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Aut.Trib. di Roma n.124 del 25 marzo 2005
 
 
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MultiMedia 30 novembre 2006 n. 20 
 
LE FRONTIERE EUROPEE DELLA NORMATIVA SUGLI AUDIOVISIVI
di Ornella Nicotra

La proposta della Commissione Europea sulla direttiva relativa ai servizi nel mercato interno, nota come direttiva Bolkestein, adottata a febbraio dal parlamento Europeo, ha visto una battuta d'arresto dell'entusiasmo iniziale a seguito dell''esclusione dalla regolamentazione di importanti settori, in quanto considerati “servizi di interesse generale”.

Il settore degli audiovisivi, definito primario per “società, democrazia e cultura”, rientra nella lista degli esclusi poiché, come si legge nel testo della direttiva, riveste “un ruolo fondamentale in sede di formazione di identità culturali e di opinioni pubbliche”. A pochi mesi dall’approvazione da parte dell’UNESCO della Convenzione per la protezione e la promozione della diversità culturale, la salvaguardia dell’identità culturale dei paesi membri esclude i servizi audiovisivi dalla libera circolazione dei servizi nel mercato interno europeo. Sembrerebbe, quindi, che gli obiettivi di ordine culturale, prevaricando rispetto alle ragioni di mercato, escludano il settore dei media dagli effetti della strategia di Lisbona che, adottata dalle istituzioni Europee nel 2005, impone criteri di crescita e occupazione alla totalità delle politiche europee, comprese quelle ambientali o sanitarie.

Tale ipotesi è tuttavia smentita dal fatto che non solo la società dell’informazione ricopre un ruolo significativo all’interno dell’obiettivo di Lisbona, ma gli audiovisivi stessi ne costituiscono il cardine. L’iniziativa i2010 “Una società dell’informazione europea per la crescita e l’occupazione”, lanciata nel 2005 allo scopo di creare un mercato interno per la società dell’informazione e i servizi mediatici, ha infatti come obiettivo primario la modernizzazione del quadro normativo per i servizi audiovisivi.

Per affrontare l’innovazione tecnologica e accelerare l’avvento di un mercato unico dei servizi televisivi e lo sviluppo dell’industria dei contenuti, il 13 Dicembre scorso la Commissione Europea ha proposto la revisione della direttiva Televisione Senza Frontiere (89/552/EEC), il testo giuridico di riferimento per la libera circolazione dei servizi di emittenza radiotelevisiva all’interno dell’Unione dal 1989. I punti cardine della revisione sono l’alleggerimento delle normative che gravano sui fornitori di servizi televisivi, a pari condizioni di concorrenza e a prescindere dalla tecnologia utilizzata, e la maggiore accessibilità al finanziamento grazie a nuove forme di pubblicità, come lo schermo ripartito e la pubblicità interattiva. In particolare, per quanto riguarda l’approccio regolamentare graduale, si distinguono i servizi lineari dai servizi non-lineari (on-demand), e si riducono a principi minimi di base le regole che governano i secondi per permetterne lo sviluppo futuro. Per quanto concerne la nuova regolamentazione in materia di pubblicità, si lascia invariato il tetto quantitativo di 12 minuti all’ora ma non si definiscono nei dettagli la frequenza e le modalità delle interruzioni pubblicitarie. Infine, si autorizza il posizionamento di prodotti all’interno dei programmi televisivi a scopo promozionale (product placement) a patto che il consumatore sia informato al principio del programma.

Nonostante la tutela dei minori e le regolamentazioni contro l’incitamento all’odio razziale rimangano requisiti di base che regolano tutti i servizi audiovisivi, escludendo i cosiddetti “programmi protetti” (programmi di attualità, notiziari e programmi dedicati ai bambini) dalle nuove regole pubblicitarie, i criteri di crescita e competitività appaiono come principi cardine della nuova direttiva sugli audiovisivi. La contraddizione con quanto dichiarato all’approvazione della direttiva Bolkestein sui “servizi audiovisivi come servizi di interesse generale” appare evidente. Tuttavia, come è avvenuto per la direttiva dei servizi, l’approvazione definitiva da parte del Parlamento Europeo e del Consiglio potrebbe modificare sostanzialmente la proposta di revisione. Per cominciare, i deputati dovranno affrontare alcune questioni basilari che concernono l’applicazione in termini pratici della normativa. Come concordare il product placement con il principio di separazione tra pubblicità e contenuto dei programmi di modo da proteggere indipendenza e integrità editoriale? Come applicare la definizione di “programmi protetti” nel caso di generi misti come l’ifotainment o i programmi dedicati alla salute? I telespettatori, che sono notoriamente pazienti, aspetteranno l’epilogo legislativo almeno fino al 2007.

 

 

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