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Aut.Trib. di Roma n.124 del 25 marzo 2005
 
 
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MultiMedia 15 luglio 2006  n. 13
LEET SPEAK - COSI' PARLANO I NERDS
di Giulia Mezzabarba

 

http://digilander.libero.it/gianniottimista/trad.html
Stato: Italia.
Lingua: Italiano

I nuovi media hanno sempre portato con sé nuove modalità d’espressione, nuovi linguaggi. Basti solo pensare alla rivoluzione linguistica innescata dalla televisione. Tuttavia, i media dell’era digitale propongono qualcosa di più, creando non solo linguaggi veloci, in sincronia con la rapidità stessa dei sistemi di comunicazione, ma anche nuovi grafemi per generarli. Il pensiero va agli sms, e alla leggerezza con cui vengono sacrificate la grammatica e la sintassi ufficiale in nome dell’efficacia della comunicazione. Eppure i linguaggi in Internet (chat, forum, ecc.) possono essere ben più interessanti e strutturati. Infatti, nella rete si trovano varie soluzioni espressive. Si va dal linguaggio creato dal caso, anche dalla sola facilità con cui è possibile sbagliare nel digitare i tasti in una comunicazione rapida (ad esempio istituzionalizzare l’uso della ‘p’ al posto della ‘o’), per arrivare a linguaggi con un proprio alfabeto e una grammatica di base. Quest’ultimo è il caso del poco famoso Leet speak.

L’etimologia del nome fa risalire “leet” alla parola “elite”, in inglese pronunciate quasi allo stesso modo. Un linguaggio di elite, quella degli smanettoni, nato nella cultura informatica anglosassone. Prende origine dalle modalità di scrittura adottate nelle prime chat (IRC) allo scopo di ‘criptare’ messaggi riservati. Pian piano ha preso corpo fino ad essere utilizzato per rendere non catturabile dai motori di ricerca quanto veniva messo in rete. 

Il leet speak  nasce dall’impiego di grafemi non convenzionali adottati solo per la loro somiglianza con le consuete lettere dell’alfabeto; un esempio:

|\|0\/\/ 15 7|-|3 71/\/\3

ovvero, ‘now is the time’. L’esempio mostra la soluzione più ermetica eseguibile con il leet speak che, infatti, può avere diversi livelli di codifica grafica (soft leet, hard leet). Nella versione anglosassone, inoltre, il leet speak riesce a rendersi ancor più incomprensibile perché prevede anche modifiche grammaticali alla lingua (ad esempio l’impiego della ‘z’ finale per le parole al  plurale).

Nel sito ‘e–leet speak’ si parla in maniera esauriente della storia e delle possibili applicazioni del linguaggio. Nato da un’esercitazione universitaria la sua struttura è molto semplice mentre la grafica, forse proprio per compensare la scarsità dei contenuti, è accattivante e ricercata. Costituito da poche pagine web, fornisce sintetiche ma complete informazioni sull’argomento nonché spunti per approfondimenti, il tutto contornato da un’originale cornice grafica in Ascii Art.

I link - COS’E’, STORIA, TRADUTTORE, LINK, CREDITS - si limitano a tracciare l’evoluzione di un linguaggio che è più diffuso di quanto non sia noto se negli USA la Microsoft ha dovuto creare una guida al leet speak per i genitori esasperati da un linguaggio per loro assolutamente incomprensibile e se anche Google offre da tempo una sua versione on line in leet: l33t g00g13.

Da segnalare nel sito il simpatico traduttore che traduce qualsiasi pensiero in leet speak.

 

 

Per approfondire
Leet speak su Wikipedia
Leet Google
Documento Microsoft ad uso dei genitori

 

 

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