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Il
termine television è ideato dallo scrittore americano Gernsback che, nel 1909,
pubblica un romanzo di fantascienza dal titolo “Ralph 124C41”, un saggio di
previsione tecnologica tuttora difficilmente superata, nel quale sono annunciate
una serie di invenzioni poi effettivamente realizzate: la pubblicità volante,
la radiodiffusione, la trasmissione di immagini (telefoto),
la televisione e la telefonia video, la registrazione su nastro (magnetica), il
juke-box.
Nove
anni più tardi, nel 1918, avviene la prima trasmissione di immagini per via
radiotelegrafica attraverso il tubo elettronico, per opera di Dieckmann.
Sono gli anni Venti del Novecento e le sperimentazioni di trasmissioni si
sviluppano da un capo all’altro della Terra. E’ il 1924 quando Karolus
realizza, presso i laboratori della Telefunken di Berlino, il primo dispositivo
televisivo con il quale verranno realizzate trasmissioni fra la stessa Berlino e
Lipsia e poi ancora tra Roma e Rio de Janeiro.
Il
primo apparecchio completamente elettronico verrà realizzato, però, solo nel
1939 presso la Radio Corporation of America negli USA. Negli stessi anni, sempre
negli USA, avvengono le prime trasmissioni a colori, ad opera della Columbia
Broadcasting Corporation (CBC) Ciò dimostra come la televisione sarebbe potuta
diventare un medium domestico già parecchi anni prima della sua effettiva
diffusione, se non fosse intervenuto un evento eccezionale che ne determinò il
rallentamento: la Seconda guerra mondiale.
Per tutta la sua durata, infatti, ogni sperimentazione è congelata, per
ripartire con maggiore forza al termine del conflitto. Nel 1951 viene realizzata
la prima trasmissione televisiva coast to coast della storia.
Naturalmente
i primi apparecchi televisivi sono dotati di schermi dalle dimensioni piuttosto
ridotte e hanno un costo elevato (circa 300 dollari); ciò comporta una limitata
diffusione tra i ceti più abbienti e l’assenza quasi totale tra i ceti medi.
Gli anni successivi vedono, però, una diminuzione del prezzo dell’apparecchio
e un contemporaneo miglioramento della qualità della visione nonché
dell’affidabilità tecnica. Per tutti gli anni Cinquanta le trasmissioni
avvengono in diretta: nella seconda metà degli stessi anni avviene una
invenzione che cambia radicalmente il concetto stesso di televisione,
consentendo non solo trasmissioni in diretta ma anche in differita e ,
soprattutto, la possibilità di conservare i programmi e le emissioni.
Negli
anni ’60 e ’70, mentre gli Usa raggiungono circa i 55 milioni di apparecchi
televisivi e le trasmissioni cominciano ad essere trasmesse a colori con una
certa continuità, negli stati europei vengono installati le prime reti
televisive: la diffusione del televisore cessa di essere una caratteristica
prettamente statunitense. I numeri possono chiarire questa differenza: quasi il
99% delle famiglie americane possiede un apparecchio all’inizio degli anni
’70, al contrario dei paesi europei con un apparecchio ogni 4,4 abitanti.
Proprio
in questi anni, la televisione ha una crescita tecnologica repentina, dovuta
soprattutto all’invenzione e all’utilizzo dei transistor e dei circuiti
integrati che, oltre ad essere un ulteriore passo avanti nel processo di
miniaturizzazione degli apparecchi, eliminerà una serie di operazioni di
saldatura e cablaggio, diminuendo drasticamente i costi di produzione. Nello
stesso periodo, si diffonde negli Stati uniti e nel Nord Europa un sistema di
trasmissione via cavo, che sfrutta cavi in fibra ottica o telefonici per ovviare
al problema della cattiva ricezione del segnale via etere. «La trasmissione via
cavo, molto simile a quella via etere, offre una maggiore possibilità di
scelta. Pagando un canone mensile si riceve un servizio basic, comprendente i
network trasmessi via etere più alcuni canali particolari che trasmettono
condizioni e previsioni del tempo, sport, programmi religiosi, notizie,
informazioni sui servizi pubblici […]. Pagando una quota addizionale si
possono aggiungere canali di film o altri servizi particolari».
Parallelamente
alla diffusione delle trasmissioni via cavo, si hanno le prime esperienze di
trasmissione satellitare, realizzate mediante i satelliti delle aziende di
telecomunicazione. Il costo alto della parabola e le dimensioni piuttosto
ingombranti della stessa hanno rappresentato un ostacolo alla sua diffusione,
limitandone l’uso alla sola comunicazione tra gli operatori e i network o
stazioni affiliate. Più tardi, lo sviluppo tecnologico ha portato dentro
l’ambito domestico la ricezione satellitare, con una percentuale di diffusione
simile sia in Europa che oltreoceano.
Gli
anni Ottanta vedono il lancio dei primi servizi a pagamento: nasce la Hbo, la
prima pay-tv della storia americana, in grado di offrire servizi specializzati e
diretti ad uno specifico target di pubblico. Da questo punto in poi, il ruolo
del televisore cessa di essere quello di “scatola delle meraviglie” per
ricoprire quello di centralina multifunzionale alla quale è possibile collegare
diverse periferiche, dall’ormai vecchio videoregistratore al più recente
lettore dvd, fino ad arrivare all’integrazione col Personal Computer.
La
sperimentazione comunque non si arresta e procede, col nuovo millennio, verso il
miglioramento dell’esperienza televisiva, legato soprattutto all’abbandono
della trasmissione analogica in favore del digitale e delle opportunità ad esso
connesse.
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