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I nuovi media hanno sempre portato con sé nuove modalità
d’espressione, nuovi linguaggi. Basti solo pensare alla
rivoluzione linguistica innescata dalla televisione.
Tuttavia, i media dell’era digitale propongono qualcosa di più,
creando non solo linguaggi veloci, in sincronia con la
rapidità stessa dei sistemi di comunicazione, ma anche nuovi
grafemi per generarli. Il pensiero va agli sms, e alla
leggerezza con cui vengono sacrificate la grammatica e la
sintassi ufficiale in nome dell’efficacia della
comunicazione. Eppure i linguaggi in Internet (chat, forum,
ecc.) possono essere ben più interessanti e strutturati.
Infatti, nella rete si trovano varie soluzioni
espressive. Si va dal linguaggio creato dal caso, anche
dalla sola facilità con cui è possibile sbagliare nel
digitare i tasti in una comunicazione rapida (ad esempio
istituzionalizzare l’uso della ‘p’ al posto della ‘o’), per
arrivare a linguaggi con un proprio alfabeto e una
grammatica di base. Quest’ultimo è il caso del poco famoso
Leet speak.
L’etimologia del nome fa risalire “leet” alla parola “elite”, in inglese pronunciate quasi allo stesso modo. Un
linguaggio di elite, quella degli smanettoni, nato nella
cultura informatica anglosassone. Prende origine dalle
modalità di scrittura adottate nelle prime chat (IRC) allo
scopo di ‘criptare’ messaggi riservati. Pian piano ha preso
corpo fino ad essere utilizzato per rendere non catturabile
dai motori di ricerca quanto veniva
messo in rete.
Il
leet speak nasce dall’impiego di grafemi non convenzionali
adottati solo per la loro somiglianza con le consuete
lettere dell’alfabeto; un esempio:
|\|0\/\/ 15 7|-|3 71/\/\3
ovvero, ‘now is the time’.
L’esempio mostra la soluzione più ermetica eseguibile con il
leet speak che, infatti, può avere diversi livelli di codifica
grafica (soft leet, hard leet). Nella versione anglosassone,
inoltre, il leet speak riesce a rendersi ancor più
incomprensibile perché prevede anche modifiche grammaticali
alla lingua (ad esempio l’impiego della ‘z’ finale per le
parole al
plurale).
Nel sito ‘e–leet speak’ si parla in maniera esauriente della
storia e delle possibili applicazioni del linguaggio. Nato
da un’esercitazione universitaria la sua struttura è molto
semplice mentre la grafica, forse proprio per compensare la
scarsità dei contenuti, è accattivante e ricercata.
Costituito da poche pagine web, fornisce sintetiche ma
complete informazioni sull’argomento nonché spunti per
approfondimenti, il tutto contornato da un’originale cornice
grafica in Ascii Art.
I link - COS’E’, STORIA, TRADUTTORE, LINK, CREDITS - si
limitano a tracciare l’evoluzione di un linguaggio che è più
diffuso di quanto non sia noto se negli USA la Microsoft ha
dovuto creare una guida al leet speak per i genitori
esasperati da un linguaggio per loro assolutamente
incomprensibile e se anche Google offre da tempo una sua
versione on line in leet: l33t g00g13.
Da segnalare nel sito il simpatico traduttore che traduce
qualsiasi pensiero in leet speak.
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