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Il clima sviluppatosi intorno alla nuova tipologia di
televisione su protocollo IP suggerisce una serie di straordinarie
opportunità di utilizzo del nuovo mezzo quale sostenitore di una tv
fatta da e per gli utenti digitali.
La rivoluzione digitale permette di aprire le porte ad
un nuovo concetto di televisione. In tal senso, non cambiano solo le
modalità di trasmissione, ma anche la tipologia di contenuto
trasmessa. Questa è la grande novità della IP-Tv.
L’espressione che concretizza e concettualizza tale
nuova prospettiva televisiva viene coniata da Chris Anderson (Editor-in-Chief del Wired Magazine) in un articolo apparso su Wired
nell’ottobre del 2004, per descrivere un nuovo tipo di mercato
sviluppatosi in parallelo al mercato di massa tradizionale, ovvero
la Long tail.
Lo stesso Anderson, in un intervento
del 17 Gennaio 2005, definisce questa possibile applicazione della
long tail nel mercato televisivo come «content that is not avaible
through traditional distribution channels but could nevertheless
find an audience».
La prima caratteristica, quella strettamente necessaria,
che i prodotti devono avere è il far parte di un mercato di
nicchia. Alcuni potrebbero anche non far parte dei contenuti di
nicchia quando sono stati trasmessi ma, col tempo, lo sono
diventati. Altri tipi di contenuti non possono essere trasmessi
perché facenti parte di categorie definite poco allettanti per il
grande pubblico.
Quello che invece accade con l’avvento del mercato
digitale, il mercato dell’abbondanza, è il moltiplicarsi delle
possibilità di scelta, non solo contenuti di grande richiamo, film
e trasmissioni di sicuro successo, ma anche prodotti amatoriali,
animazioni personalizzate, video locali e amatoriali, tutto
attraverso il vecchio/nuovo televisore.
Si potrà scegliere, in tal modo, tra una infinita
varietà di opzioni che porteranno gli spettatori a non allontanarsi
dalla televisione per indirizzarsi su altri media e, anzi, a
sfruttarne le potenzialità produttive, allora si parlerà sempre più
di integrazione e di convivenza convergente tra i vari mezzi di
intrattenimento e non di lotta, di serena tolleranza e di fruttuosa
connivenza.
Come sostiene Thomas Hawk:
If
today I watch CSI Miami, but on my weekends go out hang gliding and
am a huge hangliding fan, when the California hang gliding
championships end up being broadcast through a microcontent platform
I will end up watching that instead of CSI.
If
today I watch some network television but even more than my network
television I love reading author Hunter S. Thompson, and my
microcontent platform brings me a talk by Hunter S. Thompson from
the University of Wyoming I will end up watching that instead of
CSI.
If
I am 16 and my favorite band is not what hits the charts but rather
the latest skate punk music thing, then the custom skate punk music
shows that can easily be created and delivered to my microcontent
platform will be much more interesting to me than American Idol.
Ecco,
dunque, come è possibile sintetizzare i contenuti sfruttabili sul
nuovo mercato televisivo digitale.
1.
Programmi televisivi realizzati lontano dall’area di
trasmissione
à
Canali che il proprio Cable provider
(soprattutto nel mercato americano) non supporta
à
Tv straniere
à
Sport ed eventi locali
2.
Vecchi show televisivi
à
Tv dagli archivi, dai più antichi programmi ai
recenti
à
Show contemporanei che ci si è
dimenticati di registrare o si è pesi
3.
Video di ogni sorta realizzati ma non trasmessi
à
indipendenti (soprattutto film)
à
Commerciali (che vengono
trasmessi ma non registrati e rintracciabili)
à
Amatoriali, incluse i video-news
à
Commerciali/aziendali diretti a
specifici target d’utenza
4.
Video che si sarebbe dovuto o potuto realizzare se
solo ci fosse stata una audience adatta (anche lo stesso Steve
Rosenbaum ha trattato lo stesso argomento nel suo blog).
à
Video politici locali, Skateboarder che riprendono e
distribuiscono le loro prodezze e cadute, qualsiasi video di
testimoni, porno amatoriale, videogame ed altro ancora
à
Video simili al JibJab Media, (il primo esperimento di
broadcast d’animazione trasmesso direttamente sul web. Il progetto
viene realizzato e lanciato nel 1999 dai fratelli Gregg, due
studenti della MBA Wharton School of Business, e da Evan Spiridellis,
un animatore indipendente, direttamente da un garage di Brooklyn.
Dal primo show interamente animato, “This land”, la
fortuna dei fratelli Gregg e di Spirindellis è stata sempre in
crescendo, portando addirittura la Nasa a chiedere il permesso per
trasmettere lo show anche sulla stazione spaziale internazionale.
Per ulteriori informazioni si veda www.jibjab.com)
un tipo di video che sta moltiplicandosi nell’industria del cinema
digitale, cercando di lasciare una traccia indelebile nel nascente
mondo del cortometraggio
Un
infinito numero di reality show.
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