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Aut.Trib. di Roma n.124 del 25 marzo 2005
  
 
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MultiMedia 1 febbraio 2008 n. 36
 
P2P il grande accusato
di Giovanna Fiorucci



La battaglia per l’utilizzo di programmi di files sharing infiamma e divide il mondo digitale.
Gli ingredienti ci sono tutti: grossi interessi economici da parte dei vari detentori dello sfruttamento dei diritti, volontà di tutelarsi delle compagnie telefoniche tramite i filtri P2P, utenti contrari ad ogni forma di limitazione dell’utilizzo della rete in nome della Net neutrality, legislatori alle prese con il grande tema della difesa dei dati personali degli utenti.

Diverse le posizioni dei paesi occidentali nei confronti del P2P. È nota la tolleranza zero negli Stati Uniti, dove gli ISP utilizzano filtri al P2P e dove è in atto un giro di vite sul fronte della lotta alla pirateria con l’utilizzo di tecniche di identificazione digitale a livello di rete.
In Francia il Presidente Nicolas Sarkozy ha definito il peer to peer il nuovo Far West digitale e ha dato il via alla lotta alla pirateria con la collaborazione tra i produttori di contenuti e i provider tramite il discusso utilizzo dei filtri applicati dagli ISP.
La proposta è piaciuta in Italia all’Aiip, l'Associazione Italiana Internet Provider che ha visto nel patto antipirateria alla francese un ruolo di ponte per i provider tra utenti e detentori dei diritti. Infatti il ruolo degli ISP prevedrebbe l’invio di messaggi di allerta dissuasivi spediti agli utenti che scaricano file coperti da copyright illegalmente.

Ma in Italia il panorama è controverso. È di luglio la sentenza del tribunale di Roma che ha respinto i ricorsi della casa discografica Peppermint contro Telecom e Wind per ottenere i nomi degli utenti, accusati di file sharing illegale. Ed è di fine gennaio la richiesta di archiviazione per un provvedimento contro ignoti a sostegno della “complicità” di alcuni siti italiani di informazione sul peer to peer: www.beashare.com, www.emuleitalia.net, www.bittorrent.com; la sentenza del Gip di Roma scagiona i siti italiani che fornirebbero solo informazioni sull’utilizzo del peer to peer non commettendo quindi reato.
Va detto però che la legge Urbani considera reato scaricare file coperti da copyright, reato civile ma anche penale.

L’ultimo episodio giuridico rilevante sull'argomento è di questi giorni e vede protagonista l’Unione Europea.
La Corte europea di Giustizia si è espressa a favore della riservatezza sui nominativi di chi effettua il file sharing, osservando che gli stati membri possono decidere di non divulgare dati personali, anche in presenza di un dibattimento civile. La tutela del copyright non può quindi essere anteposta alla protezione dei dati personali. Contestualmente però la sentenza prevede che i singoli paesi Ue possano mettere a punto normative più rigide per regolare il fenomeno della pirateria online e per ottenere i nomi relativi agli IP che svolgono tale attività.
Sembrerebbe quindi che la UE voglia sì sottolineare il valore inviolabile del diritto alla tutela della privacy, ma che in mancanza di una legislazione ad hoc rimandi la soluzione del problema alle volontà politiche e giuridiche dei singoli stati. Una presa di posizione alla Ponzio Pilato che, come giustamente osserva il Punto informatico, apre la via ad eventuali soluzioni nazionali restrittive di quel diritto difeso in linea di principio.

Personalmente sono contraria alla discriminazione dei contenuti/servizi di qualunque utente e dell’utilizzo che si possa e si voglia fare del P2P o di qualunque altra applicazione Internet. ll problema non è il mezzo, ma l’uso che ne viene fatto.

La soluzione al problema dell’utilizzo illegale dei contenuti coperti da Copyright non è nel filtrare, controllare e mappare gli utenti della rete, che necessariamente deve rimanere una realtà libera, neutrale e pluralista, ma lavorare sul potenziamento e sviluppo dei principi di libero scambio.





Approfondimenti

articolo Punto Informatico

Sentenza Corte Europea di Giustizia pdf

P2P dati 2007

 

 

 

 

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