 25 marzo 2005
  
 
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MultiMedia 31 maggio 2006 n.6 
APPUNTO SUL TRASFERIMENTO DEL CENTRO DI FOTORIPRODUZIONE, LEGATORIA E RESTAURO DEGLI ARCHIVI DI STATO
di Gigliola Fioravanti


(Un appello di Gigliola Fioravanti, direttrice del Cflr al quale Multi Media aderisce)

Il Centro di fotoriproduzione, legatoria e restauro degli Archivi di Stato, (d’ora in avanti CFLR), creato nel 1963 (dpr 1409/63) quale istituto dipendente dall’Amministrazione archivistica, all’epoca appartenente al Ministero dell’Interno, ha svolto e svolge funzioni di studio, di ricerca, di sperimentazione e di intervento tramite le più moderne tecnologie nelle linee di attività concernenti la prevenzione, la conservazione, la riproduzione e il restauro dei beni archivistici appartenenti allo Stato, agli enti pubblici, territoriali e non, agli archivi privati segnalati con apposito provvedimento quali archivi di interesse storico. Dal 1970 il CFLR è situato in via Costanza Baudana Vaccolini, 14 (Trastevere) in uno stabile appartenente alla società immobiliare MIRIES. Il relativo contratto di locazione, rinnovato fino al 2000 non ha subito incrementi, se non quelli previsti dall’ISTAT, per oltre 18 anni. Nel mese di settembre 2005, la società, dopo aver affidato la trattazione dei suoi interessi ad uno studio legale (Balla e Seppiacci) ha avviato le trattative di fine contratto, con l’intento di ottenere un nuovo canone con un aumento considerevole, ma nei limiti dei prezzi di mercato nella zona. In breve, la richiesta per la nuova locazione prevede un incremento da 1.380.000,00 euro a 2.200.000,00 euro per il prossimo sessennio.
Avuta indicazione dal Dipartimento per la ricerca, innovazione e organizzazione, cui l’istituto appartiene dal sett. 2004, di procedere negli adempimenti connessi al rinnovo, la scrivente, dirigente del CFLR ha prodotto un’ampia relazione (si allega copia) e l’ha presentata all’Agenzia del Demanio e all’ufficio “Roma capitale” in modo da ottenere il visto di congruità del costo della nuova locazione. In detta relazione sono stati rappresentati gli elementi che concorrono ad evitare il trasferimento del CFLR ad altra sede per motivi finanziari e per ragioni di opportunità istituzionale. Lo stabile fin dall’inizio fu predisposto, con interventi onerosi a carico del Ministero dell’Interno ( di cui non si conoscono le cifre ), per accogliere le macchine e gli strumenti dei 5 laboratori che costituivano l’ossatura dell’istituto (rinforzo solai, abbattimento di pareti, allocazione della camera oscura, ecc.). Nel corso degli ultimi 5 anni, sotto la mia direzione (dicembre 2001) sono stati compiuti interventi per gli adempimenti imposti dalla legge 626, per la sicurezza dei lavoratori e degli ambienti di lavoro, nonché per restituire al CFLR quel ruolo leader in materia di prevenzione, conservazione e restauro anche utilizzando le nuove tecnologie che in questi ultimi dieci anni si sono ampiamente sviluppate al servizio delle suddette attività e in funzione della comunicazione e della valorizzazione del patrimonio documentario. In breve, sono state realizzate le seguenti opere: impianto elettrico, impianto idrico, cablaggio passivo e attivo dell’intero stabile, creazione di server di supporto all’attività di conservazione dei file digitali e della loro diffusione per tutte le amministrazioni e del ministero e di coloro che desiderano lo storage e la promozione del proprio archivio digitalizzato, rinnovamento e nuova funzionalità per i laboratori di restauro, di chimica, di biologia (con l’acquisto anche di nuovi strumenti e di nuove macchine), per la biblioteca (con l’apertura al pubblico del patrimonio estremamente specialistico posseduto), creazione dal nulla del laboratorio di acquisizione digitale, creazione di un bunker, progettato e realizzato su iniziativa della Direzione generale per gli Archivi, anche dietro suggerimento del Comitato tecnico scientifico internazionale del Consiglio internazionale degli Archivi (UNESCO), necessario per la conservazione dei supporti non tradizionali (microfilm, supporti ottici e magnetici, ecc.), installazione di una nuova cella di invecchiamento artificiale dedicata ai supporti tradizionali e non, anche in correlazione con uno strumento –unico in Italia - per il monitoraggio del deterioramento fisico-chimico e per l’obsolescenza tecnologica dei supporti CD e DVD, installazione della macchina per verificare l’utilizzo senza danni delle microonde ai fini di disinfestazione, disinfezione e asciugatura del materiale cartaceo, adeguamento del piano rialzato e della sala convegni a fini didattici e di comunicazione in occasione dei numerosi eventi che vengono realizzati per il grande pubblico.
Tutto quanto sopra citato ha costituito un impegno finanziario del Ministero per oltre 4 miliardi delle vecchie lire (calcolando in lire anche le centinaia di migliaia di euro spesi dopo il 2002). Inoltre il patrimonio di microfilm conservato nel bunker (fondo della Allied Control Commission for Italy, 1943-1947) ha raggiunto un costo per l’Amministrazione archivistica di oltre 5 miliardi. Tale patrimonio, spostato dalla sede in cui viene mantenuto a condizioni di umidità e temperatura ottimali, rischia il deterioramento irreversibile, oltre che una perdita secca in termini di conoscenza del nostro recente passato.
L’ipotesi di un trasferimento presso i locali dell’Istituto centrale per la patologia del libro ( d’ora in avanti ICPL), già definita dal Dipartimento per la ricerca, l’innovazione e l’organizzazione, non solo non assicura gli spazi necessari e vitali per la prosecuzione dell’attività del CFLR, ma costituirebbe una grave e pesante interruzione delle sue molteplici attività con ricadute negative anche sul piano finanziario. Si elenca quanto segue:

• Non si potrebbe più esercitare per un periodo indefinito, a motivo dell’ampio arco di tempo necessario non solo al trasferimento di strutture complesse, ma per il riadattamento, il recupero funzionale e la duplicazione delle infrastrutture necessarie e già possedute nell’attuale sede, tutta la serie dei sopralluoghi, della progettazione concernente i restauri dei beni archivistici dello Stato e dei soggetti vigilati, delle verifiche ambientali, con successive analisi di laboratorio, presso 100 archivi di stato, presso gli archivi vigilati (comuni, province, archivi privati vincolati, ecc. ), a seguito di un organico programma di lavoro, realizzato dietro intesa con il Dipartimento degli archivi e delle biblioteche (esiste un protocollo di intesa tra i due dipartimenti in tema di conservazione del patrimonio archivistico e bibliotecario);
• Interruzione della attività di ricerca, organizzata anche a seguito della realizzazione di convenzioni (tutte autorizzate dal Ministero), con varie Università (Udine, Bologna-Ravenna, Arezzo-Siena, La Sapienza, Bari, Ancona), con enti di ricerca (ENEA, Museo della scienza- Fondazione rinascimento digitale, ecc.)) con società e imprese (Italtel, Emitech, Jumbo, ecc.), convenzioni che oltre a far avanzare la ricerca applicata al patrimonio, costituiscono anche una fonte preziosa per l’attribuzione di assegni di studio a giovani ricercatori che operano a fianco dei nostri tecnici (un biologo, un chimico, un informatico, un tecnico del suono). L’interruzione significherebbe una perdita di credibilità, la fine di ricerche avanzate, la perdita per quei giovani di assegni di ricerca, cruciale per la loro permanenza nel mondo degli studi;
• L’interruzione delle attività di restauro significherebbe anche l’impossibilità di mantenere impegni presi con le istituzioni nazionali ed estere in occasione di grandi eventi espositivi, quali la mostra su Mantenga. Allo stesso modo non si potrebbero rispettare i termini di accordo e di collaborazione intrapresi con il Vaticano, ovvero con la Congregazione per la Dottrina della fede, archivio del Sant’Uffizio, con il Pontificio Collegio irlandese. Per tali istituzioni, infatti, il CFLR ha avviato da tempo attività di consulenza e di intervento diretto sui beni documentari, anche attraverso la digitalizzazione delle serie archivistiche, le quali, specie nel caso del Pontificio Collegio sono stoccate sul nostro server per la comunicazione agli enti di ricerca e al mondo degli studi;
• Il trasferimento comporterebbe inoltre la sospensione dell’attività formativa, cui il superiore Ministero ha dato rilievo specie tra gli obiettivi assegnati al dirigente. Tale attività si concretizza in stage per conservatori e restauratori (mese di settembre), in corsi di aggiornamento per il personale dell’Amministrazione archivistica, in seminari collegati ai master professionalizzanti e incardinati in apposite convenzioni con le sunnominate università;
• Non ultimo danno conseguente all’interruzione, si avrebbe per quanto riguarda gli adempimenti sottoscritti nel quadro del progetto europeo TAPE (Training for Audiovisual Preservation in Europe), di cui questo istituto è il solo partner per l’Italia. In proposito, si ricorda che in sede di business meeting (Vienna 17-20 maggio c.m.) il CFLR è stato investito dell’organizzazione e della realizzazione dell’evento “expert meeting” (25-27 ottobre c.a.) in materia di tecnologia digitale del suono e del video;
• Il trasferimento all’ICPL significa la fusione dei laboratori con la facile previsione della impossibilità di gestire il personale, anche sotto il profilo della sicurezza e delle responsabilità dei due dirigenti. Inoltre, mentre le attrezzature dei laboratori del CFLR sono estremamente aggiornate, lo stesso non si può dire dell’altro istituto. L’ingovernabilità degli spazi vitali sarebbe il blocco delle attività e l’insorgenza di conflitti estremamente dannosi per i nevralgici compiti dei due istituti.
Si chiede all’autorità superiore del MIBAC di confrontare le ricadute negative e la perdita di tutti gli investimenti effettuatati nei decenni sulla sede del CFLR con la spesa, indubbiamente onerosa, dell’aumento della locazione, tenendo conto della perdita di ruolo del CFLR, che solo dopo molto tempo, con dispendio di risorse intellettuali e umane e attraverso nuovi e costosissimi investimenti sui locali assegnati potrebbe recuperare in funzionalità e credibilità. Il patrimonio archivistico nazionale è, infatti, sotto il controllo dell’Istituto, non solo tramite le operazioni di monitoraggio continuo su tutto il territorio del Paese, ma con interventi diretti di restauro, di analisi, di studio e di acquisizione digitale, conservata a lungo termine anche nel Digital repository.

 

 

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