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Aut.Trib. di Roma n.124 del 25 marzo 2005
  
 
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MultiMedia 31 ottobre 2006 n.18 

 

SENSI SOTTO SOPRA

di Sveva Mandolesi

Un “tunnel” del divertimento, del coinvolgimento multisensoriale e della sorpresa spiazzante: questa l’esperienza vissuta visitando la mostra “Sensi Sotto Sopra” allestita nello spazio teatrale del Palladium alla Garbatella, in occasione del Romaeuropa festival 2006, dal 29 settembre al 20 ottobre. Architettura interna e funzione del teatro Palladium sono state stravolte, ribaltate, per ospitare una rassegna di 13 ambienti-installazioni d’arte contemporanea che, per il loro carattere interattivo, immersivo, connettivo, pongono lo spettatore al centro dello spettacolo artistico rendendolo attivo protagonista di opere ad alto contenuto tecnologico. Artisti giovani e meno giovani, noti e meno noti, provenienti da diverse parti del mondo, cresciuti in una società multimediale in continua evoluzione e accomunati dall’interesse per una sperimentazione artistica basata sull’impiego delle più avanzate tecnologie, rinomati gruppi italiani come “Studio Azzurro” - attivi dagli anni Ottanta nel campo della video-arte -, sono stati chiamati a raccolta dal curatore della mostra Richard Castelli per mettere in scena le loro creazioni. Emisferi e immagini digitali, luci stroboscopiche e raggi infrarossi, proiezioni-video e pattern visuali che scorrono “sopra” la testa e “sotto” i piedi dell’osservatore, investono a 360 gradi, combinandosi con suoni e rumori, la sfera percettiva di chi affronta l’itinerario dell’esposizione attraversando la zona della platea e del palco. Tra le installazioni che si incontrano in questa prima parte della mostra vorrei segnalare per impatto visivo ed emotivo: “Hemisphere” installazione immersiva, ideata dal tedesco Ulf Langheinrich - in collaborazione con Jeffrey Shaw progettista della struttura -, consistente in una cupola sospesa sulla platea animata da immagini digitali generate da un sistema di cinque PC, collegati ad altrettanti proiettori, accompagnate da effetti sonori. Distesi sul pavimento, accomodati su morbidi cuscini, ci si ritrova immersi in una dimensione da primordi dell’universo oppure da microcosmo biologico. Tra gli ambienti che occupano la zona del palco restano impressi: “Cancello la tua traccia” ed “Helikopter”. Il primo è uno spazio interattivo, ideato dal cinese d’adozione francese Du Zhenjun, attraverso il quale il visitatore sperimenta un passaggio scandito dalla improvvisa e spiazzante apparizione-video, su un pavimento in pvc, di nude presenze umane indaffarate a cancellare con ogni mezzo le tracce del suo incedere. Qualche rappresentante del mondo femminile, considerando il risvolto giocoso dell’invenzione, potrebbe pensare: “magari se ne potesse usufruire tra le mura domestiche !”. Il secondo nasce come scenografia interattiva per un balletto, progettata dal “visual artist” tedesco Holger Forterer: grazie a un sistema di infrarossi che rileva la presenza umana il visitatore vive l’esperienza virtuale di camminare, lasciando i segni del proprio passaggio, su una superficie pavimentale che si trasforma ora in uno specchio d’acqua ora in una coltre di fumo ora in un pattern di forme astratto-geometriche in movimento sincrono con i nostri spostamenti o gesti. Che piacere poter librarsi virtualmente e leggiadramente sull’acqua ! Apparecchiature, congegni, teatrini, visioni, che sono un omaggio al teatro e al cinema, che si ispirano in particolare ai concetti base, all’“illusione”, ai procedimenti dello spettacolo cinematografico occupano invece la zona del foyer e, in parte, del palco. Visitando questa sezione si può rimanere incuriositi e sorpresi dalla installazione, composta di “sculture animate”, intitolata “The Scream” dell’americano Gregory Barsamian: varcata la soglia dello spazio riservato all’installazione lo spettatore ha l’impressione, anzi meglio dire l’illusione, rafforzata da un’illuminazione di luci stroboscopiche sincronizzate, di trovarsi di fronte a una serie di “animate” teste scolpite, tutte uguali, collocate in cima a una struttura a raggiera, che contemporaneamente si mettono in moto per gridare, aprire la bocca e fagocitare se stesse per poi riproposi integre e ricominciare il ciclo in modo continuo. Lo stupore interviene allorché si scopre il principio base che informa la struttura e la semplice tecnologia che la caratterizza: le sculture riproducono i singoli fotogrammi di una sequenza cinematografica, fotogrammi scolpiti che visti in rapida successione, che scorrendo velocemente su una dinamica struttura circolare, danno quell’illusione che è propria del cinema d’animazione. Divertenti, ironici e miniaturistici spettacoli, sospesi tra cinema, teatro e arte elettronica, inscatolati e schermati all’interno di neri involucri collocati nel corridoio del foyer, ipnotizzano, a tappe, lo sguardo del visitatore. Si tratta dei “teatri ottici” scaturiti dalla fantasia dell’ “artiste-vidéaste” francese Pierrick Sorin. A calcare la scena di questi teatrini è l’immagine virtuale, in miniatura, dell’artista stesso che, indossando panni diversi e recitando ruoli differenti, è attore protagonista di operazioni, invenzioni ed esperimenti da eccentrico laboratorio “futuristico” intitolati alla “pillola gravitazionale”, al “televisore olografico”, al “generatore di giga-bebè”, all’“operatore personale di chirurgia facciale”. Andando verso la galleria si incontra uno schermo-video, che proponendo “estratti in split-screen” dal film “Lo strangolatore di Boston” di Richard Fleischer, ci rammenta un tipo di cinema sperimentale, di rottura dell’unitaria e lineare narrazione cinematografica, da riscoprire nei suoi molteplici e simultanei punti di vista. Salendo in galleria si accede al risvolto convesso della cupola che copre la sottostante platea. La calotta ospita la proiezione “Il soffio sull’angelo, primo naufragio del pensiero”, tratta dall’omonima installazione interattiva di Studio Azzurro, consistente in immagini di nudi maschili e femminili che fluttuano, come corpi alla deriva, in uno spazio oscuro senza gravità, aggrappandosi a oggetti-simbolo della civiltà umana come ad ancore di salvezza per non cadere in basso. La ricerca del gruppo Studio Azzurro, gruppo attivo dal 1982 nel campo della video-arte, si è orientata negli ultimi anni verso un’integrazione fra immagine elettronica e ambiente, e verso un coinvolgimento interattivo dello spettatore all’interno di “ambienti sensibili” dai sofisticati e nascosti dispositivi informatici. Al termine dell’itinerario della mostra si può essere investiti da un senso di ludica soddisfazione per aver contribuito in qualità di coautori all’attivazione e al completamento di opere-installazioni concepite per dialogare e interagire con un pubblico aperto a un’anticonvenzionale fruizione estetica.

 

 

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