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Se vi
riconoscete nella definizione di persona che trae piacere
nella sfida intellettuale di scavalcare o aggirare
creativamente dei limiti sappiate allora che siete degli
hacker.
Per Wark
McKenzie – l’autore di “Un manifesto hacker” – è
semplicemente riduttivo e fondamentalmente inesatto
identificare l’hacker solo con un programmatore esperto o un
appassionato di informatica – per i quali, forse, vale più
la denominazione di geek, cioè ‘smanettone’ patito di
informatica – se non addirittura con un pirata informatico.
Si tratta piuttosto di un produttore immateriale, un
generatore di idee nate dalla capacità di astrazione e
sintesi; invece l’hack è la trovata, l’invenzione come
motore di innovazione.
McKenzie parla
di un folto gruppo di individui che ancora non sanno di
essere una nuova classe sociale, incessante produttrice di
idee dalle quali però non può trarre nessuno vantaggio
personale; infatti, chi frutta le idee sono i detentori dei
mezzi di produzione che convertiranno le idee in merce.
La classe hacker, essendo numericamente piccola e non
possedendo i mezzi di produzione, si ritrova intrappolata
tra la politica delle masse dal basso e la politica dei
padroni dall’alto.
Il libro è
strutturato come il classico scritto programmatico,
articolato in 389 brevi articoli relativi alle 16 categorie
concettuali dell'Astrazione, Classe, Istruzione, Hacking,
Storia, Informazione, Natura, Produzione, Proprietà,
Rappresentazione, Rivolta, Stato, Soggetto, Surplus,
Vettore, Mondo.
Inevitabile il
confronto con un più noto e storico manifesto, proprio
perché McKenzie ripropone nella rivoluzione informatica la
dialettica delle classi, che aveva caratterizzato la
precedente rivoluzione industriale. Tuttavia, a nostro
avviso, il suo è anche il tentativo di spiegare cos’è l’hack
e chi è l’hacker non solo a chi da spettatore, più o meno
scaltrito, partecipa all’evoluzione tecnologica in atto da
decenni, ma soprattutto agli Hacker stessi per un percorso
di autocoscienza e autodeterminazione. Inoltre, in diverse
categorie – come ad esempio nell’Informazione – traccia
un’analisi abbastanza chiara dello stato dell’arte nell’era
post mass-media.
Non condividiamo completamente le teorie del McKenzie in
ogni caso ne consigliamo la lettura come un invito alla
riflessione.
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