| Un “tunnel” del divertimento,
del coinvolgimento multisensoriale e della sorpresa
spiazzante: questa l’esperienza vissuta visitando
la mostra “Sensi Sotto Sopra” allestita
nello spazio teatrale del Palladium alla Garbatella,
in occasione del Romaeuropa festival 2006, dal 29 settembre
al 20 ottobre. Architettura interna e funzione del teatro
Palladium sono state stravolte, ribaltate, per ospitare
una rassegna di 13 ambienti-installazioni d’arte
contemporanea che, per il loro carattere interattivo,
immersivo, connettivo, pongono lo spettatore al centro
dello spettacolo artistico rendendolo attivo protagonista
di opere ad alto contenuto tecnologico. Artisti giovani
e meno giovani, noti e meno noti, provenienti da diverse
parti del mondo, cresciuti in una società multimediale
in continua evoluzione e accomunati dall’interesse
per una sperimentazione artistica basata sull’impiego
delle più avanzate tecnologie, rinomati gruppi italiani
come “Studio Azzurro” - attivi dagli anni
Ottanta nel campo della video-arte -, sono stati chiamati
a raccolta dal curatore della mostra Richard Castelli
per mettere in scena le loro creazioni. Emisferi e immagini
digitali, luci stroboscopiche e raggi infrarossi, proiezioni-video
e pattern visuali che scorrono “sopra” la
testa e “sotto” i piedi dell’osservatore,
investono a 360 gradi, combinandosi con suoni e rumori,
la sfera percettiva di chi affronta l’itinerario
dell’esposizione attraversando la zona della platea
e del palco. Tra le installazioni che si incontrano
in questa prima parte della mostra vorrei segnalare
per impatto visivo ed emotivo: “Hemisphere”
installazione immersiva, ideata dal tedesco Ulf Langheinrich
- in collaborazione con Jeffrey Shaw progettista della
struttura -, consistente in una cupola sospesa sulla
platea animata da immagini digitali generate da un sistema
di cinque PC, collegati ad altrettanti proiettori, accompagnate
da effetti sonori. Distesi sul pavimento, accomodati
su morbidi cuscini, ci si ritrova immersi in una dimensione
da primordi dell’universo oppure da microcosmo
biologico. Tra gli ambienti che occupano la zona del
palco restano impressi: “Cancello
la tua traccia” ed “Helikopter”.
Il primo è uno spazio interattivo, ideato dal cinese
d’adozione francese Du Zhenjun, attraverso il
quale il visitatore sperimenta un passaggio scandito
dalla improvvisa e spiazzante apparizione-video, su
un pavimento in pvc, di nude presenze umane indaffarate
a cancellare con ogni mezzo le tracce del suo incedere.
Qualche rappresentante del mondo femminile, considerando
il risvolto giocoso dell’invenzione, potrebbe
pensare: “magari se ne potesse usufruire tra le
mura domestiche !”. Il secondo nasce come scenografia
interattiva per un balletto, progettata dal “visual
artist” tedesco Holger Forterer: grazie a un sistema
di infrarossi che rileva la presenza umana il visitatore
vive l’esperienza virtuale di camminare, lasciando
i segni del proprio passaggio, su una superficie pavimentale
che si trasforma ora in uno specchio d’acqua ora
in una coltre di fumo ora in un pattern di forme astratto-geometriche
in movimento sincrono con i nostri spostamenti o gesti.
Che piacere poter librarsi virtualmente e leggiadramente
sull’acqua ! Apparecchiature, congegni, teatrini,
visioni, che sono un omaggio al teatro e al cinema,
che si ispirano in particolare ai concetti base, all’“illusione”,
ai procedimenti dello spettacolo cinematografico occupano
invece la zona del foyer e, in parte, del palco. Visitando
questa sezione si può rimanere incuriositi e sorpresi
dalla installazione, composta di “sculture animate”,
intitolata “The
Scream” dell’americano Gregory Barsamian:
varcata la soglia dello spazio riservato all’installazione
lo spettatore ha l’impressione, anzi meglio dire
l’illusione, rafforzata da un’illuminazione
di luci stroboscopiche sincronizzate, di trovarsi di
fronte a una serie di “animate” teste scolpite,
tutte uguali, collocate in cima a una struttura a raggiera,
che contemporaneamente si mettono in moto per gridare,
aprire la bocca e fagocitare se stesse per poi riproposi
integre e ricominciare il ciclo in modo continuo. Lo
stupore interviene allorché si scopre il principio base
che informa la struttura e la semplice tecnologia che
la caratterizza: le sculture riproducono i singoli fotogrammi
di una sequenza cinematografica, fotogrammi scolpiti
che visti in rapida successione, che scorrendo velocemente
su una dinamica struttura circolare, danno quell’illusione
che è propria del cinema d’animazione. Divertenti,
ironici e miniaturistici spettacoli, sospesi tra cinema,
teatro e arte elettronica, inscatolati e schermati all’interno
di neri involucri collocati nel corridoio del foyer,
ipnotizzano, a tappe, lo sguardo del visitatore. Si
tratta dei “teatri ottici” scaturiti dalla
fantasia dell’ “artiste-vidéaste”
francese Pierrick
Sorin. A calcare la scena di questi teatrini è l’immagine
virtuale, in miniatura, dell’artista stesso che,
indossando panni diversi e recitando ruoli differenti,
è attore protagonista di operazioni, invenzioni ed esperimenti
da eccentrico laboratorio “futuristico”
intitolati alla “pillola gravitazionale”,
al “televisore olografico”, al “generatore
di giga-bebè”, all’“operatore personale
di chirurgia facciale”. Andando verso la galleria
si incontra uno schermo-video, che proponendo “estratti
in split-screen” dal film “Lo
strangolatore di Boston” di Richard Fleischer,
ci rammenta un tipo di cinema sperimentale, di rottura
dell’unitaria e lineare narrazione cinematografica,
da riscoprire nei suoi molteplici e simultanei punti
di vista. Salendo in galleria si accede al risvolto
convesso della cupola che copre la sottostante platea.
La calotta ospita la proiezione “Il soffio sull’angelo,
primo naufragio del pensiero”, tratta dall’omonima
installazione interattiva di Studio
Azzurro, consistente in immagini di nudi maschili
e femminili che fluttuano, come corpi alla deriva, in
uno spazio oscuro senza gravità, aggrappandosi a oggetti-simbolo
della civiltà umana come ad ancore di salvezza per non
cadere in basso. La ricerca del gruppo Studio Azzurro,
gruppo attivo dal 1982 nel campo della video-arte, si
è orientata negli ultimi anni verso un’integrazione
fra immagine elettronica e ambiente, e verso un coinvolgimento
interattivo dello spettatore all’interno di “ambienti
sensibili” dai sofisticati e nascosti dispositivi
informatici. Al termine dell’itinerario della
mostra si può essere investiti da un senso di ludica
soddisfazione per aver contribuito in qualità di coautori
all’attivazione e al completamento di opere-installazioni
concepite per dialogare e interagire con un pubblico
aperto a un’anticonvenzionale fruizione estetica.
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