| “Ciao mamma, voglio solo
che tu sappia che ti amo. Io voglio che tutti voi sappiate
che vi amo. Questa dichiarazione a cosa serve? Dov’è
lo Stato? Io non sono colpevole e non merito la condanna
a morte.... La mia verità sarà sempre
la mia verità. Per voi non c’è famiglia
e non ci sono amici; non ho paura per quello che mi
fate. Nessuna famiglia per te… boia ! Assassino…rendimi
i miei diritti, ridammi la mia vita!”
A prima vista siamo indotti a pensare che queste frasi
siano state pronunciate in qualche B movie americano
nella scena in cui un uomo innocente, nella camera della
morte, viene ingiustamente giustiziato; e invece no,
sono parole realmente pronunciate da uno dei condannati
a morte nel carcere di Huntsville in Texas e pubblicate
nella page
dei “last statement” del sito
del Texas Departement of Criminal Justice.
Ancora una volta il paese più moderno del mondo
ci stupisce; lo fa consentendo ai dead men walking di
proferire pubblicamente, al cospetto del boia e dei
parenti delle vittime, una verità destinata a
rimanere l’ultimo appello di un uomo prima della
condanna capitale. Non sta a noi giudicare, ne tanto
meno stabilire l’innocenza o la colpevolezza di
un condannato solo sulla base delle sue ultime parole,
ma rimane a mio avviso lo sconcerto di fronte ad un
esempio di amministrazione del sistema giudiziario al
limite dell’intrattenimento morboso.
Ma cerchiamo di capire meglio come
è strutturato il sito: si presenta come un “normale”
sito istituzionale, con la presentazione del dipartimento,
i contatti, le informazioni generali e uno spazio riservato
a chi è in cerca di lavoro, se non fosse per
quel “materiale umano” di cui sono piene
le pagine. Infatti andando in profondità scopriamo
presto che è possibile accedere alle schede segnaletiche
dei detenuti in attesa di pena capitale e leggere storie
agghiaccianti accompagnate da foto segnaletiche pressoché
identiche a quelle che siamo abituati a vedere nei film.
Facce indurite dalla vita e a volte spaventate dalla
consapevolezza dell’irreparabilità degli
errori commessi, fanno da contorno a vicende in cui
spicca un particolare ancora più raccapricciante:
più della metà a cui la giustizia del
Texsas ha destinato un ago nelle vene è poco
più che maggiorenne.
“L’ atto che ho commesso
non è stato solo atroce ma insensato….Io
non solo sono sconvolto, ma anche moto rattristato per
quello che sta succedendo qui stasera. Sono rattristato
per un sistema che dice di voler proteggere le persone
sole, ma anch’io ero solo la sera che commisi
quel vergognoso errore…Stasera noi diciamo al
mondo che non ci sono seconde opportunità negli
occhi della giustizia, stasera noi diciamo ai nostri
bambini che uccidere, in alcuni casi, è corretto..
Ci sono molti uomini come me nel braccio della morte,
persone buone e mai recuperate, che sono state vittima
di emozioni fuorvianti. Diamo a queste persone l’opportunità
di fare ciò che è corretto, diamo loro
l’opportunità di riparare agli errori commessi.
Molti di loro vogliono uscire dalla confusione che li
ha accecati ma non sanno come…Il problema non
consiste nella mancanza di persone disposte ad aiutarli,
ma nel modo in cui li si aiuta. Stasera non ci saranno
vincitori e nessuno troverà la risposta. Stasera
nessuno andrà via appagato”
Queste le ultime parole di Napoleon Beazley, arrestato
a 18 anni per aver commesso un omicidio e giustiziato
“on line” all’età di 25.
Qualcuno potrebbe obbiettare facendoci
notare che esistono paesi in cui si perdono completamente
le tracce di molte delle persone assoggettate alla giustizia
e che la trasparenza e la condivisione dei dati e delle
informazioni a cui si accede nel sito del Texas Departement
of Criminal Justice possa conferire valore all’amministrazione
della giustizia capitale.
Personalmente trovo che la risposta che il Dipartimento
di Giustizia Criminale del Texas abbia trovato a questa
possibile obbiezione sia insufficiente a stabilire una
parvenza di condotta esemplare e trasparente nella applicazione
della legge capitale e che la sua “interfaccia
multimediale” non sia altro che un pretesto per
conferire visibilità e cercare consenso per una
pratica disumana come la pena di morte, in qualsiasi
paese venga applicata.
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