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La guerra si gioca sui contenuti, c’è
poco da fare, ‘la vera lotta sarà su cosa immettere in rete
per attrarre il pubblico, avrà la meglio chi sarà dotato del
miglior serbatoio di contenuti’ vaticinava dieci anni fa
Negroponte. Ma che significa avere contenuti e che tipo di
contenuti ‘funzioneranno’ sul nuovo media? Certo è che
finora si è potuto verificare che non basta riposizionare
video ‘vecchia maniera’ (basti pensare al flop,
rispetto alle aspettative, dei contenuti televisivi trasmessi
sui cellulari),
perché il nuovo media ha un suo linguaggio e un suo spazio
visivo. Si tratta di ripensare i modelli
comunicativi e produrre o riprodurre contenuti ad
hoc per la specificità del nuovo mezzo.
Il web prolifera
di esperimenti, tra gli ultimi il serial-internet ‘Zona
Critica’, ogni lunedì su www.filmfilm.it,
dieci puntate, due minuti l’una in cui due critici
cinematografici sparano a zero sul loro lavoro non sapendo di
essere ripresi. La tecnica è quella che da Camera Cafè ai
video amatoriali on line sta definendo alcune regole
del nuovo linguaggio: camera fissa, unica inquadratura davanti
alla quale si svolge il racconto, brevità e sintesi.
D’altra parte c’è chi, come Viacom, per difendersi
dal fagocitante Youtube, ha appena sottoscritto un accordo con
Joost, piattaforma di distribuzione peer to peer di
contenuti video on line, che garantisce la protezione
del copyright. L’accordo è finalizzato a distribuire on
line i programmi di MTV Networks,
BET Networks e della Paramount Pictures.
Siamo
di nuovo di fronte a un caso di diffusione di ‘vecchi
contenuti’ su una piattaforma diversa da quella televisiva.
Secondo Joost la possibilità di scegliere quando e dove
guardare i video ha generato un nuovo modo di consumo ‘televisivo’.
E questo è sicuramente vero, l’interattività sta cambiando
tempi e modi di fruizione dei contenuti, ma sta anche
modificando i parametri narrativi ed estetici degli utenti,
sta generando una nuova lingua dove risulta limitativo pensare
a una rivoluzione basata sul fatto di poter fruire on
demand o in podcast
un ‘normale’ contenuto tv. La sfida si gioca
sull’integrazione e la separazione tra vecchi e nuovi
contenuti, tra contenuti multipiattaforma e altri prodotti
esclusivamente per il nuovo mezzo. S
u questo i content
provider giocheranno la sfida di un futuro ormai già
presente.
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