La
vera rivoluzione provocata dall’avvento del digitale e
delle possibilità connesse alle nuove reti di
trasmissione è l’incontro tra mezzi di comunicazione
differenti, settori fino a poco tempo fa lontani da una
qualche forma di interazione: editoria, televisione,
informatica, telefonia e telecomunicazione.
La compressione numerica permette di “mixare” «media
differenti che prima, nel mondo analogico, non potevano
essere mescolati» (E. Assante). Rendendo possibile, di
conseguenza, la cosiddetta multimedialità.
I confini tra i vari settori, nati autonomi e integri
nelle loro definizioni, finiscono per assottigliarsi
producendo come risultato un ibrido, la cui forma e
caratteristica non è la somma delle diverse parti ma una
realtà nuova e indipendente. La convergenza ha
come suo ultimo prodotto i sistemi 3G, detti anche
sistemi NGN (Next Generation Network), dentro i
quali sono suggerite le linee guide della comunicazione.
Questi nuovi sistemi garantiscono servizi grazie ai
quali, quella che oggi viene definita “chiamata” include
voce, ma anche video, dati, trasmissioni TV ed altri
funzioni multimediali. Nuovi servizi di
personalizzazione rendono ubiqua la comunicazione
televisiva.
Le previsioni fatte per il 2005, secondo cui differenti
tipi di comunicazione avrebbero iniziato a congiungersi,
creando un nuovo medium che avrebbe sostituito passo
passo tutti gli altri, sono state realizzate con largo
anticipo nei primi mesi del 2004, quando sono stati
messi sul mercato i primi telefonini con tecnologia
UMTS (Universal Mobile Telecommunications System), e
soprattutto quando è arrivato l’accordo tra le aziende
del settore delle telecomunicazioni e di quello
televisivo. « Nello scenario prospettato, che gli
addetti ai lavori definiscono di “convergenza e
multimedialità”, il terminale d’utente non sarà più un
televisore o un computer, ma un apparato capace di
ricevere i servizi utilizzando il sistema tecnologico
più adatto». È il settore audiovisivo, quindi, che trae
dal processo di convergenza innumerevoli vantaggi:
aumento della capacità di trasmissione, l'efficienza
delle reti, la quantità e la qualità delle trasmissioni
prodotte. Nel futuro immediato, queste soluzioni
arricchiranno le funzioni della televisione,
valorizzando la relazione tra lo spettatore e il
televisore, realizzando una zona di sovrapposizione che
rende possibile la combinazione dei servizi del
televisore con l'accesso a Internet. Le abitazioni non
sono solo piene di televisori e radio, ma anche
arricchite di telefoni cellulari, videotelefoni
domestici, computer e videoregistratori, lettori dvd,
impianti 3d surround, senza dimenticare la attivazione
in aumento di impianti per la Tv satellitare, pay-tv, di
station per i videogame e di collegamenti a Internet a
banda larga (che sta velocemente soppiantando il vecchio
modem a 56kb), che insieme contribuiscono a delineare le
case degli italiani come dei «complessi terminali
multimediali».
Il consolidarsi del processo di convergenza, a ben
vedere, è stato determinato da una serie di presupposti
(o condizioni) che hanno caratterizzato
contemporaneamente la rivoluzione digitale. Possiamo
dire, allora, come questi fenomeni siano l’uno il
presupposto dell’altro e come l’esistenza del primo
determini, e in qualche caso influenzi, l’evoluzione del
secondo e viceversa. Vediamo brevemente alcuni:
- Condizioni infrastrutturali, le tecnologie
di trasmissione di dati attraverso la banda larga, al
fronte di un costo per il servizio relativamente
abbordabile per l’utente.
- Sistemi di ricezione adatti ai nuovi servizi
garantiti dalle aziende, nuovi decodificatori del
segnale digitale trasmesso dai network (set-top box,
terminali WAP, UMTS…).
- Competizione nel mercato della comunicazione,
tale da ridurre i prezzi per i servizi tradizionali e
per le nuove iniziative.
- Sviluppo di una TV digitale, che permetta
l’introduzione di tutta una serie di nuovi canali, che
favoriscano la tematicizzazione e personalizzazione
dell’offerta.
- Sviluppo qualitativo dell’offerta, attraverso la
produzione di nuovi contenuti, atti a mantenere viva la
competizione tra le singole aziende.
Tra le conseguenze più evidenti, il processo di
convergenza, porta con sé una sempre più costante
ibridazione con la rete e i servizi interattivi che
questa fornisce. I prodotti digitali saranno
accompagnati sempre più da servizi interattivi, non solo
attraverso i servizi web, o altri terminali interattivi
come il telefono cellulare, ma anche il televisore che
si presenta sempre più come interfaccia multimediale e
multifunzionale, e non più solo apparecchio di ricezione
passiva del prodotto.
Uno stesso contenuto, allora, potrà essere veicolato
attraverso canali differenti e visualizzato con
opportune modifiche per il terminale ricevente.
«L’industria emergente della convergenza (computing,
comunicazioni e contenuti) e la trasformazione dei
mercati corrispondenti sta spingendo le imprese a
ripensare se stesse e la propria missione. Oggi questi
settori condividono il medesimo linguaggio di codifica,
un linguaggio fatto di bit. Ma le trasformazioni
maggiori nel processo di digitalizzazione della
comunicazione si registrano nella televisione, veri
salti generazionali che si manifestano sia nel segmento
della tecnologia che del consumo. La tecnologia digitale
consentirà allo spettatore-utente-consumatore di
scegliere la propria dieta mediatica attraverso la
ricerca e l’accesso a database multimediali di
informazioni, contenuti programmi e servizi. Nel nuovo
mondo digitale cambia il modello di business del
broadcasting che tende a sovrapporsi a quello
dell’editoria, la posizione e la funzione del pubblico
(da passiva ad attiva e da semplici consumatori a
produttori di informazioni) e la localizzazione della
ricezione che si estende ad ogni luogo» come afferma
Enrico Manca. « Praticare la convergenza significa
spingere sulla creatività a 360°, in questa fase è
ancora incerto se a spuntarla sarà la ITV o il
personal computer, quel che più conta è tracciare nuove
strade per creare le categorie di fruizione del futuro.
Davanti all’omologazione della Tv generalista occorre
saper proporre contenuti nuovi puntando sulla qualità e
sull’originalità » come sostiene Gianluca Nicoletti.
La convergenza, dunque, diventa uno strumento assai
utile nel mercato della comunicazione multimediale
interattiva, offrendo straordinarie possibilità creative
a fronte di una richiesta di tecnologia adeguata. A ciò
deve affiancarsi una parallela crescita del pubblico cui
questa tecnologia convergente si rivolge, evitando di
affollare il mercato di strumenti tanto affascinanti
quanto inutili.