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Aut.Trib. di Roma n.124 del 25 marzo 2005
 
 
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MultiMedia 15 marzo 2006  n. 7
I lavoratori immateriali di McKenzie 
di Giulia Mezzabarba
Un manifesto hacker: lavoratori immateriali di tutto il mondo unitevi!

Collana “Serie Bianca Feltrinelli”

Edito da Feltrinelli, 2005.

pagg. 178
€ 11,00
>> www.feltrinelli.it

Se vi riconoscete nella definizione di persona che trae piacere nella sfida intellettuale di scavalcare o aggirare creativamente dei limiti sappiate allora che siete degli hacker.

Per Wark McKenzie – l’autore di “Un manifesto hacker” – è semplicemente riduttivo e fondamentalmente inesatto identificare l’hacker solo con un programmatore esperto o un appassionato di informatica – per i quali, forse, vale più la denominazione di geek, cioè ‘smanettone’ patito di informatica –  se non addirittura con un pirata informatico.  Si tratta piuttosto di un produttore immateriale, un generatore di idee nate dalla capacità di astrazione e sintesi; invece l’hack è la trovata, l’invenzione come motore di innovazione.

McKenzie parla di un folto gruppo di individui che ancora non sanno di essere una nuova classe sociale, incessante produttrice di idee dalle quali però non può trarre nessuno vantaggio personale; infatti,  chi frutta le idee sono i detentori dei mezzi di produzione che convertiranno le idee in merce. La classe hacker, essendo numericamente piccola e non possedendo i mezzi di produzione, si ritrova intrappolata tra la politica delle masse dal basso e la politica dei padroni dall’alto.

Il libro è strutturato come il classico scritto programmatico, articolato in 389 brevi articoli relativi alle 16 categorie concettuali dell'Astrazione, Classe, Istruzione, Hacking, Storia, Informazione, Natura, Produzione, Proprietà, Rappresentazione, Rivolta, Stato, Soggetto, Surplus, Vettore, Mondo.

Inevitabile il confronto con un più noto e storico manifesto, proprio perché McKenzie ripropone nella rivoluzione informatica la dialettica delle classi, che aveva caratterizzato la precedente rivoluzione industriale. Tuttavia, a nostro avviso, il suo è anche il tentativo di spiegare cos’è l’hack e chi è l’hacker non solo a chi da spettatore, più o meno scaltrito, partecipa all’evoluzione tecnologica in atto da decenni, ma soprattutto agli Hacker stessi per un percorso di autocoscienza e autodeterminazione. Inoltre, in diverse categorie – come ad esempio nell’Informazione – traccia un’analisi abbastanza chiara dello stato dell’arte nell’era post mass-media.

Non condividiamo completamente le teorie del McKenzie in ogni caso ne consigliamo la lettura come un invito alla riflessione.

 

 

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