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La proposta
della Commissione Europea sulla direttiva relativa ai
servizi nel mercato interno, nota come direttiva
Bolkestein, adottata a febbraio
dal parlamento Europeo, ha visto una battuta d'arresto
dell'entusiasmo iniziale a seguito
dell''esclusione dalla regolamentazione di importanti
settori, in quanto considerati “servizi di interesse
generale”.
Il settore degli audiovisivi, definito
primario per “società, democrazia e cultura”,
rientra nella lista degli esclusi poiché, come
si legge nel testo della direttiva, riveste “un ruolo
fondamentale in sede di formazione di identità
culturali e di opinioni pubbliche”. A pochi mesi dall’approvazione
da parte dell’UNESCO della Convenzione per la protezione
e la promozione della diversità culturale, la
salvaguardia dell’identità culturale dei paesi
membri esclude i servizi audiovisivi dalla libera circolazione
dei servizi nel mercato interno europeo. Sembrerebbe,
quindi, che gli obiettivi di ordine culturale, prevaricando
rispetto alle ragioni di mercato, escludano il settore
dei media dagli effetti della strategia di Lisbona che,
adottata dalle istituzioni Europee nel 2005, impone
criteri di crescita e occupazione alla totalità
delle politiche europee, comprese quelle ambientali
o sanitarie.
Tale ipotesi è tuttavia smentita
dal fatto che non solo la società dell’informazione
ricopre un ruolo significativo all’interno dell’obiettivo
di Lisbona, ma gli audiovisivi stessi ne costituiscono
il cardine. L’iniziativa i2010 “Una società dell’informazione
europea per la crescita e l’occupazione”, lanciata nel
2005 allo scopo di creare un mercato interno per la
società dell’informazione e i servizi mediatici,
ha infatti come obiettivo primario la modernizzazione
del quadro normativo per i servizi audiovisivi.
Per affrontare l’innovazione tecnologica
e accelerare l’avvento di un mercato unico dei servizi
televisivi e lo sviluppo dell’industria dei contenuti,
il 13 Dicembre scorso la Commissione Europea ha proposto
la revisione della direttiva Televisione Senza Frontiere
(89/552/EEC), il testo giuridico di riferimento per
la libera circolazione dei servizi di emittenza radiotelevisiva
all’interno dell’Unione dal 1989. I punti cardine della
revisione sono l’alleggerimento delle normative che
gravano sui fornitori di servizi televisivi, a pari
condizioni di concorrenza e a prescindere dalla tecnologia
utilizzata, e la maggiore accessibilità al finanziamento
grazie a nuove forme di pubblicità, come lo schermo
ripartito e la pubblicità interattiva. In particolare,
per quanto riguarda l’approccio regolamentare graduale,
si distinguono i servizi lineari dai servizi non-lineari
(on-demand), e si riducono a principi minimi di base
le regole che governano i secondi per permetterne lo
sviluppo futuro. Per quanto concerne la nuova regolamentazione
in materia di pubblicità, si lascia invariato
il tetto quantitativo di 12 minuti all’ora ma non si
definiscono nei dettagli la frequenza e le modalità
delle interruzioni pubblicitarie. Infine, si autorizza
il posizionamento di prodotti all’interno dei programmi
televisivi a scopo promozionale (product placement)
a patto che il consumatore sia informato al principio
del programma.
Nonostante
la tutela dei minori e le regolamentazioni contro l’incitamento
all’odio razziale rimangano requisiti di base che regolano
tutti i servizi audiovisivi, escludendo i cosiddetti
“programmi protetti” (programmi di attualità,
notiziari e programmi dedicati ai bambini) dalle nuove
regole pubblicitarie, i criteri di crescita e competitività
appaiono come principi cardine della nuova direttiva
sugli audiovisivi. La contraddizione con quanto dichiarato
all’approvazione della direttiva Bolkestein sui “servizi
audiovisivi come servizi di interesse generale” appare
evidente. Tuttavia, come è avvenuto per la direttiva
dei servizi, l’approvazione definitiva da parte del
Parlamento Europeo e del Consiglio potrebbe modificare
sostanzialmente la proposta di revisione. Per cominciare,
i deputati dovranno affrontare alcune questioni basilari
che concernono l’applicazione in termini pratici della
normativa. Come concordare il product placement
con il principio di separazione tra pubblicità
e contenuto dei programmi di modo da proteggere indipendenza
e integrità editoriale? Come applicare la definizione
di “programmi protetti” nel caso di generi misti come
l’ifotainment o i programmi dedicati alla salute?
I telespettatori, che sono notoriamente pazienti, aspetteranno
l’epilogo legislativo almeno fino al 2007.
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