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MultiMedia 15 settembre 2006 n. 15 

Addio cara Tv analogica, la tv digitale si fa sempre più vicina

di Romina Toscano

Era il 1980 quando si sentì per la prima volta parlare di televisione interattiva, della eventualità di poter utilizzare il televisore, ossia l’apparecchio simbolo della passività per definizione, per ottenere dagli utenti un segnale di ritorno, che poteva indifferentemente riprodurre un'opinione sul soddisfacimento del programma trasmesso, oppure essere rivelazione della decisione di acquisto di un prodotto specifico.

Abbondanti furono gli esperimenti, milioni di dollari investiti dai giganti dell'Ict ma carenti i risultati, questa l’unica conseguenza di quei primi fervori.
Ed eccoci, allora, arrivati al risultato della convergenza e della rivoluzione digitale, le cui speranze e timori sono legate all’effettivo successo del mezzo e alla percentuale di penetrazione territoriale che deve raggiungere, avvicinandoci alla data fatidica per lo switch off (stabilito prima nel 2006 poi saggiamente posticipato al 2012 in conformità con gli altri paesi europei) per dimostrare l’effettivo vantaggio apportato dal passaggio forzato al digitale rispetto alla tradizionale trasmissione analogica.
Dopo anni di attesa, quindi, la TV digitale diventa una realtà. «La televisione digitale costituisce» secondo Solmavico «un passaggio fondamentale nello sviluppo delle nuove tecnologie di trasmissione in quanto rappresenta la tappa principale del processo di transizione da sistemi rigidi di radiodiffusione, con segnali radiotelevisivi analogici, a sistemi flessibili di radiodiffusione con segnali e servizi radiotelevisivi e multimediali digitali, anche interattivi». L’avvento del digitale, secondo l'Autorità garante per le comunicazioni, «costituisce la più importante innovazione tecnologica nella storia della televisione: ancor più del colore, della diffusione via satellite o del telecomando, la tecnologia digitale appare in grado di modificare i modi di consumo, i modelli economici e quindi, in definitiva, l'assetto sistematico della televisione».
Bisogna evidenziare, a tal proposito, il lavoro svolto dal Digital Video Broadcasting (DVB), il consorzio europeo nato nel 1993 al fine di stabilire uno standard comune di trasmissione del segnale, in modo da «bissare il successo conosciuto in Europa dalla telefonia cellulare con il GSM» secondo Montrucchio, e completare il processo di standardizzazione aperta con la riorganizzazione della logica di produzione. Durante gli anni Novanta il consorzio, che riunisce la maggioranza delle aziende ed operatori del settore televisivo in Europa, è riuscito ad ottenere alcuni risultati decisivi per la diffusione del digitale televisivo europeo, arrivando rapidamente a scegliere uno standard di compressione (o codifica) digitale del segnale, l’MPEG2. Questa, insieme ad altre due decisioni (definizione del sistema di trasporto del segnale numerico e del servizio da garantire, i bouquets), hanno giocato un ruolo fondamentale per assicurare l’interoperabilità di tutti i terminali di ricezione. Come si è detto in precedenza, una delle più interessanti opportunità garantite dalla trasmissione del segnale televisivo numerico è la moltiplicazione dei canali a disposizione. Questa, unito ai processi di convergenza in atto tra diversi settori della comunicazione, fino a poco tempo fa distinti, implica una più puntuale e precisa attenzione verso l’offerta dei contenuti trasmessi, e determina una situazione di continua concorrenza tra le diverse aziende e di leggera instabilità dovuta proprio a tale situazione concorrenziale. Il risultato di questo difficile equilibrio non potrebbe essere più positivo, dato che determina una continua ricerca di attrattività per l’utente e provoca come sostiene Pani, Coordinatore New Media & Tv-lab, I-LAB centro di ricerca sull’economia digitale, «una revisione dei comportamenti competitivi adottati dagli operatori media»
Ciò comporta alcuni cambiamenti. Innanzitutto, un approccio al mercato decisamente differente rispetto al mercato concorrenziale in epoca analogica. Si abbandona l’offerta generalista, basata sul tentativo di arrivare al più ampio numero possibile di «telespettatori-merce» (mass market), preferendo un tipo di audience decisamente specifica (customization), tale da giungere ad offerte altamente specializzate e personalizzate. Inoltre, ciò a cui punta la TV digitale è rivoluzionare il rapporto con l’utente, in favore di un maggiore coinvolgimento dello stesso sia attraverso una fruizione attiva e razionalizzata dei programmi televisivi che nella creazione di un palinsesto personale, scelto secondo i propri interessi e le proprie esigenze. Come nel prossimo futuro, il passaggio dalla Tv tradizionale di flusso a quella digitale interattiva rappresenta un cambiamento epocale, sia nel modo di pensare che nel fruire la televisione, non più un’offerta indifferenziata e passiva ma personale e attiva. Ancora una volta saranno le nuove generazioni, cresciute in compagnia dei nuovi sistemi di comunicazione, a giocare il ruolo di interlocutore privilegiato per i grandi attori della telecomunicazione.
Già adesso si stanno individuando nuovi linguaggi e nuove e più affascinanti modalità espressive che mantengano inalterato e anzi accrescano il bacino di utenza dei nuovi terminali comunicativi. La convergenza darà ampie possibilità di scelta e combinazione di contenuti. La battaglia che la Tv deve giocare con i nuovi operatori delle telecomunicazione sarà a colpi di click. Chi riuscirà a trovare una soluzione adeguatamente vantaggiosa sia per gli operatori che per gli utenti uscirà vincitore.
 

 

 

 

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