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Il vostro sito Internet termina con
il suffisso “.it” ma commercializza e promuove prodotti
e iniziative a livello europeo? Per uscire dai confini
nazionali ora c’è uno strumento in più
che si aggiunge al multilinguismo per permettere ai
contenuti web di dichiarare la propria identità
paneuropea: si tratta del dominio di primo livello “.eu”.
Scuole, club, associazioni
culturali o singoli cittadini che gestiscono un blog
hanno avuto la possibilità di registrare un nome
di dominio o un indirizzo di posta elettronica con il
suffisso “.eu”. Unica condizione: essere residenti in
uno stato membro e utilizzare un nome di minimo due
caratteri che non sia già stato utilizzato da
uno dei 300.000 enti pubblici, titolari di marchi commerciali
e detentori di diritti prioritari che hanno richiesto
la registrazione del dominio con diritto prioritario
(fase del progetto nominata sunrise).
Accanto ai domini generici (“.com”, “.org”
o “.int”), e ai codici dei paesi (“.it”, “.fr”, “.es”),
il dominio “.eu” integra i domini di primo
livello già esistenti nell’Unione Europea offrendo
la tutela del diritto comunitario, ad esempio rispetto
alla protezione dei dati personali. Inoltre, il dominio
“.eu” offrirà visibilità a livello europeo
e la possibilità di convogliare in un unico portale
i siti gemelli che terminano con suffissi di diversi
paesi membri.
Le richieste pervenute sono validate
dal consorzio Eurid, un organismo privato senza scopo
di lucro che si occupa della gestione amministrativa
e del funzionamento del nome di dominio. Tuttavia, per
poter accedere al dominio europeo, il richiedente deve
scegliere un conservatore di registro attivo nel proprio
stato membro (la lista dei conservatori di registro
accreditati è disponibile sul sito www.eurid.org)
tramite il quale riceverà il modulo di richiesta
e quindi la notifica dell’attivazione. Il servizio
è offerto in cambio di un compenso, che mette in
concorrenza i conservatori del registro in
base a prezzi, qualità e servizi offerti aggiungendo
un diverso margine di profitto alla tariffa di base
che copre le spese amministrative.
Il consiglio
è ovviamente quello di affrettarsi visto che
nel selezionare le richieste si utilizza un
criterio valido a livello europeo: quello del primo
arrivato.
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