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Aut.Trib. di Roma n.124 del 25 marzo 2005
  
 
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MultiMedia 15 maggio 2007 n.27  
 

Last Statement on line

di Giovanna Fiorucci

“Ciao mamma, voglio solo che tu sappia che ti amo. Io voglio che tutti voi sappiate che vi amo. Questa dichiarazione a cosa serve? Dov’è lo Stato? Io non sono colpevole e non merito la condanna a morte.... La mia verità sarà sempre la mia verità. Per voi non c’è famiglia e non ci sono amici; non ho paura per quello che mi fate. Nessuna famiglia per te… boia ! Assassino…rendimi i miei diritti, ridammi la mia vita!”
A prima vista siamo indotti a pensare che queste frasi siano state pronunciate in qualche B movie americano nella scena in cui un uomo innocente, nella camera della morte, viene ingiustamente giustiziato; e invece no, sono parole realmente pronunciate da uno dei condannati a morte nel carcere di Huntsville in Texas e pubblicate nella page dei “last statement” del sito del Texas Departement of Criminal Justice.
Ancora una volta il paese più moderno del mondo ci stupisce; lo fa consentendo ai dead men walking di proferire pubblicamente, al cospetto del boia e dei parenti delle vittime, una verità destinata a rimanere l’ultimo appello di un uomo prima della condanna capitale. Non sta a noi giudicare, ne tanto meno stabilire l’innocenza o la colpevolezza di un condannato solo sulla base delle sue ultime parole, ma rimane a mio avviso lo sconcerto di fronte ad un esempio di amministrazione del sistema giudiziario al limite dell’intrattenimento morboso.

Ma cerchiamo di capire meglio come è strutturato il sito: si presenta come un “normale” sito istituzionale, con la presentazione del dipartimento, i contatti, le informazioni generali e uno spazio riservato a chi è in cerca di lavoro, se non fosse per quel “materiale umano” di cui sono piene le pagine. Infatti andando in profondità scopriamo presto che è possibile accedere alle schede segnaletiche dei detenuti in attesa di pena capitale e leggere storie agghiaccianti accompagnate da foto segnaletiche pressoché identiche a quelle che siamo abituati a vedere nei film. Facce indurite dalla vita e a volte spaventate dalla consapevolezza dell’irreparabilità degli errori commessi, fanno da contorno a vicende in cui spicca un particolare ancora più raccapricciante: più della metà a cui la giustizia del Texsas ha destinato un ago nelle vene è poco più che maggiorenne.

“L’ atto che ho commesso non è stato solo atroce ma insensato….Io non solo sono sconvolto, ma anche moto rattristato per quello che sta succedendo qui stasera. Sono rattristato per un sistema che dice di voler proteggere le persone sole, ma anch’io ero solo la sera che commisi quel vergognoso errore…Stasera noi diciamo al mondo che non ci sono seconde opportunità negli occhi della giustizia, stasera noi diciamo ai nostri bambini che uccidere, in alcuni casi, è corretto.. Ci sono molti uomini come me nel braccio della morte, persone buone e mai recuperate, che sono state vittima di emozioni fuorvianti. Diamo a queste persone l’opportunità di fare ciò che è corretto, diamo loro l’opportunità di riparare agli errori commessi. Molti di loro vogliono uscire dalla confusione che li ha accecati ma non sanno come…Il problema non consiste nella mancanza di persone disposte ad aiutarli, ma nel modo in cui li si aiuta. Stasera non ci saranno vincitori e nessuno troverà la risposta. Stasera nessuno andrà via appagato”
Queste le ultime parole di Napoleon Beazley, arrestato a 18 anni per aver commesso un omicidio e giustiziato “on line” all’età di 25.

Qualcuno potrebbe obbiettare facendoci notare che esistono paesi in cui si perdono completamente le tracce di molte delle persone assoggettate alla giustizia e che la trasparenza e la condivisione dei dati e delle informazioni a cui si accede nel sito del Texas Departement of Criminal Justice possa conferire valore all’amministrazione della giustizia capitale.
Personalmente trovo che la risposta che il Dipartimento di Giustizia Criminale del Texas abbia trovato a questa possibile obbiezione sia insufficiente a stabilire una parvenza di condotta esemplare e trasparente nella applicazione della legge capitale e che la sua “interfaccia multimediale” non sia altro che un pretesto per conferire visibilità e cercare consenso per una pratica disumana come la pena di morte, in qualsiasi paese venga applicata.


 

 


 

 

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