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Aut.Trib. di Roma n.124 del 25 marzo 2005
 
 
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  Recensioni>Libri-Fumetti MultiMedia 15 febbraio 2007 n. 23
L’arte come riscatto: il fumetto africano 
di Chiara Cristilli

Se desiderate apprendere notizie dell’Africa leggete i fumetti, non i giornali: potrete trovarvi informazioni sugli argomenti più vari -di rado divulgati dai mezzi di comunicazione ufficiali- e, in più, le vostre riflessioni si arricchirebbero al ritmo delle narrazioni. I media occidentali limitano spesso, infatti, le possibilità di venire a conoscenza della realtà africana, attraverso la diffusione di immagini dai contenuti quasi sempre univoci, raffiguranti un continente indistintamente povero, malato e affamato, devastato da guerre che ne compromettono il futuro. In virtù di tale rappresentazione, collochiamo madri dolenti con i loro piccoli nei campi profughi, orfani denutriti nell’inferno delle bidonville; gli uomini ci appaiono feroci se armati di kalashmikov o inermi malati di AIDS. Al di là di questi prodotti politici e mediatici, le molteplici voci della società civile africana e dei suoi giovani artisti sanno forse essere più crude, nel mostrare i drammi della realtà politica e civile che esprimono. Eppure, l’Africa che emerge da tali testimonianze appare meno debole e sconfitta, rispetto alla percezione che abitualmente elaboriamo. Il fumetto africano rappresenta, in tale contesto, uno straordinario mezzo di comunicazione, che riassume la duplice esigenza di divulgare contenuti di carattere sociale, attraverso cui sensibilizzare ed educare la popolazione, proponendo una rappresentazione dignitosa dei suoi problemi. Proprio l’esordio del fumetto, a partire dal periodo della decolonizzazione, può essere considerato un simbolo di riscatto e di autonomia di espressione. Le prime storie realizzate da fumettisti africani per africani, spesso in lingua locale, sono infatti dedicate agli eroi e alle vicende della resistenza contro i regimi coloniali. Tra i primi esempi di questa nuova tendenza troviamo ‘A vitòria è certa. Manual de alfabetização’, un album a fumetti stampato in Angola nel 1968, di anonimo che, attraverso la raffigurazione della lotta per l’indipendenza dal Portogallo, aveva come ulteriore finalità quella di promuovere l’alfabetizzazione della popolazione angolana. Sempre di anticolonialismo parla il volume ‘Douala Manga Bel’, del camerunese Joz, pubblicato nel 1970 dalla rivista ‘Croissance des Jeunes Nations’, e ‘L’homme du rèfus’, di A. G. Ngom e S. D. Diop (edito a Dakar nel 1978), sulla resistenza del popolo senegalese contro la Francia, attraverso le vicende del combattente Fary Ndella Dior. Attraverso il linguaggio del fumetto, le ex colonie hanno dunque potuto affrontare argomenti sui quali non avevano potuto esprimersi liberamente, fino alla conquista dell’indipendenza. Spesso, ciò si è dimostrato utile per una riflessione e una ricostruzione storica del proprio passato, a partire dalla questione dello schiavismo. Il tema è stato affrontato, tra gli altri, dal fumettista Ratsimbazafy nell’albo ‘Nous ne voulons rien de blancs…nuos avons les nècessaire’ (1982), dedicato a un episodio di ribellione degli schiavi in Madagascar. L’utilità di tali racconti a fumetti è consistita nel coinvolgimento della popolazione civile che, attraverso una forma di comunicazione creativa ed immediata, ha potuto con maggiore consapevolezza riscattare la propria storia. La fortuna del fumetto africano dipende poi, oltre che dal favore dei suoi lettori, anche dalla disponibilità di risorse economiche e da politiche editoriali. Oggi si assiste alla fioritura di numerose riviste specializzate, come ‘Gbich!’, in Costa D’Avorio, che ha risolto il problema dei costi attraverso la produzione in proprio e l’apertura alla pubblicità; la ‘Sasa Sema’ di Nairobi, una casa editrice che ha puntato sull’innovazione tecnologica: gli albi, disponibili in inglese e swahili, sono infatti commercializzati in rete. Un’esperienza interessante è quella delle fanzine, riviste autoprodotte a basso costo, che permettono a numerosi fumettisti emergenti di pubblicare le proprie opere e di raggiungere un vasto pubblico di lettori. L’uso della lingua locale e i prezzi contenuti facilitano infatti molto l’ampia diffusione. Personalità come Eric Salla, Albert Luba, Mfumu’Eto, pubblicano le loro strisce sulle fanzine, con risultati artistici e narrativi di rilevanza.

In molti casi si sono creati dei veri e propri sodalizi tra disegnatori locali e stranieri, che agiscono all’interno di ONG, organismi internazionali e Chiese, soprattutto per la realizzazione di fumetti di carattere informativo e didattico, distribuiti gratuitamente per sensibilizzare i lettori su argomenti quali la tutela dei diritti umani, la prevenzione dall’AIDS, il rapporto tra i sessi. Alcune pubblicazioni sono inserite in progetti particolari, come quello promosso dalla casa editrice ‘Storyteller Group’, che tenta di stimolare il processo di alfabetizzazione tra i bambini, attraverso storie ad essi dedicate. Numerosi autori sono inoltre impegnati sul fronte dei diritti dell’uomo, per denunciarne la sistematica violazione in un continente che deve fare i conti con la guerra, i regimi dispotici, gli interessi economici internazionali. Il fumetto africano rivolge la propria sensibilità anche al di fuori dei propri confini geografici, guardando alla realtà dei propri emigrati e ai problemi dell’integrazione. La rivista trimestrale‘Africa e Mediterraneo’, fondata nel 1992 dall’ISCOS CISL e pubblicata dalla cooperativa Lai-momo di Bologna, intende stimolare la conoscenza in Europa della cultura e della società africana, attraverso la promozione di opere di artisti provenienti da diversi Stati africani, con un’attenzione particolare al mondo del fumetto. Tra i progetti più interessanti il premio ‘Africa Comics’ per il miglior fumetto inedito di autore africano, finanziato dall’Unione europea. L’iniziativa offre l’opportunità, per i giovani fumettisti emergenti, di esporre le proprie opere nelle principali capitali europee. Lo scorso 17 novembre ‘Africa Comics’ è sbarcato a Bruxelles, inserendosi nel particolare contesto degli ‘European Development Days’, una manifestazione promossa dalla Direzione Generale per lo Sviluppo dell’Unione europea. In questa occasione, rappresentanti della politica e della società civile europea e africana si sono incontrati per discutere di questioni quali la libertà di espressione, il ruolo della società civile, il rispetto dei diritti dell’uomo, nell’ottica di un partenariato tra Africa e Europa. Un aspetto è emerso su tutti, evidenziato dai numerosi interventi dei partecipanti ai dibattiti: la difficoltà, per l’Africa, di poter rappresentare se stessa, intraprendendo un autonomo percorso di crescita, e l’approssimazione con cui la politica occidentale guarda a un continente ricco di risorse. La questione riguarda anche la produzione di immagini, che di frequente giungono a noi prive di riferimenti ai contesti che le hanno generate. Ecco, dunque, la ricchezza e le opportunità che in tal senso offre il fumetto: attraverso l’esposizione di tematiche, sentimenti e personaggi genera conoscenza, poiché dà la possibilità di ritrovare una dimensione umana, sia essa della vita o della morte.

 

 

 

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