MultiMedia  
Nuovi Media, Audiovisivi, Multimedialità,  Information Architecture     
Aut.Trib. di Roma n.124 del 25 marzo 2005
 
 
rivistarch.gif (8404 byte)

home
chi siamo
contattateci
associatevi

 
 Gli Annali articoli e saggi libri slides tesi letteratura grigia normativa formazione english version
numeri precedenti  
recensioni
MultiMedia Magazine  
 
 
 
 
 
 
 

  Recensioni >Libri

 

MultiMedia 8 gennaio 2007  n. 21
La fotografia, tra filosofia, arte, tecnica, magia, etica, rivoluzione, contraffazione …
Due saggi della Bruno Mondadori ce la raccontano
di Letizia Cortini


Vilém Flusser
Per una filosofia della fotografia
Bruno Mondadori
2006
pagg. 128
€ 11,00
Claudio Marra

L'immagine infedele.
La falsa rivoluzione della fotografia digitale

Bruno Mondadori
2006
pagg. 208
€ 14,00

“L’invenzione della fotografia è un evento storico tanto decisivo quanto l’invenzione della scrittura”, da questa folgorante constatazione Vilém Flusser parte con un flusso di riflessioni-aforismi talmente densi e illuminanti, al di là di ogni valutazione personale, la cui lettura lascia con il fiato sospeso fino alla fine.
Il piccolo volume Per una filosofia della fotografia è avvincente e non si può che “scansionarlo” pieni di meraviglia. A maggior ragione considerando che la prima edizione di questo prezioso volumetto risale al 1983. Questo è anche uno dei motivi per cui, per parafrasare ancora l’autore, si rivela un testo magico che, grazie a questa magia, fornisce delle chiavi formidabili per scardinare le porte chiuse di ogni “idolatria” o “testolatria”, per infrangere schermi e per avviare quella critica alle immagini tecniche, oggetto di studio, ormai da tempo, da un filone della storiografia contemporanea. Del resto, come afferma l’autore, “fino a quando non disporremo di una critica del genere, rimarremo, in materia di immagini tecniche, analfabeti”, e per immagini tecniche non ci si riferisce solo alla fotografia, ma anche alle immagini in movimento, alla televisione e al cinema. “Nessuno è in grado di resistere a questa forza d’attrazione delle immagini tecniche – nessuna attività artistica, scientifica o politica che non miri a esse, nessuna azione quotidiana che non voglia essere fotografata, filmata, ripresa con la videocamera. Tutto aspira infatti a restare eternamente nella memoria e a diventare ripetibile all’infinito. Oggigiorno, ogni avvenimento mira allo schermo televisivo o cinematografico o alla foto, per tradursi così in uno stato di cose, riducendosi a un rituale magico e ad un movimento ripetibile all’infinito.”. Per una critica delle nuove fonti si rivela pieno di spunti il capitolo dedicato al “gesto fotografico”, in cui l’analisi serrata delle intenzioni dei tanti gesti del fotografo (ma anche del cineasta, del regista) porta, tra l’altro, alla constatazione dell’impossibilità di fatto di controllare il processo produttivo che resta prerogativa del “programma dell’apparecchio”, anche quando il fotografo “crede di agire contro tale programma”.
Particolarmente curioso e intrigante è proprio il capitolo dedicato all’ “apparecchio fotografico”, in cui l’autore teorizza ed esplicita i nuovi rapporti di potere non solo tra fotografo e macchina, ma anche tra l’uomo funzionario e gli apparati nella politica e nella società contemporanee, nelle quali traspone e analizza il significato etimologico, confrontando i termini “apparecchio” e “apparato”.
Nell’ultimo capitolo, dedicato alla necessità di una “filosofia della fotografia”, l’autore dà delle risposte positive e ottimistiche sulla possibilità di “raggirare l’ostinazione dell’apparecchio” e su quella di “introdurre clandestinamente nel suo programma intenzioni umane che non vi erano previste”, fino a “costringere l’apparecchio a generare qualcosa di imprevisto, di improbabile …”. Ecco dunque che una filosofia della fotografia diventa fondamentale per l’autore, al fine di arrivare a quella libertà necessaria dell’atto, unica “strategia per sottomettere caso e necessità all’intenzione umana. Libertà significa giocare contro l’apparecchio”. E, come conclude Flusser, una filosofia della fotografia “è necessaria, poiché è l’unica forma di rivoluzione che sia ancora concessa”. In appendice al volume è stato inserito un “Lessico dei concetti” che, rivisitando il significato di termini quali fotografo, decifrare, codice, entropia, storia, universo, utensile, etc. secondo le chiavi filosofiche ed etiche proposte nel volume, vuole evidenziare nodi critici e stimolare riflessioni al fine di continuare a lavorare a una necessaria filosofia della fotografia.

Tale incitazione è stata in parte raccolta, non sappiamo quanto consapevolmente o intenzionalmente, dall’autore del secondo volume della Bruno Mondadori, che vi proponiamo, L’immagine infedele. La falsa rivoluzione della fotografia digitale , scritto da Claudio Marra ed edito per la prima volta nel 2006.
Come l’autore sottolinea nella Premessa, il libro, strutturato per “isole tematiche”, non è “contro il digitale ma certo è contro una particolare interpretazione del digitale”, da parte di coloro che nel sostenere a spada tratta il nuovo sistema digitale hanno e stanno conducendo una “radicale critica della fotografia analogica, a loro dire pesantemente viziata da talune tare genetiche oggi finalmente sanate dal nuovo sistema”. Con entusiasmo l’autore propone quindi un’analisi serrata tra i due diversi sistemi, non tanto per arrivare a definire la supremazia di uno rispetto all’altro, o la fine del vecchio con l’avvento del nuovo, quanto come pretesto per tornare a riflettere su una questione fondamentale per l’identità della fotografia, ovvero la “questione del referente”, alla quale è strettamente legata quella del rapporto della fotografia con la realtà, del ruolo del fotografo, della capacità del mezzo di mentire, falsificare, interpretare e quindi di diventare arte, della responsabilità etica ed estetica dell’autore.
Claudio Marra, nella Premessa e nel primo capitolo, ricostruisce dunque il dibattito storiografico e filosofico su tali questioni e sul tema/confronto tra sistema analogico e sistema digitale. Nel successivo capitolo l’attenzione si sposta sul confronto tecnico e sulla storia delle due diverse tecnologie, analogica e digitale, data la convinzione, come viene precisato dall’autore, seguace delle teorie di Marshall McLuhan, “che ciò che chiamiamo significato o messaggio derivi direttamente dalla struttura materiale del mezzo stesso”, ovvero che “il medium è il messaggio”, per cui se la fotografia, digitale in particolare, “ha un suo messaggio questo non può che derivare da una eventuale originale struttura tecnica”.
Il terzo capitolo si avventura invece nel confronto con le teorie semiotiche, o meglio nella spiegazione dei due concetti/sistemi, digitale e analogico, alternativi l’uno all’altro, anche nelle modalità di correlazione tra segni e realtà.
Il capitolo seguente è dedicato al rapporto della fotografia con l’arte e la produzione artistica, analizzato nell’ambito dei due sistemi, anche con l’ausilio di schede campione su autori/artisti/fotografi, con lo scopo di aggiungere degli spunti di riflessione sull’identità, in generale, della fotografia.
Il volume è corredato, in appendice, di altri due testi. Il primo, già precedentemente pubblicato dall’autore, è qui riproposto per l’attualità delle tematiche e delle tesi ivi affermate, che ben si legano a quelle a mano a mano delineate nel percorso tracciato nei capitoli precedenti. Curioso davvero l’ultimo testo, A che santa votarsi?, dove viene narrata la storia di santa Veronica Giuliani e di altre sante a ognuna delle quali, in periodi differenti, è stato attribuito il patronato della fotografia. A tale proposito l’autore si chiede se, con il sistema digitale, e dunque con il presunto mutato rapporto tra fotografia e realtà, non inizi una nuova procedura per individuare una santa esclusiva, patrona della fotografia digitale.


http://www.brunomondadori.com

 

 

>>top

Valid HTML 4.01!ricerca con google