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“Questa non è un storia
della fotografia…semmai, è una microstoria della sua
archeologia”: così Italo Zannier introduce il suo ultimo
libro sul sogno della fotografia.
Lo storico esplora gli studi
e le osservazioni di scienziati ed alchimisti sui materiali
sensibili alla luce, sugli strumenti dell’ottica, indaga la
letteratura profetica, per mostrare come sia vivo e si
rinnovi nel corso del secoli il sogno ancestrale di
catturare, custodire e/o clonare la realtà.
L’ansia di “conservare”
l’immagine di una persona si rintraccia, spiega l’autore,
nelle fiabe e nelle leggende, dal mito di Narciso allo
specchio parlante della matrigna di Biancaneve, nel culto
medievale delle reliquie, conservate in piccole custodie
assieme ad uno specchio che sembrava assorbire le immagini
venerate; giunge fino al dagherrotipo, romanticamente
definito “specchio della memoria” e dove il volto è
congelato magicamente nell’argento mercuriato...Il tema
dell’immagine, a volte ombra, a volte simulacro, attraversa
il pensiero filosofico occidentale, (l’autore ricorda
Platone, Epicuro) si manifesta nel profetico racconto di
viaggio del medico francese Tiphaigne de La Roche, al quale
Zannier dedica un intero capitolo. In “Giphantie”,
pubblicato nel 1760, Tiphaigne descrive la
fotografia 60 anni prima delle eliografie di Nièpce, 77
prima della nascita del dagherrotipo. Nel capitolo “La
Tempeste” il protagonista, guidato in un sotterraneo nel
cuore dell’Africa da un personaggio - una sorta di sacerdote
- scopre con meraviglia che l’emozionante spettacolo di
mare in tempesta sul quale sembra aprirsi una stanza è
un’immagine illusoria, un dipinto. Ciò che sbalordisce da
sempre gli storici della fotografia è il modo in cui la
guida spiega al viaggiatore le modalità di realizzazione
del quadro: sembra parlare dei processi tecnico-scientifici
messi in atto per ottenere una fotografia.
Facciamo un salto indietro.
Il saggio di Zannier si apre con l’omaggio ad uno scienziato
italiano della fine del Seicento, Marco Antonio Cellio,
socio dell’Accademia fisico-matematica di Roma e autore di
un opuscolo - “Descrizione di un nuovo modo di trasportare
qualsiasi figura disegnata in carta, mediante i raggi
solari”[…]- che alcuni studiosi ritennero, qualche mese
dopo la presentazione a Parigi, il 7 gennaio 1839, della
meravigliosa scoperta di Daguerre battezzata il
“dagherrotipo”, prova di un primato italiano
nell’invenzione della fotografia. Ma, spiega lo storico, “lo
strumento del Celio serviva ad altro e nulla aveva a che
fare con la fotografia”… Zannier ricostruisce la storia
degli studi di scienziati ed eruditi sulle camere oscure,
partendo dall’astronomo arabo Alhaze per arrivare al
matematico Talbot, sulle macchine ottiche utilizzate nel
Settecento dai pittori (dal Cataletto al Guardi) e oggetto
di uno studio di Mastai Ferretti (il futuro papa Pio IX)
nel 1819. Un intero capitolo è poi dedicato agli inventori
ufficiali della fotografia (Nièpce, Daguerre, Talbot, Bayard)
e ai presunti ideatori: poiché “in ogni nazione ci fu chi
cercò di denunciare e rivendicare la priorità o la
contemporaneità dell’invenzione”.
L’ultima parte del saggio è
dedicato agli studi degli alchimisti sui materiali sensibili
alla luce, prima di tutto il fosforo, scoperto nel 1669 da
“un tal Brandt di Amburgo” distillando “l’urina mescolata
con argilla e calce durante un rito alchemico”. Sostanza
che, scrive l’autore, avviò precocemente gli studi secolari,
tenaci verso la foto-grafia: il processo per cui la
luce è protagonista, disegna sottraendo oscurità all’ombra.
Non a caso Abel Nièpce de Saint-Victor avrebbe fatto degli
esperimenti “fotografici” anche con il fosforo capace di
“saturarsi di luce”. A questa misteriosa sostanza
luminescente nell’oscurità dedicò i propri studi ancora il
Cellio, scrivendo un opuscolo dal titolo “Fosforo o‘ vero la
pietra bolognese per rilucere frà l’ombre” […]
Il volume è corredato da una curata rassegna di immagini che
illustrano le riproduzioni degli opuscoli citati nel
saggio, di ritratti di scienziati ed alchimisti, di disegni
di macchine ottiche, riproduzioni di xilografie, incisioni,
affreschi sui temi dell’immagine, dello specchio, della luce
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