MultiMedia 
Nuovi Media, Audiovisivi, Multimedialità,  Information Architecture  
Aut.Trib. di Roma n.124 del 25 marzo 2005
  
 
rivistarch.gif (8404 byte)

home
chi siamo
contattateci
associatevi
 
 

 
 Gli Annali articoli e saggi libri slides tesi documentazione normativa formazione english version  
numeri precedenti  
MultiMedia Magazine 
  Primo Piano

 

MultiMedia 30 novembre 2006 n. 20

 

leggere on line




 L’occasione, appena trascorsa, del “mese per la promozione del libro e della lettura” svoltosi  su iniziativa dell’Istituto del libro – Ministero per i beni e le attività culturali, ha offerto lo spunto per alcune considerazioni su libro e lettura rispetto alla rivoluzione digitale in corso.

Da quando, mediante computer, supporti digitali e reti informatiche, è diventato facilmente realizzabile il passaggio dal testo a stampa a quello in formato elettronico, si è, nello stesso tempo, scatenato intorno a risultati e prospettive della trasformazione un acceso dibattito tra conservatori ed innovatori.

Per i primi, soprattutto la lettura dei testi al computer si è rivelata un totale insuccesso. Non solo le promesse tecnologiche non sono state mantenute, ma negli ultimi anni il grado di risoluzione dei display non ha raggiunto neanche lontanamente quello offerto dal testo a stampa. Inoltre, è stato dimostrato che la lettura da schermo è più lenta e dispersiva di almeno un 30% rispetto a quella cartacea. In più, i dispositivi per il trattamento e la lettura elettronica dei testi, dal punto di vista della versatilità, comodità e maneggevolezza, non sono neanche paragonabili al medium libro, universalmente accessibile e pronto all’uso in qualsiasi occasione: a letto, in spiaggia, in autobus ecc. Vero e proprio simbolo di questa disfatta: l’e-book, salutato inizialmente, addirittura, come il successore del libro a stampa, ma, a distanza di tempo, rivelatosi un flop, un fallimento commerciale e tecnologico.

Di tutt’altro avviso gli innovatori. Per loro la storia è ben diversa. Si, è vero, qualche problema c’è, ma le attuali inadeguatezze dei supporti digitali rispetto al cartaceo sono temporanee, destinate a breve ad essere risolte dall’inarrestabile sviluppo tecnologico. Insomma, alte risoluzioni, schermi flessibili, e-paper ed inchiostri elettronici sono proprio dietro l’angolo, dopodiché il vecchio libro a stampa potrà, definitivamente, finire in soffitta. 

Tuttavia, le cose non sono così semplici come sia gli avversari che i fautori delle nuove tecnologie sostengono. La questione del libro e della lettura nell’era digitale è più complessa e non riducibile ad un mero scontro sull’efficacia vera o presunta di una serie di dispositivi atti all’immagazzinamento, distribuzione e lettura dei testi in formato elettronico. Ma si tratta, come spiega Roger Chartier, autorevole storico di cultura scritta, in un suo articolo “Leggere on line, che fatica”, uscito di recente sulla rivista Reset, di  una questione che primariamente investe la sfera culturale. Lo studioso francese non si oppone pregiudizialmente alla rivoluzione del testo digitale, anzi, ma vuole però capire ciò che sta effettivamente avvenendo, ossia quali sono e saranno le conseguenze di una comunicazione elettronica che producendo, a getto continuo, una marea di testi non solo travolge i lettori, ma rischia di generare uno stato di barbarie testuale. Inoltre, secondo Chartier, la rivoluzione digitale provoca scomparse disorientanti: scomparsa dei supporti cartacei, scomparsa dell’identità ed unitarietà di un testo, scomparsa dello stesso autore. E quindi, che fare? Per evitare nel prossimo futuro l’irreversibile frazionamento del libro e conseguentemente lo smarrimento del lettore, per prima cosa va fatta chiarezza, devono essere distinti due aspetti fondamentali del testo elettronico: da un lato una comunicazione elettronica aperta, mobile, gratuita e dall’altro un’edizione elettronica dove il testo risulti, invece, fissato, circoscritto e chiuso. In altre parole, per Chartier la priorità è contrastare la tendenza alla frammentazione insita nel testo digitale inteso sia come supporto elettronico sia come modalità di lettura. Il contrasto deve basarsi sulla possibilità di identificare sempre l’opera a prescindere dal tipo di supporto attraverso il quale viene diffusa e soprattutto sulla certezza di poter sempre percepire lo scritto digitale come discorso continuo. In definitiva, il testo digitale, accostandolo come più volte si è fatto ai supporti dell’antichità, deve cercare di allontanarsi dal volumen per avvicinarsi il più possibile al codex, cioè ad una lettura organizzata all’interno di una percezione globale dell’opera.

 

Roger Chartier “Leggere on line, che fatica” 

 http://www.eurozine.com

 

 

>>top