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Aut.Trib. di Roma n.124 del 25 marzo 2005
  
 
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MultiMedia 30 novembre 2006 n. 20
 
IL FOTOGIORNALISMO IN ITALIA 1945-2005
Quando la cronaca si fa arte
di Jessika Pini

Tazio Secchiaroli, Manifestazione neofascista all'Altare della Patria contro l'invasione sovietica in Ungheria. Roma 1956

Una storia dell’Italia fotografata, un’Italia che si guarda in uno specchio lungo sessant’anni, attraverso gli occhi di chi, durante questo tempo, si è fermato a fotografarla. E insieme un’analisi su come è cambiato il mondo dell’informazione e con esso il mestiere del fotoreporter. Sono questi i temi racchiusi nella mostra Il fotogiornalismo in Italia. Linee di tendenza e percorsi 1945-2005 che, dopo la Biennale Internazionale di Fotografia di Torino dello scorso anno, approda a Milano, al museo di Storia Contemporanea, con un’aggiunta di 40 scatti sulla capitale Lombarda dell’ultimo decennio.

Il fotoreporter Uliano Lucas, curatore della mostra, ha selezionato oltre 350 immagini che scandiscono la storia del paese, passando in rassegna: l’Italia nell’immediato dopoguerra, la ricostruzione, Cinecittà e la “dolce vita” romana negli anni ’60, il periodo della contestazione, il terrorismo, la crisi della Fiat e la legislatura Craxi, l’immigrazione e le nuove guerre.
Viene dato ampio spazio al periodo postbellico e del Boom, che, forse non a torto, si può considerare il più vivace per la società e la cultura italiana dal ’45 ad oggi. Dopo l’oscurantismo fascista, il mondo intellettuale e la stampa reagirono con un grande respiro di libertà. Stanchi delle patinate immagini di regime, hanno sentito con forza il bisogno di scrivere e mostrare, con il rigore del documentario, la reale condizione del paese.

È in questo contesto che nasce il fotogiornalismo italiano, in ritardo di alcuni decenni rispetto ad altri paesi europei e agli Stati Uniti. Le proteste dei mugnai davanti alla prefettura di Napoli, l’interno misero di un’abitazione, i volti sporchi ed emaciati dei minatori sembrano i fermo immagine di un film neorealista, in cui la forza della fotografia è essa stessa cronaca.
Un po’ come nel cinema, si fece presto largo la voglia di argomenti più leggeri: il pubblico era stanco di brutture e voleva voltare pagina.

Il fotogiornalismo impegnato gradualmente cedette spazio, nel favore dei lettori, a quello d’intrattenimento e gli editori non si lasciarono scappare l’occasione, Tra i giornali popolari, però vengono sottolineate le esperienze di Le Ore e Vie Nuove, due rotocalchi nati negli anni ’60 che costituiscono rari esempi di compresenza di reportage d’informazione e d’intrattenimento. Ma del resto sono gli anni del Boom e del cinema italiano famoso nel mondo, gli anni della “dolce vita” romana, dei paparazzi e delle dive. Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Silvana Mangano, Stefania Sandrelli, Catherine Spaak splendide nelle foto di Chiara Samugheo e di Pierluigi Praturlon.

Mentre negli anni Cinquanta le fotografie erano fornite alle testate da agenzie nel decennio successivo il fotoreporter segue il giornalista sulla notizia per dare una maggiore caratterizzazione delle immagini in relazione al testo.

Dopo il ’68 si osa di più. Le immagini si fanno sempre più forti per creare impatto sul lettore. Il terrorismo, i morti ammazzati dalla mafia sono sbattuti sui giornali in tutta la loro crudezza. In questo contesto di caccia alla notizia, dove ogni testata ha il suo staff di fotoreporter, inizia a lavorare Uliano Lucas, documentando le lotte studentesche e operaie a Milano e Torino.

La sezione dedicata agli ultimi quindici anni denota un appiattimento delle immagini, che perdono parte del loro potere espressivo a favore della spettacolarizzazione, esattamente come succede in quei film pieni di effetti speciali usati fine a se stessi. Negli anni ’90, con la diffusione delle banche dati on line, si è assistito ad una standardizzazione delle immagini, fornite da poche e grandi agenzie.
I reportage fotografici sono diventate opere d’arte che trovano spazio nelle gallerie. E i fotoreporter? È forse un mestiere che va scomparendo?

Informazioni
Milano, Museo di Storia contemporanea
Via Sant’Andrea, 6
Fino al 7 gennaio 2007
Da martedì a domenica 9.30 / 13.00 – 14.00 / 19.30
Chiuso Lunedì

http://www.ulianolucas.it/stampa.html

 

 

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